Category: Approfondimenti

Agrigento: un voto utile

Ad Agrigento si respira già aria di campagna elettorale.

Sono un paio i candidati a sindaco. Altri ne seguiranno.

Molti di più saranno i candidati al Consiglio Comunale. Un conto provvisorio mi fa pensare ad almeno 15-20 liste. E lo sbarramento al 5% non credo sarà un deterrente alla presentazione di liste civiche o liste di micro partiti. I candidati al Consiglio Comunale arriveranno, e probabilmente supereranno, quota 500. Spero di essere smentito dai fatti, ma dubito che data la situazione economica attuale e la dilagante disoccupazione, molti non tenteranno la sistemazione per 5 anni.

In questo quadro di piccoli interessi particolari, credo sia urgente un appello al voto utile per la città di Agrigento. Se in città ciascuno prendesse coscienza dell’importanza del voto per il bene comune, invece che per soddisfare interessi particolari, si potrebbe immaginare un futuro migliore per tutti.

Sento tanti indignarsi per nomine, cambi di casacca, decisioni. Tutti indignati contro un ‘nemico pubblico’ che non è imposto da nessuno. È il frutto delle nostre libere scelte nella cabina elettorale. Facile indignarsi e fomentare l’indignazione, più difficile parlare liberamente e da uomini liberi spezzare cordate e vincoli di potere.

Un voto utile per Agrigento e per gli agrigentini!!!

Il discorso del Presidente Monti al Senato della Repubblica

MONTI Mario, presidente del Consiglio dei ministri e ministro dell’economia e delle finanze ad interim.

Signor Presidente, onorevoli senatrici, onorevoli senatori, è con grande emozione che mi rivolgo a voi come primo atto del percorso rivolto ad ottenere la fiducia del Parlamento al Governo ieri costituito. L’emozione è accresciuta dal fatto che prendo oggi la parola per la prima volta in quest’Aula, nella quale mi avete riservato qualche giorno fa un’accoglienza che mi ha commosso. Sono onorato di entrare a far parte del Senato della Repubblica.

Desidero rivolgere un saluto deferente al Capo dello Stato, presidente Napolitano; che con grande saggezza, perizia e senso dello Stato ha saputo risolvere una situazione difficile in tempi ristrettissimi, nell’interesse del Paese e di tutti i cittadini. (Applausi dai Gruppi PdL, PD, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-FLI-PSI, Per il Terzo Polo:ApI-FLI, CN-Io Sud-FS, IdV e Misto-MPA-AS e dei senatori Colombo, Astore e Del Pennino). Vorrei anche rinnovargli la mia gratitudine per la fiducia accordata alla mia persona, per il sostegno e la partecipazione che mi ha costantemente assicurato nei miei sforzi per comporre un Governo che potesse soddisfare le richieste delle forze politiche e, al contempo, dare risposte efficaci alle gravi sfide che il nostro Paese ha di fronte a sé.

Rivolgo il mio saluto ai Presidenti emeriti della Repubblica, ai senatori a vita e a tutti i senatori.

Mi auguro di poter stabilire con ciascuno di voi anche un rapporto personale come vostro collega, sia pure l’ultimo arrivato. (Applausi dai Gruppi PdL, PD, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-FLI-PSI, Per il Terzo Polo:ApI-FLI, CN-Io Sud-FS, IdV e Misto-MPA-AS e dei senatori Colombo, Astore e Del Pennino). Read more »

Ministeri al Nord, noi rivogliamo le banche con i nostri risparmi al Sud #banchealsud

Al raduno leghista di Pontida, Umberto Bossi, ha reclamato alcuni ministeri al Nord. Non ho intenzione di seguire la Lega in questa stupida e dispendiosa (per il bilancio dello stato) iniziativa, chiedendo anche ministeri al Sud. Nel Sud c’è già troppo stato e poca imprenditoria.

Si portassero al Nord tutti i ministeri, ed anche la Presidenza della Repubblica, magari diventeranno meno secessionisti. Però voglio che rientrino al Sud le sedi delle banche, soprattutto quelle banche che erano più vicino al territorio, come le casse rurali o le popolari, e che sono state comprate dai grandi istituti del Nord.

Il Meridione è terra di risparmiatori, grazie anche al minor costo della vita. E proprio il patrimonio di risparmi nelle banche locali ha fatto gola ai grandi istituti del Nord, che effettuano raccolta al Sud e favoriscono gli investimenti (all’estero) delle imprese del Nord. Non si spiega altrimenti il dato dell’Osservatorio regionale per il monitoraggio dei servizi e dei prodotti bancari

I dati dell’Osservatorio regionale – dice l’assessore Armao – mostrano che i tassi praticati dalle banche in Sicilia restano superiori a quelli del resto del Paese, mentre il drenaggio di fondi, provenienti dai depositi, verso altre regioni d’Italia si e’ fortemente attenuato. Ma ancora rimane il problema del maggior costo del denaro per le famiglie e le imprese e l’eccesso di garanzie richieste dalle banche.

Drenaggio di risorse che è costantemente avvenuto in questi anni ed ha avuto effetti negativi sull’accesso al credito delle imprese locali. Ripetutamente in questi mesi abbiamo lanciato l’urlo BANCA LADRONA, contro le banche del nord che opprimono l’econimia del SUD.

Non voglio una Banca del Sud, voglio che le risorse raccolte al Sud siano preferenzialmente investiti nel nostro territorio. Una distribuzione “federalista” tanto cara alla lega!

Al Presidente Lombardo l’onere di far valere le prerogative dello Statuto Autonomistico, per il recupero delle imposte, pretendendo la sede legale delle banche nel territorio della Regione Siciliana.

Ai cittadini il compito di scegliere le banche che investono nel territorio. E’ un investimento nel nostro futuro, nel nostro domani.

Confronti referendari: rigassificatore contro nucleare.

Nel 2009 ad Agrigento si tenne una consultazione popolare, ben diversa dal referendum (basti ricordare il concerto promozionale ad urne aperte), che portò al voto meno di 7000 elettori agrigentini, chiamati  a consultazione dall’Amministrazione municipale per sapere se la stessa dovesse continuare la battaglia legale contro il rigassificatore di Porto Empedocle.

Per poter cantare vittoria, con una percentuale di votanti al di sotto del 15% degli aventi diritto, si comparava il dato con l’affluenza alle urne di tornate referendarie precedenti. In un contesto come quello agrigentino, si diceva, il dato non può che essere un successo.

Oggi però c’è un nuovo termine di paragone. 25.935 elettori si sono recati al seggio, il 55% degli aventi diritto. Stesso contesto, stesse motivazioni – lotta di popolo contro i poteri forti [link1][link2], ma stavolta l’esito è notevolmente diverso.

Stranamente trovi a festeggiare gli stessi che brindavano 2 anni addietro per il 15%…

Ora qualcuno dovrebbe prendere atto che gli agrigentini votano quando vogliono, anche senza logiche di partito, come dimostrano i dati dell’ultimo referendum, e conseguentemente dovrebbe dichiarare cappotto per quei 7 giorni di consultazione popolare.

Naturalmente, anche stavolta, nessuna voce si sentirà, se non quelle di chi festeggia sempre, col 15 o con il 55.

Infine si potrebbe dedurre che gli agrigentini vogliono il rigassificatore, altrimenti, come per il nucleare, sarebbero andati a votare.

 

Per i miei amici cattolici

In occasione del recente referendum, e specialmente a proposito dei quesiti sull’acqua, si può parlare di una mobilitazione del mondo cattolico in quanto tale e dell’espressione di una posizione, se non comune, certamente maggioritaria e globale. Era da tempo che questo non avveniva. Forse nemmeno ai tempi dei referendum contro divorzio e aborto si era vista una militanza di questo genere. Dichiarazioni di vescovi e di uffici pastorali delle diocesi, proclami di associazioni cattoliche, volantinaggi davanti alle chiese, manifesti con l’invito ad andare a votare posti sotto gli altari, militanza attiva di ordini religiosi, compatta presa di posizione delle riviste cattoliche, specialmente quelle missionarie, catene di messaggi in rete, indicazioni molto precise per gli studenti delle scuole  cattoliche. Davanti al test referendario sembra che il mondo cattolico abbia ritrovato l’unità perduta. Ci sono state certamente voci dissonanti, anche importanti e autorevoli, ma non si può non vedere una diffusa tendenza di fondo a condividere alcuni schemi mentali per affrontare il problema acqua.

Il fatto è che questi schemi destano molte perplessità e l’“unità ritrovata”, che a prima vista sembra una forza – il raggiungimento del quorum non sarebbe stato possibile senza le parrocchie – evidenzia anche molti aspetti di debolezza. Sorge infatti la domanda: con queste categorie di pensiero e di azione, con la strumentazione messa in campo in questa occasione, i cattolici sono in grado di affrontare i problemi di oggi per dire qualcosa di proprio, di originale, di vero e di utile? Oppure vano a rimorchio di altri?

Solitamente, quando la Chiesa entra in questioni politiche viene accusata di integralismo. Ricordo che quando il cardinale Ruini suggerì di recarsi a votare in occasione del referendum sulla legge 40 sulla fecondazione assistita ci fu una levata di scudi contro questa “ingerenza”. Levata di scudi non solo da parte di ambienti laici, ma anche e forse soprattutto da parte di ambienti cattolici contrari alla guida del magistero nelle questioni pubbliche e favorevoli alla totale libertà di coscienza individuale in campo sociale e politico. Sul recente referendum, invece, niente di tutto questo. Non si è letto su nessun giornale “progressista” la minima accusa ai numerosi esponenti ecclesiastici che hanno invitato apertamente ad andare a votare e a votare in un certo modo. A mettere in evidenza questa contraddizione è stata anche Radio Radicale, che si è chiesta il motivo per questo opposto atteggiamento e ha affermato che forse sarebbe meglio valutare ciò che si dice e non chi lo dice.

Durante al campagna referendaria c’è stata anche un’altra forma di integralismo, legata all’ampio abuso di citazioni bibliche ed evangeliche adoperate in modo avventuroso. Si è sentito di tutto, purtroppo; è stata perfino utilizzata la richiesta di Gesù sulla croce – “ho sete!” – per sostenere l’esigenza di andare a votare. Dove sono finiti gli esperti, di solito così attenti a distinguere i piani, a rimandare alle diverse competenze, ad evitare interpretazioni letterali? Durante la campagna referendaria ci sono stati diversi convegni di esperti di questo genere, dai quali però sono usciti slogan più che attente riflessioni rispettose della complessità, anche tecnica, del problema. Un aspetto tipico di questo integralismo metodologico è stata l’enunciazione di principi astratti ed assoluti – “l’acqua bene comune”, “l’acqua diritto universale”, “l’acqua bene primario creato da Dio” – dai quali si sono dedotti impropriamente immediati comportamenti elettorali.

Questo metodo, che potremmo chiamare di “integralismo progressista” e che non aiuta a comprendere né la concretezza delle problematiche storiche né la fecondità orientativa del Vangelo, è stato purtroppo ampiamente applicato anche alla Dottrina sociale della Chiesa. Ora è stata citata una frase delCompendio ora una della Caritas in veritate, ma in modo molto discutibile e fuori del contesto. Non è stata tenuta presenta la connessione reciproca tra i principi della Dottrina sociale della Chiesa, per esempio tra quello della destinazione universale dei beni e quello della sussidiarietà. Si sono trascurati interi capitoli delle recenti encicliche. Non si è distinto tra beni pubblici, beni collettivi, beni comuni. Non si è chiarito che un bene può essere pubblico e non gestito dallo Stato. Si è confuso il problema dell’acqua in Italia con quello dell’acqua in Africa. Questi approcci approssimativi e queste incertezze di metodo devono indurci ad una seria riflessione su come viene insegnata la Dottrina sociale della Chiesa, se nella sua integralità e originalità di messaggio oppure in modo funzionale a posizioni ideologiche previe. Come è possibile che tutto lo sforzo delle istituzioni educative cattoliche, anche di alto livello, produca poi risultati così deludenti quando bisogna orientare il popolo cristiano a delle scelte pubbliche alla luce degli insegnamenti ricevuti? Queste semplificazioni e perfino distorsioni si pagheranno in futuro: se non applico il principio di sussidiarietà al tema dell’acqua, mortificando la società civile, come potrò poi far valere quello stesso principio per chiedere la libertà di educazione? Ed infatti sulla libertà di educazione non è ipotizzabile un coinvolgimento del mondo cattolico nemmeno lontanamente paragonabile a quello ottenuto sull’acqua.

Molti esponenti cattolici hanno chiamato “profetico” l’impegno a favore del referendum sull’acqua. Si tratta di una concezione piuttosto strampalata di profezia, che si ispira ad uno strumentalizzato San Francesco e ad una interpretazione riduttiva del Cantico di Frate Sole appiattito sulla problematica della gestione dell’acqua. Se il messaggio profetico francescano, o addirittura cristiano, è ridotto a questo, non ne consegue un appiattimento della nostra vita religiosa, con conseguenze negative anche di ordine spirituale? Che profetismo a buon mercato è quello che si esprime con una crocetta in cabina elettorale? Che profetismo è quello che combatte per un diritto all’acqua che nessuno nega, nemmeno quelli che a votare non ci sono andati; che distoglie lo sguardo dalle molteplici colpevoli rendite di posizione sulla distribuzione dell’acqua; che nasconde i problemi concreti sotto il manto dei richiami alle belle frasi evangeliche; che trasforma una questione opinabile, legata alle diverse situazioni concrete e oggetto di umana deliberazione, in una specie di imperativo etico? Dobbiamo porci il problema: perché una così diffusa mobilitazione per una questione pratica e oggetto di volta in volta di deliberazione, ed invece una scarsissima o addirittura inesistente mobilitazione per la vita? Non c’è un preoccupante sbilanciamento? Dedicassero le nostre riviste, comprese quelle missionarie, alla vita almeno un centesimo dell’attenzione rivolta all’acqua…

Molti cattolici saranno contenti di aver contribuito ad evitare una inesistente “privatizzazione” dell’acqua. Trasformare il quesito referendario nel dilemma “privatizzazione sì privatizzazione no” è un vero e proprio non senso. Però molti cattolici penseranno di avere “vinto” o di aver contribuito a far vincere la causa giusta. In realtà hanno fatto vincere il vento del mondo, e ad un prezzo piuttosto alto. Una minore ingenuità, a questo proposito, sarebbe stata molto utile. Può capitare che uno pensi di andare a votare per l’acqua e invece voti per il divorzio breve. Ogni appuntamento referendario ha anche una ricaduta sul quadro politico. Si vota sull’acqua ma le ripercussioni politiche aprono (o chiudono) altre porte. Può capitare che uno pensi di andare a votare per l’acqua insieme ad associazioni che promuovono i diritti umani. Poi però si accorge che quelle associazioni che promuovono i diritti umani e votano con lui per l’acqua sono anche a favore dell’aborto, lo sostengono teoricamente e lo promuovono praticamente. Il voto sull’acqua non è stato solo un voto sull’acqua. Di quel voto altri ne approfitteranno per fare cose che ai cattolici non dovrebbero andar bene.

Mi auguro che possa continuare una approfondita discussione sulle posizioni assunte dal cosiddetto mondo cattolico in occasione del recente referendum, sulle categorie di pensiero che orientano il discernimento. A mio avviso non c’è molto da festeggiare. Sono emerse infatti discrepanze, scollamenti, incertezze sugli obiettivi da raggiungere e sulla strada da percorrere.

IL VOTO SULL’ACQUA NON E’ STATO SOLO UN VOTO SULL’ACQUA: DEBOLEZZE E INCERTEZZE DEL MONDO CATTOLICO

+ S.E. Mons. Giampaolo Crepaldi

Arcivescovo di Trieste

Presidente dell’Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuân

 

Energia nucleare e scorie nell’avanzatissima Svezia

Una lotta tra sindaci, non come quella promossa dall’oscurantista Zambuto contro il collega innovatore Firetto per il rigassificatore, ma una lotta per contendersi un deposito definitivo di scorie nucleari. Si, avete letto bene, scorie nucleari.

Succede in Svezia e lo racconta il servizio tramesso da SuperQuark, il programma di Piero Angela. Guardando il video numerose sono state le considerazioni: l’influenza che un’autorità di sicurezza veramente indipendente ha sulla popolazione; la lungimiranza di una classe politica che pone vincoli economici, pur assecondando le spinte emotive; insomma un servizio da vedere e buone pratiche da esportare.

Ed immaginando un dibattito sull’opportunità di installare un simile deposito nel mio territorio mi sono venuti in mente i ragazzi del comitato contrario al rigassificatore di Porto Empedocle. Ripetutamente, in diversi incontri, un’argomentazione fondamentale era basata su un inciso tratto dal libro di Piero Angela, nel quale scriveva che un incidente era “improbabile, ma non impossibile”. Su quell’impossibile si è costruita una serie congetture, per lo più allarmistiche, che hanno infervorato i promotori del comitato contrario all’impianto.

Immagino che se lo stesso problema si porebbe per un deposito di scorie nucleari, gli stessi che hanno considerato l’inciso di Piero Angela, sarebbe pronti a scaricarlo per più allarmistici oracoli.

La guerra sbagliata del pacifista nemico di Israele | l’Occidentale

Oggi dobbiamo provare pietà per come lo hanno ucciso, ma Arrigoni non aveva pietà per Gilad Shalit, il giovane israeliano ostaggio da oltre 1700 giorni dei carcerieri di Hamas, e diceva che gli appelli per Shalit «intasano l’etere» , moleste e ripetitive invocazioni per salvare una vita.

viaLa guerra sbagliata del pacifista nemico di Israele | l’Occidentale.

Il Presidente Lombardo gestisca autonomamente la questione immigrati

Ho seguito una intervista del Presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo che lamenta la situazione nelle campagne di Mineo, dovuta agli immigrati che girano per i campi e poi si perdono.

Mi è tornato in mente il Titolo IV dello Statuto della Regione siciliana:

TITOLO IV – Polizia
Art. 31
Al mantenimento dell’ordine pubblico provvede il Presidente della Regione a mezzo della polizia dello Stato, la quale nella Regione dipende disciplinarmente, per l’impiego e l’utilizzazione, dal Governo regionale. Il Presidente della Regione può chiedere l’impiego delle forze armate dello Stato.
Tuttavia il Governo dello Stato potrà assumere la direzione dei servizi di pubblica sicurezza, a richiesta del Governo regionale, congiuntamente al Presidente dell’Assemblea e, in casi eccezionali, di propria iniziativa, quando siano compromessi l’interesse generale dello Stato e la sua sicurezza.
Il Presidente ha anche diritto di proporre, con richiesta motivata al Governo centrale, la rimozione o il trasferimento fuori dell’Isola, dei funzionari di polizia.
Il Governo regionale può organizzare corpi speciali di polizia amministrativa per la tutela di particolari servizi ed interessi.

Per un Presidente autonomista questa è l’occasione buona per dimostrare la propria volontà autonomista e la propria capacità di gestione delle emergenze.

Valle dei Templi, nove camper intrappolati nel fango | AgrigentoFlash.it

Ad Agrigento si parla costantemente di vocazione turistica, soprattutto come argomentazione contraria a infrastrutture di interesse nazionale. Se ne parla appunto, ma poi:

Valle dei Templi, nove camper intrappolati nel fango | AgrigentoFlash.it.

ZENIT – Vaticano: con il crocifisso, la Corte europea sostiene la libertà religiosa

Una decisione che “fa storia”
CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 18 marzo 2011 (ZENIT.org).- La sentenza emessa questo venerdì dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo a favore dell’esposizione del crocifisso nelle scuole italiane ha ricevuto il plauso della Santa Sede, per la quale si tratta di una decisione che “fa storia” nel riconoscimento della libertà religiosa.

Padre Federico Lombardi S.I., direttore della Sala Stampa vaticana, ha emesso una dichiarazione per esprimere la “soddisfazione” del Vaticano dopo aver letto questa “sentenza assai impegnativa”.

“La Grande Chambre ha infatti capovolto sotto tutti i profili una sentenza di primo grado, adottata all’unanimità da una Camera della Corte, che aveva suscitato non solo il ricorso dello Stato italiano convenuto, ma anche l’appoggio ad esso di numerosi altri Stati europei, in misura finora mai avvenuta, e l’adesione di non poche organizzazioni non governative, espressione di un vasto sentire delle popolazioni”, afferma la nota.

Un caso storico

Hanno sostenuto ufficialmente l’Italia Armenia, Bulgaria, Cipro, Grecia, Lituania, Malta, Monaco, Romania, la Federazione Russa e San Marino.

Il caso era stato presentato alla Corte di Strasburgo da Soile Lautsi, cittadina italiana di origine finlandese che nel 2002 aveva chiesto alla scuola statale “Vittorino da Feltre” di Abano Terme (Padova), nella quale studiavano i suoi due figli, di togliere i crocifissi dalle aule. La direzione della scuola aveva rifiutato considerando che il crocifisso fa parte del patrimonio culturale italiano, e in seguito i tribunali italiani avevano dato ragione a questa posizione.

Una sentenza di primo grado della Corte di Strasburgo, tuttavia, ha deciso all’unanimità di imporre l’espulsione del crocifisso dalle scuole italiane e ha condannato il Governo italiano a pagare alla donna un risarcimento di 5.000 euro per danni morali.

Quella prima sentenza della storia di questa Corte in materia di simboli religiosi nelle aule scolastiche ha considerato che la presenza del crocifisso nella scuola rappresenta una violazione dei diritti dei genitori di educare i figli in base alle proprie convinzioni e della libertà degli alunni.

Di fronte al ricorso presentato dallo Stato italiano, la Grande Chambre della Corte ha contraddetto radicalmente quella prima sentenza, stabilendo con 15 voti a favore e 2 contrari che la presenza dei crocifissi nelle aule non rappresenta una violazione dei diritti dei genitori e della libertà religiosa dei figli, visto che non sussistono elementi che possano provare che il crocifisso influisce sugli alunni.

I diritti non sono contro la libertà religiosa

Nella sua dichiarazione, padre Lombardi spiega che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo riconosce “ad un livello giuridico autorevolissimo ed internazionale che la cultura dei diritti dell’uomo non deve essere posta in contraddizione con i fondamenti religiosi della civiltà europea, a cui il cristianesimo ha dato un contributo essenziale”.

“Si riconosce inoltre che, secondo il principio di sussidiarietà, è doveroso garantire ad ogni Paese un margine di apprezzamento quanto al valore dei simboli religiosi nella propria storia culturale e identità nazionale e quanto al luogo della loro esposizione (come è stato del resto ribadito in questi giorni anche da sentenze di Corti supreme di alcuni Paesi europei)”, in riferimento all’Italia e all’Austria.

“In caso contrario, in nome della libertà religiosa si tenderebbe paradossalmente invece a limitare o persino a negare questa libertà, finendo per escluderne dallo spazio pubblico ogni espressione”, avverte il portavoce vaticano.

“E così facendo si violerebbe la libertà stessa, oscurando le specifiche e legittime identità. La Corte dice quindi che l’esposizione del crocifisso non è indottrinamento, ma espressione dell’identità culturale e religiosa dei Paesi di tradizione cristiana”.

“La nuova sentenza della Grande Chambre è benvenuta anche perché contribuisce efficacemente a ristabilire la fiducia nella Corte Europea dei Diritti dell’Uomo da parte di una gran parte degli europei, convinti e consapevoli del ruolo determinante dei valori cristiani nella loro propria storia, ma anche nella costruzione unitaria europea e nella sua cultura di diritto e di libertà”, conclude la nota vaticana.

Segno di saggezza

Dal canto suo, il Cardinale Péter Erdő, Presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE), ha espresso in una dichiarazione “soddisfazione” per la sentenza, definendola “un segno di buon senso, di saggezza e di libertà”.

“Il carattere definitivo di questa sentenza acquista un valore simbolico che va ben oltre il caso italiano, come avevano testimoniate le numerose reazioni alla prima sentenza suscitate a livello europeo e mondiale”, ha aggiunto il porporato, Arcivescovo di Esztergom-Budapest.

“Oggi è stata scritta una pagina di storia – ha dichiarato –. Si è aperta una speranza non solo per i cristiani, ma per tutti i cittadini europei, credenti e laici”, che si erano sentiti “profondamente lesi” dalla sentenza precedente e “sono preoccupati di fronte a procedimenti che tendono a sgretolare una grande cultura come quella cristiana e a minare in definitiva la propria identità”.

“Considerare la presenza del crocifisso nello spazio pubblico come contraria ai diritti dell’uomo sarebbe stato negare l’idea stessa di Europa. Senza il crocifisso l’Europa che oggi conosciamo non esisterebbe. Per questo motivo la sentenza è prima di tutto una vittoria per l’Europa”, ha sottolineato il Cardinale.

Con la sentenza di questo venerdì, ha concluso, “i giudici hanno riconosciuto che la cultura dei diritti dell’uomo non deve per forza escludere la civiltà cristiana”.

ZENIT – Vaticano: con il crocifisso, la Corte europea sostiene la libertà religiosa.

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