Giovanni Nocera – Presidente regionale liberal Sicilia

Il migliore alleato di Berlusconi: Di Pietro!

08.03.2010 (12:16 pm) – Filed under: Commenti ::

Al punto che, se solo avesse un po’ più senso dell’umorismo, Berlusconi potrebbe prendere sul serio i propositi di Di Pietro, appoggiare la richiesta di impeachment, liquidare Napolitano e fare eleggere dal Parlamento un nuovo presidente della Repubblica (indovinate chi avrebbe le maggiori chances di vittoria).

via A Conservative Mind: Il migliore alleato di Berlusconi.

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Strategia nucleare

17.02.2010 (1:39 pm) – Filed under: Commenti ::

Obama se ne fotte del dibattito e finanzia due nuove centrali nucleari…

Qui i paladini dell’ambientalismo, che avevano in Barak il loro profeta, continuano battaglie anti-ecologiche, improduttive e contrarie allo sviluppo.

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La “saga” del mandorlo in fiore

02.02.2010 (6:10 pm) – Filed under: Commenti, Idee e Progetti, Politica agrigentina ::

La “Sagra del mandorlo fiorito” venne celebrata la prima volta nel comune di Naro. Correva l’anno 1938.

Passando da un millennio all’altro la “sagra” si è trasformata in “saga”. Eroiche gesta di amministratori che, nonostante i buoni propositi dell’anno precedente, si riducono a dover ideare un evento, la cui spesa per le casse pubbliche è giustificata dal ‘forte richiamo turistico’, in poche settimane… poche poche… da quattro a sei.

Ciò significa che si spendono centinaia di migliaia di euro per riempire le strutture alberghiere con i componenti dei gruppi folkloristici internazionali e gli agrientini hanno l’illusione del “circenses“, mancando il “panem“. Risultato economico: girano sempre gli stessi soldi… forse meno… Non è certo un investimento produttivo per la città.

L’ultima notizia , in ordine di tempo, vuole il Comune di Agrigento, impegnato nella creazione di un nuovo ente per l’organizzazione della Sagra. Nuove poltrone e nuovi posti da assegnare, senza nessuna garanzia di riuscita.

Io credo che l’ideazione della Sagra debba essere impegno, intellettuale ed economico, di chi dovrebbe beneficiare della sua buona riuscita: albergatori, titolari di B&B, agenzie turistiche, imprenditori del settore turistico, e tutti quei soggetti che potrebbero offrire alla città e al mondo un prodotto vincente perchè hanno tutto l’interesse a rientrare delle spese sostenute.

Al Comune, alla Provincia il compito di superare o rimuovere gli ostacoli burocratici o infrastrutturali che possono rallentare od ostacolare la Sagra. Unicuique suum.

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Il quoziente familiare sperimentato a Parma

02.02.2010 (5:30 pm) – Filed under: Commenti ::
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Il dopo-Berlusconi

02.02.2010 (1:42 am) – Filed under: Commenti, Elezioni Regionali 2010, Politica nazionale ::

Scrive Stefano Folli:

Sull’altro versante, è singolare che Berlusconi si sia arreso alla logica dei due candidati in Puglia, dopo aver individuato con lucidità il cuore del problema: appunto, la necessità di contrapporre una sola candidatura credibile al forte Vendola. Due giornali di riflessione politica, il «Foglio» e il «Riformista», s'interrogavano ieri su questa incongruenza. Il senso era simile. In Puglia non ha funzionato il carisma del leader e hanno prevalso gli apparati. Certi dirigenti «non si sono mostrati all'altezza del compito», scrive il «Foglio». E sul «Riformista» Caldarola osserva come stavolta Berlusconi non sia riuscito a guidare il gioco e a scegliere d'autorità il nome del candidato giusto. Almeno fino a oggi.

La vicenda può essere considerata istruttiva. Forse è la prima volta che il premier si lascia imporre, dai collaboratori o dalle circostanze, una soluzione a lui poco gradita. È presto per dire se stiamo assistendo a un primo segnale del dopo-Berlusconi. Meglio essere prudenti. Ma se così fosse, il futuro del centrodestra si presenta all'insegna dell'autolesionismo e delle divisioni.

via Nonostante tutto, il Pd ora sta meglio. Ed è il Pdl in affanno | Miradouro.

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Trova le differenze (sugg. Zambuto e Troja)

02.02.2010 (12:07 am) – Filed under: Commenti, Politica agrigentina ::

Se di giuridicamente rilevante non c’è nulla, sicuramente manca il buon gusto.

Ad Agrigento succede che vengano consegnati i Premi CINQUEMANI ARCURI agli amministratori originari della Provincia di Agrigento che si sono particolarmente distinti nell’attività istituzionale.

Tra i premiati quest’anno:

  • Marco Zambuto, Sindaco di Agrigento;
  • l’Avv. Luigi Troja, Presidente del Consiglio Comunale di Porto Empedocle.

Del direttivo dell’Associazione promotrice del Premio, oltre il Presidente Prof. Antonio Palazzo, nipote del notaio Cinquemani Arcuri, fanno parte: l’Avv. Marco Zambuto (Sindaco di Agrigento), il Dott. Pino Miccichè (Consilgliere Comunale e medico agrigentino), l’Avv. Giovanni Vaccaro (componente del Consiglio Nazionale Forense e Presidente dell’Ordine di Sciacca), il Prof. Giuseppe Palazzolo (Docente di Diritto Privato), l’Avv. Luigi Troja (Presidente del Consiglio Comunale di Porto Empedocle). [link]

Grassetto mio per aiutare l’occhio distratto. gn

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Favara ed il centro storico pericolante d’Italia

25.01.2010 (6:52 pm) – Filed under: Commenti, Politica agrigentina ::

La tragedia di Favara ha fatto puntare i riflettori sulla situazione del centro storico nella maggior parte dei comuni siciliani.

Come Favara, anche ad Agrigento il centro storico, invece di essere occasione di sviluppo turistico e commericiale, è abbandonato dagli agrigentini e lasciato agli immigrati come un ghetto.

Ma ad Agrigento, invece di immaginare uno sviluppo similare a quello di altre città, l’unico problema sembra essere la “via di fuga”, che in caso di una emergenza simile a quella di Favara, non sarebbe servita a nulla. Nonostante la via di fuga i palazzi pericolanti restano tali, e senza risorse non si riparano autonomamente.

La legge per il centro storico di Agrigento non è mai stata utilizzata, ed invece di far fronte comune sul governo e di far valere gli illustri ministri seduti negli scranni di Palazzo Chigi, o interpellare gli onorevoli parlamentari e assessori regionali, gli amministratori cittadini si beccano come i polli di Renzo.

Segnali di allarme già ne abbiamo visti, crolli e demolizioni nel centro storico si sono susseguiti negli ultimi anni.

Ora che l’attenzione è alta sarebbe il caso di pensare a soluzioni concrete e durature, non vorrei percorrere la via di fuga dietro ad un nuovo corteo funebre.

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Mannino e l’accusa di mafia Assolto dopo diciassette anni – Corriere della Sera

15.01.2010 (1:58 pm) – Filed under: Approfondimenti, Commenti ::

PALERMO – Per capire il calvario giudiziario di Calogero Mannino, assolto ieri in Cassazione dall’accusa di concorso esterno alla mafia dopo 19 anni di indagini e processi, basta ascoltare il suo primo commento: «Hanno portato via un pezzo della mia vita». Ma forse per mettere a fuoco lo psicodramma politico-giudiziario bisognerebbe ripartire da quei manifesti giganti che, per le elezioni del 1991, tappezzarono tutta la Sicilia con una sorta di sfida lanciata dalla grassa e inquinata Democrazia Cristiana alla mafia dei Corleonesi, di Riina e Provenzano, già latitanti da trent’anni. Perché su quei proclami voluti dall’ex ministro poi finito in cella si leggeva per la prima volta a caratteri cubitali «Contro la mafia, costi quel che costi».

Firmato Mannino, allora segretario regionale del partito, leader della sinistra interna, deciso a isolare «don» Vito Ciancimino, in buoni rapporti con Giovanni Falcone e, allora, appena salvato da Paolo Borsellino che aveva bloccato le insinuazioni di un pentito pilotato. Eppure, morti Falcone e Borsellino, due anni dopo le grandi stragi, nel febbraio ’94, a un anno dalla discussa cattura di Riina, fu notificato l’avviso di garanzia e nel febbraio ’95 maturò l’arresto di Mannino, triturato dal pool della Procura dove era arrivato un nuovo capo, Giancarlo Caselli, indifferente a quei manifesti che debbono essergli sembrati la prova del paradosso siciliano di chi dice una cosa per farne intendere un’altra.

Fatto sta che quel tentativo di sganciare almeno un pezzo della vecchia Dc dalle trame mafiose abortì con la stessa fine del partito e con il terremoto giudiziario di Mannino, additato come l’interlocutore diretto dello Stato con l’antistato. Per dirla con quello che Caselli, i sostituti Vittorio Teresi e Teresa Principato, indicarono come il «Buscetta della politica», tal Gioachino Pennino, un amico di Ciancimino, per dieci anni considerato un pentito attendibile, poi mollato, adesso ritenuto da tanti magistrati un bluff. Smentito via via perfino da altri boss come Leoluca Bagarella che definì Mannino «un carabiniere» e Giovanni Brusca, il pentito che rivelò il progetto di uccidere l’ex ministro «perché aveva avversato pubblicamente Cosa Nostra». Sono cadute una dopo l’altra le accuse, un processo dopo l’altro. I giudici di primo grado si convinsero dell’insussistenza delle prove. Di qui la prima assoluzione, dopo sei anni di dibattimento, nove mesi a Rebibbia, due anni ai domiciliari e un carcinoma. Fu immediato il ricorso al secondo grado chiesto e ottenuto dalla Procura. Lasciando sul banco d’accusa lo stesso pm frattanto nominato sostituto procuratore generale, Teresi. Un nuovo processo concluso nel 2004 con una condanna a 5 anni e 4 mesi. Cominciò allora il ping pong fra Palermo e Roma. Con la difesa che ricorse in Cassazione dove il procuratore generale chiese l’assoluzione dell’imputato.

La corte preferì ordinare un nuovo processo, ma esprimendo un giudizio severo per il lavoro compiuto in secondo grado. E i nuovi giudici d’appello a Palermo ne tennero conto. A fine 2008 la nuova assoluzione che demolì l’ipotesi di un presunto patto politico-elettorale con la mafia, ritenuto «evanescente, dunque insussistente». Poteva finire lì il «calvario», come lo chiama Mannino pensando alla moglie, Giusi Burgio, al figlio Toto, a tutti i familiari. E invece la procura generale ci provò di nuovo. «Prendendo una sberla dalla Cassazione», commentano euforici gli avvocati Salvo Riela e Grazia Volo. Perché la Suprema Corte ieri ha rigettato il ricorso ritenendolo «inammissibile». Molti sono convinti che quella Dc, anche la Dc di Mannino, deve avere avuto le sue colpe per i compromessi con la mafia. E continueranno le polemiche politiche, mentre esultano Casini, Buttiglione, Cesa, il suo «pupillo» Totò Cuffaro e non solo i leader dell’Udc, partito di cui Mannino è deputato a Montecitorio. Ma l’epilogo giudiziario evidenzia più di un paradosso. Perché Mannino era il nemico di Ciancimino. O meglio Ciancimino non lo tollerava, con lo stesso atteggiamento covato contro i big della sinistra Dc che lo avevano isolato sin dal 1983, al congresso di Agrigento. Ma paradossalmente da qualche tempo i pubblici accusatori di Palermo auspicavano una condanna definitiva di Mannino, mentre corre sulla strada accidentata di una ipotetica e complessa riabilitazione il rampollo di don Vito. È la partita aperta di una Palermo dove Mannino è il primo a non volere fare un uso strumentale del verdetto, pur convinto che «non c’è una giustizia da cambiare», ma «da cambiare sono le regole di funzionamento dell’accusa, questo è il vero problema».

Felice Cavallaro

15 gennaio 2010

viaMannino e l’accusa di mafia Assolto dopo diciassette anni – Corriere della Sera.

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Giovanni XXIII, la DC e l’accordo con il Pci

22.12.2009 (9:33 pm) – Filed under: Commenti, Rassegna stampa ::

Senza pretesa di verità storica vi segnalo l’aneddoto raccontato dal card. Tucci: l’incontro con Giovanni XXIII alla vigilia del congresso della DC prima dell’alleanza con il Pci.

Il Cardinale Tucci ha quindi accennato alla sua amicizia con Giovanni XXIII, che lo scelse come perito durante il Concilio Vaticano II, richiamando un aneddoto: una udienza concessagli dal Papa alla vigilia del famoso congresso della Democrazia cristiana nel gennaio del 1962 a Napoli, nel corso del quale Aldo Moro convinse l’intero gruppo dirigente del partito sulla necessità di un’alleanza con il Partito Comunista Italiano.

“Durante l’incontro – ha detto il porporato – il Pontefice mi ripetè una cosa che mi aveva già confidato durante il primo dei nostri incontri, cioè che non desiderava occuparsi delle cose dell’Italia e avrebbe voluto che la Segreteria di Stato fosse molto cauta nelle questioni italiane”.

“Mi disse che non si intendeva di politica e, in ogni caso, pensava che il Papa, appartenendo alla Chiesa universale, non dovesse essere coinvolto in questioni particolari riguardanti l’Italia”, ha continuato.

“A proposito delle divisioni interne alla Democrazia cristiana, aggiunse – credo riferendosi alla sinistra – che andavano comunque rispettati anche quelli che non erano, per così dire, sulle posizioni più accettabili, perché si trattava comunque di persone che difendevano le loro idee in buona fede”.

“Io non me ne intendo – disse Giovanni XXIII – ma francamente non capisco perché non si possa accettare la collaborazione di altri che hanno un’ideologia diversa per fare cose in sé buone, purché non vi siano cedimenti dottrinali’”.

“Capii così che Moro avrebbe avuto via libera – ha affermato il Cardinale Tucci –. Penso anzi che allo statista venne comunicata questa posizione del Papa perché, conoscendo la sua fede, non credo che avrebbe proceduto altrimenti su quella strada”.

Fonte: Zenit

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Finlandia: treni in ritardo per la neve? Al massimo 5 minuti tre giorni all’anno

22.12.2009 (1:10 pm) – Filed under: Commenti ::

Finlandia: treni in ritardo per la neve? Al massimo 5 minuti tre giorni all’anno.

Il titolo del Corriere potrebbe sembrare un atto di accusa per la scarsa manutenzione delle Ferrovie Italiane, che in questi giorni stanno avendo un po’ di problemi.

Mi sembra banale far notare che la Finlandia debba spendere un sacco di soldi per riscaldare gli scambi, ed evitare il blocco dei treni per dalla fine dell’estate all’ininizio dell’estate successiva.

Lo stessa impiego di risorse in Italia, paese del sole, sarebbe ingiustificato, per avere il medesimo risultato, treni con problemi per 3-5 giorni all’anno, cioè questi giorni.

Il vero dramma delle ferrovie italiane sono i treni per i pendolari. Conosco bene la situazione della Agrigento-Palermo e va solo a peggiorare. Più attenzione alla quotidianità e meno al sensazionalismo sarebbe certamente più fruttuoso.

viaFinlandia: treni in ritardo per la neve? Al massimo 5 minuti tre giorni all’anno – Corriere della Sera.

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