La mia posizione sul rigassificatore

[testo del mio intervento al dibattito sul rigassificatore]

Condensare in pochi minuti le ragioni di un dibattito che si protrae da mesi è impresa assai ardua. Mi limiterò, dunque, ad alcune riflessioni che possano spiegare le mie ragioni e confutare alcune delle argomentazioni dei contrari all’impianto di rigassificazione previsto a Porto Empedocle.

Del gas metano l’Italia ha bisogno. Il 60% dell’energia elettrica del nostro Paese viene prodotta dal gas naturale. E’ indispensabile investire sulle rinnovabili, ma è una illusione pensare che l’approvvigionamento energetico di una potenza industriale possa essere demandato esclusivamente alle fonti rinnovabili. Nell’impossibilità di produrre energia da altre fonti, la necessità di reperire ingenti quantità di combustibile è ineludibile.

Gasdotti e rigassificatori sono perciò infrastrutture che devono essere realizzate. Nonostante sia lampante questa necessità è diffusa la Sindrome NIMBY, per la quale i cittadini, pur riconoscendo la necessità di avere alcune tipologie di impianti, non sono disposti ad averle nel proprio territorio.

Le obiezioni maggiori all’installazione dell’impianto sembrano essere legate a motivi di sicurezza. Scenari apocalittici vengono evocati per giustificare una contrarietà che, altrimenti, sarebbe difficile da sostenere. Malattie, incidenti devastanti, catastrofi ambientali sono l’arma emotiva spesso utilizzata dai contrari. La realtà è decisamente diversa.

Nel mondo decine di impianti di rigassificazione funzionano a pieno regime, riuscendo a coprire parte del fabbisogno energetico dei Paesi – spesso menzionati tra quelli con grande capacità di innovazione e quindi da invidiare, come la Spagna – che hanno deciso di investire in questa tecnologia che cinquanta anni di utilizzo rendono sicura. Una sottolineatura è doverosa. Per sicurezza non si intende la totale assenza di pericoli. Neanche camminare per strada presuppone garanzie tanto forti. La sicurezza è la capacità di prevenire – o rispondere adeguatamente e tempestivamente – quelle situazioni di pericolo che potrebbero verificarsi.

Il fatto che l’impianto di rigassificazione sia sottoposto alla direttiva Seveso è quindi la garanzia che, prima di mettere l’impianto in esercizio, siano state prese tutte le precauzioni, nel limite del possibile e del prevedibile, per rispondere adeguatamente a delle circostanze di pericolo. E’ tanto vero questo, che la direttiva Seveso non decide che gli impianti non debbano essere costruiti, ma che si debbano costruire a determinate condizioni.

Ancora una considerazione sulla sicurezza, per passare poi ai benefici per il territorio.

La città di Roma ha un imponente parco autobus, che serve al trasporto pubblico dei cittadini e dei numerosi turisti che visitano la capitale. Anche per la pressione di gruppi attenti alle tematiche ambientali, il parco autobus, da qualche anno, viene integrato con mezzi a metano, chiaramente identificabili per le vie della città. C’è qualcuno disposto a sostenere che la città, con il patrimonio storico artistico unico al mondo, stia subendo un processo di militarizzazione a causa delle “bombe-autobus a metano” che circolano per la città? Spero proprio di no. Naturalmente per garantire la sicurezza dei passeggeri vengono prese alcune precauzioni, come la collocazione del serbatoio sul tetto del mezzo per evitare fughe di combustibile in caso di incidente con un altro mezzo. Al crescere della quantità di gas e della complessità dei processi di trasformazione è naturale che crescano le attenzioni e che le norme di sicurezza si facciano più dettagliate, fino alla direttiva Seveso che permette di mandare a regime un impianto solo in presenza di numerose misure di sicurezza.

Il progetto dell’area portuale di Porto Empedocle è del 1969. Dopo oltre quaranta anni non è ancora stato completato. Oggi abbiamo una società disposta a completare il porto, secondo quanto già previsto dal Piano Regolatore Portuale del 1969, rendendo finalmente funzionante un’infrastruttura che, se ben amministrata, potrebbe essere il catalizzatore dell’economia locale. Non si tratta di promesse o di fantascienza, ma di vedere finalmente concretizzata un’opera che ha già segnato il destino della città di Porto Empedocle. Città che, anche nel nome, richiama la tensione al mare e al commercio, all’accoglienza e allo scambio di merci. Avere un porto capace di accogliere grandi navi, merci e passeggeri, è un’opportunità che non può essere ancora rinviata. Se, infine, da operatori politici, dobbiamo avere a cuore anche un progetto nazionale ed europeo, è chiaro che, la disponibilità di una grande porto affacciato sul Mediterraneo e l’integrazione con i corridoi europei di trasporto ferroviario offra concreti scenari di sviluppo.

In teoria potrebbe essere sufficiente la disponibilità di una tale opera portuale per accogliere con favore l’impianto di rigassificazione. In pratica i vantaggi potrebbero essere ulteriori: sconti sul prezzo del gas per consumo domestico, affitto dell’area industriale, benefici all’erario comunale per ogni mc di gas prodotto. In realtà, a differenza dei gasdotti, gli impianti di rigassificazione permettono di lasciare sul territorio risorse economiche.

Valle dei Templi. Tanti dei contrari si appellano al fatto che il rigassificatore verrebbe costruito “pochi chilometri oltre il confine del Parco”. È certamente un’affermazione vera, sicuramente “ad effetto” per chi l’ascolta distrattamente, ma che in se contiene anche la sua totale inconsistenza. Le bellezze di Agrigento hanno un duplice vincolo: archeologico e paesaggistico. La tutela del paesaggio, richiamata persino dall’art. 9 della Costituzione, è estesa per un’area molto maggiore a quella squisitamente archeologica, permettendo di conservare incontaminato un territorio che nonostante alcuni casi di abusivismo edilizio, si presenta splendidamente conservato. Il vincolo però non si estende indefinitamente. L’area di competenza del Parco ha dei confini che garantiscono un doppio diritto. All’interno dei confini il diritto dei cittadini di usufruire del patrimonio archeologico-paesaggistico, all’esterno degli stessi confini il diritto dei cittadini di organizzare, a norma di legge, le proprie attività lavorative. Analoghe considerazioni valgono per le argomentazioni che richiamano la presenza della casa natale di Luigi Pirandello.

Solo un’ultima considerazione circa la possibilità, non l’obbligo, di indire un referendum consultivo, quindi assolutamente non vincolante, sulla questione del rigassificatore.

Nel corso di un incontro al Colfiorito, nel decennale del terremoto, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano tenne un discorso, a mio modo di vedere, molto illuminante.

Infine, vorrei dire che questa esperienza ci ha anche fatto intendere meglio – e in questo momento è importante sottolinearlo – quale forza possono avere le istituzioni rappresentative, le istituzioni democratiche: quale ruolo insostituibile spetti loro e quale forza possano avere quando sanno essere a fianco delle popolazioni, dei cittadini, e quando tra esse e i cittadini si realizza una sintonia, un impegno congiunto.

Quell’impegno congiunto è stato la chiave decisiva del successo in questi lunghi 10 anni. Penso che i risultati ottenuti, che sono stati straordinari – dobbiamo dirlo anche senza ignorarne, naturalmente, la fatica e le ombre – sono stati ottenuti anche attraverso una dialettica vivace, attraverso un confronto tra opinioni diverse, soprattutto in seno alle assemblee elettive. Sono risultati che, mi auguro, siano sentiti da tutti come motivo di vanto, come motivo di orgoglio.

Il ricorso allo strumento referendario, nella situazione attuale nella quale monta cresce una certa diffidenza verso le istituzioni, viene incoraggiato per risolvere i problemi suscitati dall’ondata di antipolitica e per rendere, apparentemente, più attenti gli amministratori alla volontà dei cittadini. Se la diagnosi della situazione di disaffezione dei cittadini alla vita politica è giusta, credo che il ricorso allo strumento referendario non risolva nulla, ma anzi renda “meno utili” nell’opinione pubblica, gli oneri per il mantenimento della classe politica. La buona politica è quella che decide, assumendosi la responsabilità e l’impopolarità di alcune scelte. Probabilmente il superamento della decisione referendaria su nucleare – dettata esclusivamente da considerazioni emotive ingiustificate – sarebbe stata percepita come impopolare, ma avrebbe avuto una ricaduta benefica sull’economia nazionale. È un onere che gli amministratori devono assumere.

Una trattazione, certamente esaustiva, della stessa tematica è disponibile sul sito del Comitato pro rigassificatore all’indirizzo www.comitatorigassificatore.it

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Giovanni Nocera

Sono Giovanni: marito di Chiara e padre di due splendidi bimbi. Siciliano a Roma.

Mi sono ritagliato questo spazio diversi anni fa e nel tempo questo sito è stato lo specchio delle mie attività.

Sono appassionato della più alta forma di carità, secondo la definizione della Politica di Paolo VI. Mi impegno per i miei concittadini del Municipio 5 di Roma Capitale.

Un occhio ad innovazione, lobbying ed internet marketig, soprattutto se riescono a funzionare insieme!

11 Comments

  1. Complimanti! Dall’alto della tua preparazione e con quel tocco di classe ed educazione con il quale hai chiuso il commento, è palese la qualità dell’interlocutore. Non avrei voluto nè dovuto rispondere ad un simile commento, così preciso, tecnico e di si tanto elevato livello (aggiungi tu la qualità), ma sono costretto a farlo solo per precisare alcuni aspetti del mio scritto.
    Non ho mai sostenuto che Enel avesse come scopo quello di far guadagnare qualcuno (vorrei che m’indicassi tu il passaggio), tanto da aver auspicato che anche gli aspetti inerenti la progettazione, non abbiano nulla in comune con quelli delle maxitruffe. Per quanto concerna la possibilità di irregolarità di questo genere, pur non avendo mai sostenuto che questo sia il caso nostro, ti invito a leggere di tanto in tanto i giornali, così scoprirai come anche grandi multinazionali, sono rimaste coinvolte in simili vicende, non ultima il caso del rigassificatore di Brindisi. Se ignorante è colui che ignora, trai tu le conclusioni.
    Nel ringraziarti per la maniera cortese e gentile con la quale ti porgi con i tuoi interlocutorì, ti porgo i miei più cordiali saluti.
    Gian J Morici
    P.S. Dimenticavo: non è necessario essere coraggiosi, per usare un nik in un commento che così risulta anonimo. Sei veramente grande!

  2. @Willy
    Non c’è dubbio che la tua analisi è corretta. Forse non ho esposto bene il concetto. Se il progettista, è lo stesso delle maxitruffe,è chiaro sarebbe necessario verificare l’avvenuto rispetto dell’iter procedurale amministrativo. Conoscendo il metodo con il quale avvenivano le truffe, ci si rende conto di come venivano autorizzati progetti che non andavano autorizzati. Un conto è parlare di imprenditori mafiosi o di autorizzazioni che riguardano determinate opere, ben diversa storia sarebbe autorizzare impianti pericolosi. Sembra che l’ingegnere delle maxitruffe, avesse canali privileggiati per ottenere le autorizzazioni e l’approvazione dei progetti. Mi auguro che la vicenda che ci riguarda, sia ben diversa.

  3. A me preoccupa che giovani ingegneri vengano assunti da imprenditori locali e fatti dimettere dopo qualche anno per riassumerli a parità di salario per sfruttare sgravi fiscali o incentivi…francamente se permettiamo ad un mafioso di investire in un impianto a rischio di incidente rilevante o in un ospedale o in un ricovero per anziani o in una centrale idroelettrica sempre mafioso (e quindi fuori dallo stato) è!
    La nostra economia si sta sempre più (aihmmé) finanziarizzando per cui i rischi che corriamo sono sempre più alti perchè la popolazione non comprende facilmente anche se l’informazione è più disponibile e la scolarità è più diffusa…
    @Giovanni
    Purtroppo il mio lavoro mi tiene attualmente lontano da AG quindi non so darti oggi la mia disponibilità ma la cosa è stuzzicante…toglierai dal tuo blog le insegne politiche o rimarranno le bandiere esposte?

  4. @willy
    Gli inghippi, sono tali a prescindere dalla tipologia degli impianti. Chiaramente mi preoccupano maggiormente se parliamo di impianti che possono rappresentare un certo pericolo per la popolazione.
    @Giovanni
    E’ chiaro che la mia contrarietà non è dettata solo da questo tipo di dubbi, ma alla base è dovuta al dubbio sul possibile sviluppo economico e sui tanti aspetti negativi che l’opera avrebbe sul territorio.
    Dibattito a Settembre? Ci sto. Ho molte cosucce da dire e le dirò pubblicamente così una volta per tutte la finiamo di mettere sull’altare chi in ben altri posti dovrebbe stare.

  5. E’ chiaro che se dubbi ci sono vanno chiariti. Ma qualora venissero fugati non credo approderesti alle mie posizioni.

    Continuo a credere, nonostante gli inghippi che denunci, che un impianto di rigassificazione possa essere compatibile con l’economia locale. Se il progetto va corretto correggiamolo. Ma eviterei di dire “no” ad oltranza.

    Più stimolante il discorso sull’etica degli affari in Sicilia. Organizziamo un incontro pubblico a settembre? naturalmente con imprenditori onesti. Mi aiutate?

  6. E ritorniamo sul tema dell’etica degli affari in Sicilia…che sia solare o rigassificatore non deve però far differenza o no?

  7. Caro Giovanni,
    più volte ci siamo confrontati su questo tema e più volte ho smentito, dati alla mano, il miraggio delle navi da crocera e delle ricadute economiche sul territorio. Vogliamo ribaltare il tutto in termini di trasparenza e legalità. In tempi non sospetti, evidenziai come la società proponente il progetto, fosse una “scatola vuota” e che progetti di questo genere, erano poche aziende al mondo a poterli realizzare; aziende tra le quali, non mi risulta ci fosse quella dell’ingegnere Campanella. Molti di noi, hanno saputo delle dichiarazioni di un pentito di mafia, il quale indica nell’ingegnere Vito Aurelio Campanella, originario del trapanese, la mente di alcune truffe per l’ammontare di 60 milioni di euro, condotte tramite società definite “scatole vuote”. Niente a che vedere con il nostro progettista? Vogliamo andare oltre? Parliamo allora dei “furbetti del quartierino”, quelli della scalata all’Antonveneta. Sai che sono soci degli Stabiumi? Sì, proprio quelli delle Acciaierie Alfa, quelli di Nuove Energie. Tu mi dirai: Cosa c’entra? La mia risposta è: affideresti mai la progettazione di un impianto come il rigassificatore ad un progettista, che pare non abbia precedenti esperienze e che se risultasse a verità, ben altri “progetti” avrebbe fatto? Mi auguro che a breve qualcuno possa darci risposta ai tanti dubbi che da questa vicenda nascono.
    P.S. Da quando si parla delle truffe milionarie, molti “paladini” sembrano spariti…

  8. Caro Giovanni,
    certamente il tuo intervento come osserva Peppe è composto e non rifiuta il confronto però vorrei riaccendere il dibattito sul web, quando ne avrai tempo, sulle domande già rivolte alla S.ra Busetta e che sono rimaste senza risposta; nel mio blog non impegnato (leggi mio post: http://go-willywonka.blogspot.com/2008/05/rigassificatori-e-dintorni.html) ho riassunto i miei dubbi. In bocca al lupo per questa elezione anche se di lupi sei attorniato!

  9. Nonostante io sia di parere diametralmente opposto al tuo sul tema del rigassificatore, non posso che complimentarmi per la tua compostezza, per il tuo modo di argomentare, per la tua spontaneità e per la tua capacità di confrontarti con gli altri.
    Sono qualità alquanto rare nel nostro panorama politico attuale…
    Complimenti, e in bocca al lupo per la tua elezione a consigliere provinciale!
    Peppe Riccobene

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