“Liberi e Forti” è l’ambizioso titolo del nuovo mensile di opinione, cultura, arte e spettacolo edito dall’Associazione Centro di Formazione alla Bioetica “Evangelium Vitae” e diretto da Vincenzo Di Natali. Il mensile è stato presentato il 15 luglio nei locali della Biblioteca comunale “Franco La Rocca” di Agrigento dall’avv. Giovanni Tesè, dal dott. Giovanni Nocera e dal dott. Giuseppe Gramaglia, collaboratori della rivista. Nel corso della presentazione numerosi sono stati gli interventi dei presenti che hanno plaudito l’iniziativa editoriale e posto all’attenzione del gruppo redazionale anche altri argomenti di analisi e di approfondimento.
Abbiamo chiesto al direttore Di Natali di spiegarci le ragioni di un nuovo mensile.
VDN: Il mensile già nel titolo si richiama all’esperienza che animò i cattolici popolari alla fine dell’Ottocento e agli inizi del Novecento, poichè malgrado i profondi cambiamenti avvenuti nella società siciliana, ci sono delle costanti che inducono a riproporre i valori di quella significativa stagione culturale e politica.
Il primo numero apre con un titolo forte: Padania ladrona dei nostri risparmi.
VDN: Negli anni ‘80 la maggior parte degli istituti di credito popolari del nostro territorio furono acquisiti dai grandi gruppi bancari del Nord, per il valore del patrimonio di risparmi dei siciliani custodito nelle banche locali. Questi risparmi sono stati trasferiti alle aziende del Nord per sostenere gli investimenti, allorquando si è aperto il mercato dell’Est Europa. Questo, insieme ad altre cause, ha indebolito la capacità di investimento delle aziende siciliane, ridotto il lavoro e innescato un nuovo processo di emigrazione che sta spopolando i comuni del nostro territorio, molti dei quali rischiano di scomparire nei prossimi 10 anni.
Come “Liberi e Forti” intende agire?
VDN: Sono quattro i punti fondamentali su cui focalizziamo l’analisi: 1) la necessità di far circolare moneta nel nostro territorio, favorendo gli investimenti delle aziende locali con i risparmi dei siciliani custoditi nelle banche; 2) invertire il trend della colonizzazione culturale imposta dai mezzi di comunicazione sociale che, da Roma in giù, hanno tempo solo per raccontar episodi di cronaca nera e non dedicano spazio e tempo alle pregevoli iniziative culturali che fioriscono nel Mezzogiorno ed anche in provincia di Agrigento; 3) strettamente collegato al lavoro è la difesa della famiglia, senza la quale è impossibile la crescita del tessuto sociale; 4) infine, cinque milioni di italiani impedito di nascere pesano sulla coscienza di questa nazione. In questi anni è prevalsa la cultura della morte, in realtà non ci sono ne vincitori ne vinti: siamo tutti sconfitti. Cinque milioni di italiani mancano all’anagrafe.
Tutto l’impegno culturale di “Liberi e Forti” è fondato sulla centralità della persona. Una politica del credito che prevale senza rispettare le esigenze del territorio, una comunicazione mediatica che guarda sempre il negativo, una famiglia disgregata o una vita negata calpestano anzitutto la dignità e la centralità della persona.
ROMA, venerdì, 2 luglio 2010 (ZENIT.org).- Fin dall’antichità, i romani hanno amato una bella farsa. Da Plauto a Neri Parenti, donne mascherate da uomini, personaggi di cliché e buffoni hanno deliziato gli abitanti della Città Eterna.
Il nuovo film tedesco “La Papessa”, uscito la scorsa settimana a Roma, è purtroppo sfuggito alle possibilità comiche di raccontare la storia fittizia di un Papa donna e ha optato per presentare un racconto lungo e pesante che fa rimpiangere i Monty Python.
“La Papessa” si basa sul libro omonimo della scrittrice americana Donna Woolfolk Cross. Pubblicato nel 1996 dopo “sette anni di ricerche”, racconta una favola con svolte grottesche degne dei Fratelli Grimm. Read more »
Nel Maggio scorso sono stato invitato a Teleacras per registrare una puntata di “Spigolando nella storia”, invitato dall’ideatore e conduttore Avv. Gaetano Allotta. Vi ripropongo i video della puntata che ha riscosso, mi dicono, un buon successo.
Avendo vinto le elezioni, Bossi vuole contare di più nelle fondazioni bancarie del Nord: richiesta legittima perché le fondazioni sono espressione delle amministrazioni locali dove il peso della Lega è cresciuto. Ma prima di cambiare rotta sul rapporto fra fondazioni e banche, Bossi dovrebbe riflettere sul disastro bancario tedesco. E dovrebbe riflettere anche il sindaco Pd di Torino, Chiamparino, che si considera azionista di riferimento di Intesa-Sanpaolo. Per ottenere rendimenti stabili e il più possibile elevati, in modo da investire sul territorio, le fondazioni dovrebbero diversificare il loro patrimonio. Concentrarlo nel possesso di una singola banca è una pura follia, e ancora più folle sarebbe se la Lega o altri azionisti di nomina politica cercassero di influire sulle scelte dei «loro » banchieri ponendo a rischio i bilanci.Se davvero l’obiettivo di Bossi è far sì che le banche finanzino le imprese, e che le fondazioni investano in strutture sociali, egli dovrebbe ordinare loro di vendere i pacchetti di controllo delle banche e diversificare il proprio portafoglio. Seguire l’esempio delle Landesbanken significa ritrovarsi con banche deboli e fondazioni prive di risorse, quindi con poco credito alle imprese e pochi investimenti sociali.
La settimana scorsa la Corte Costituzionale ha cassato un ricorso della Regione Siciliana contro lo Stato Italiano in materia fiscale. La cosa è alquanto singolare perchè contraddice lo Statuto autonomistico (antecedente di 2 anni la Carta Costituzionale) negli articoli 24 e 37, e due precedenti sentenze della stessa Corte.
Alla luce di questi fatti riproporre l’Alta Corte a tutela della’Autonomia Siciliana mi sembra una battaglia da combattere, non per questioni ideali, ma più economiche. La sentenza della Corte Costituzionale ci priva, infatti, di entrate fiscali per oltre un miliardo di euro. Qui si può proprio dire: Roma ladrona!
E se i leghisti continuano a lamentarsi degli stanziamenti cospicui, non dobbiamo dimenticare di menzionare questo ulteriore credito nei confronti dello Stato italiano che contraddice la prima forma di organizzazione federale di una regione.
Oggi vorrei approfondire un ragionamento sulla proposta e il consenso, prendendo ad esempio la Lega Nord.
Il successo della Lega Nord è da manuale:
proposta politica di pochi e chiari motivi di rivendicazione;
aggregazione di persone sulle ragioni del punto 1;
ricerca del consenso sul territorio;
fondazione del partito e scalata ai vertici delle amministrazioni per risolvere problemi che altri non sono riusciti ad affrontare efficacemente.
Per il Partito del Sud mi pare si stia lavorando al contrario.
Chi è già in posizioni notevoli, il Presidente della Regione Siciliana ed un Sottosegretario che distribuisce montagne di soldi, immaginano e discutono di un nuovo partito territoriale. La gente non capisce, perchè non si sono presentati degli obbiettivi chiari, ed è strano che chi governa faccia ricadere su altri le responsabilità della propria incapacità di risolvere i problemi.
Fondato il partito si andrà alla ricerca del consenso, nelle ultime dichiarazioni di Miccichè già si prospettava il “come” arrivare alle prossime elezioni politiche.
Insomma un percorso contrario rispetto all’esperienza “da manuale” della Lega, a cui la denominazione si richiama, ma che è totalmente differente nella genesi.
A me sembra che Lombardo stia cercando di cambiar pelle per trovare sostegno e consenso in caso di elezioni. Miccichè tenta di fare le scarpe a Lombardo, anche perchè da sempre ambisce alla Presidenza della Regione Siciliana, ma il posto è uno e per ora è occupato da Lombardo…
Nel dicembre 2008, vedendo l’andazzo del governo Lombardo, e la poca capacità di difendere l’Autonomia siciliana dagli assalti di Tremonti e dei leghisti in finanziaria, lanciai, nel corso di un incontro UDC ad Agrigento, una provocazione: “se il governo non comincia a guardare al Sud come risorsa, sono deciso a fondare il partito del sud”. Ci fu in sala qualche sorrisino, del tipo: “ma questo che cavolo dice?” e continuò il dibattito.
A distanza di tempo, ancora rifletto su quella mia proposta, e mi spiace che nessun cronista l’abbia fissata sulla carta. Ho capito anche la causa di qualche sorriso sarcastico, ma sono anche convinto che l’intuizione fosse giusta, con un limite: per difendere il Mezzogiorno, e la Sicilia, serve un partito a respiro nazionale che conosca le ragioni del Mezzogiorno e sappia mediare con le ragioni del Nord, e per difendere in particolare le ragioni della Sicilia è necesario un Presidente della Regione forte, che possa avere influenza anche sulle scelte del governo, con un alto valore politico che possa influenzare il Parlamento, non solo per sedere in Consiglio dei Ministri quando si trattano questioni che riguardano la Regione Siciliana.
Al Partito del Sud di Lombardo e Miccichè credo che mancheranno questi due fattori, che sono i medesimi fattori che rendono la Lega Nord influente sulle politiche del governo (tre ministri e svariati sottosegretari con un peso notevole in parlamento). E, immagino, non saranno certamente i buoni propositi di Lumia “a spezzare i vecchi schemi della politica nel suo ruolo di intermediatore burocratico clientelare e a dare vita a una nuova classe dirigente che sappia costruire legalità e sviluppo”.
Mentre si fa tanto rumore nelle stanze della politica, la Sicilia arranca e le persone non vedono sviluppo. Se pensano di fare bene, spero almeno che faccian presto, perchè Tremonti, a parole, si scopre meridionalista per un giorno, salvo poi essere sempre difeso dalla Lega in ogni circostanza.
[commenti, riflessioni e critiche sono ben accetti]
Continuiamo a notare, opportunamente, una grande ansia di richiamare esigenze di etica e di fare proposte di nuovi modelli di capitalismo. Temo però che grandi soluzioni con questo approccio giuridico economico sul capitalismo o sulla responsabilità sociale dell’impresa non si troveranno. Soluzioni vere si produrranno solo se si hanno idee e progetti per cambiare l’uomo anziché gli strumenti. E questo non è un mestiere da giuristi, economisti, sociologi o filosofi. Io penso che sia piuttosto un mestiere da “buoni preti”. Read more »
[Continuano gli articoli che confermano la bontà dell'iniziativa "Banca ladrona!", dimostrando la stretta che il sistema creditizio siciliano ha avuto nell'ultimo ventennio. Di seguito un ulteriore tassello nell'analisi]
Circa 15 anni fa ebbe inizio la crisi del sistema bancario siciliano. La nostra è oggi la sola grande regione europea che non ha saputo conservare – sia pure all’interno di un gruppo di dimensioni adeguate al mercato – nessuna delle sue Banche storiche con un’autonomia operativa sufficiente a collegare allo sviluppo del territorio la propria missione.
Oggi, mentre si discute di banca del Sud e si riprende a parlare di questione meridionale, qualcuno si sorprende che Unicredit voglia cancellare di fatto la residua e minima autonomia del Banco di Sicilia. Né può sorprendere che tra i gruppi interessati a prendere il posto del Banco come azienda creditizia di riferimento regionale ci sia Banca Nuova del gruppo delle popolari vicentine di Zonin.
Tuttavia per capire quello che oggi sta succedendo non sarebbe male riportare alla memoria come allora si pose mano alla ristrutturazione del sistema creditizio isolano. Read more »
Il rafforzarsi delle aspettative di ripresa economica – i maggiori centri di ricerca concordano nel posizionare un recupero significativo dell’attività produttiva a partire dalla metà del prossimo anno – sta muovendo l’interesse degli osservatori del credito verso nuovi interrogativi. Se, fino ad ora, ci si era preoccupati della stabilità delle aziende di credito e della loro capacità di erogare affidamenti anche in presenza di un mercato interbancario sostanzialmente “congelato”, adesso la domanda principale riguarda le prospettive di finanziamento della ripresa. Attualmente, infatti, la domanda di impieghi per investimenti da parte delle imprese si è di fatto azzerata, ma, quando il motore della produzione riprenderà a girare, saranno in grado le nostre banche di fare fronte alla prevedibile crescita della domanda di denaro fresco? Read more »