Infrastrutture: cosa fare? [resoconto]
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Ieri ho partecipato, seppur arrivato in ritardo per motivi di lavoro (non posso quindi essere esaustivo nel resoconto), all’incontro organizzato dall’on. Peppe Ruvolo, per discutere di infrastrutture per la provincia di Agrigento.
Nei pochi minuti che mi sono stati concessi ho voluto evidenziare che infrastrutture per lo sviluppo non sono semplicemente quelle che riguardano i trasporti. Già nella mia campagna elettorale avevo prospettato la conclusione di un’opera a mare iniziata negli anni ottanta che potrebbe incrementare la pesca e quindi risollevare le sorti delle tre marinerie di Sciacca, Porto Empedocle e Licata. Ho anche accennato alla necessità del completamento di opere che giacciono come lapidi all’incapacità, per le quali sono stati già investiti colossali quantitativi di denaro pubblico e per le quali, in certi casi, il completamento potrebbe risultare di effettiva utilità.
Senza entrare in una specifica analisi politica, che sarebbe fuori luogo vista la presenza di parlamentari che vivono le vicende politiche nazionali quotidianamente, ho voluto proporre un argomento di riflessione culturale. Le mie recenti letture sull’intervento straordinario per il Mezzogiorno mi hanno fatto fare un sussulto d’orgoglio, per cui non mi sento cittadino di un Sud sprecone, ma di una realtà territoriale sfruttata, fin dall’Unità d’Italia. Basti ricordare che la prima ferrovia fu fatta nel Regno delle Due Sicilie per evidenziare il grado di acume culturale e innovativo. Da queste riflessioni non scaturisce un ritorno alla frammentazione nazionale, ne richieste d’indipendenza, ma un impegno a contrastare l’ideologia secessionista che dopo aver sfruttato il Sud ora se ne vuole liberare.
Terzo punto è stata la necessità di rimboccarsi le mani. Ai numerosi giovani progettisti e imprenditori presenti in sala ho prospettato la necessità di una iniziativa forte che nasca dal basso, senza aspettare indicazioni, e avendo il coraggio di rischiare. Se aspettiamo che siano altri a costruire le opere che ci servono non avremo nessun miglioramento della situazione.
L’incontro è stato concluso dagli interventi del sen. Totò Cuffaro e dall’on. Lillo Mannino. Il primo ha illustrato lo scenario attuale. Il governo Berlusconi taglia i fondi destinati al Mezzogiorno, con promessa di restituzione [sic!], per risolvere il problema delle banche e della crisi finanziaria. I parlamentari del Sud votano senza cenni di contestazione qualunque provvedimento, anche che vada a scapito del Sud, perchè ormai vincolati al leader che li mette in lista e non più bisognosi del favore dell’elettorato locale. In questo scenario la posizione dell’UDC, difesa a costo di scomparire, deve essere mantenuta al centro. Impensabile un alleanza con il PD, con cui non condividiamo nulla. Alternativi al PDL cui ci separano un diverso modo di concepire la politica ed il progetto per il Paese. Si lavora per le elezioni europee e da quel risultato potrebbe riaprirsi la scena politica nazionale. Affrontando il tema dei fondi Fas ha detto: “Questi fondi in passato sono serviti per realizzare in Sicilia tutto quello che si poteva fare e adesso, ha sottolineato, non arriveranno più”. Il senatore dell’Udc ha anche annunciato che è stato già finanziato il raddoppio della 118, un importante passo in avanti per la viabilità agrigentina.
L’on. Mannino ha suggerito di lasciare il partito aperto, anche a quanti possono essere distanti da noi, ma che hanno intenzione di vivere in un partito che abbia una vita interna democratica. Su questo punto è stato molto fermo. Così come sulla necessità di raccontare la storia della DC alle nuove generazioni, che di quel glorioso partito non conoscono le glorie e la capacità di governo.




