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	<title>Giovanni Nocera &#187; Nuova generazione di politici cattolici</title>
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		<title>Fede, vita, politica</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 18:49:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Nocera</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Nuova generazione di politici cattolici]]></category>
		<category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category>
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		<description><![CDATA[Benedetto XVI, ricevendo l&#8217;ambasciatore tedesco, ha dato una chiave di lettura del suo appello per una nuova generazione di laici cattolici impegnati in politica La Chiesa cattolica è consapevole di conoscere, attraverso la sua fede, la verità sull’uomo e quindi di avere il dovere di intervenire in favore dei valori che sono validi per l’uomo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Benedetto XVI, ricevendo l&#8217;ambasciatore tedesco, ha dato una chiave di lettura del suo appello per una nuova generazione di laici cattolici impegnati in politica</p>
<blockquote><p>La Chiesa cattolica è consapevole di conoscere, attraverso la sua fede,  la verità sull’uomo e quindi di avere il dovere di intervenire in favore  dei valori che sono validi per l’uomo in quanto tale, indipendentemente  dalle varie culture. Essa distingue fra la specificità della sua fede e  le verità della ragione, a cui la fede apre gli occhi e alle quali  l’uomo in quanto uomo può accedere anche a prescindere da questa fede.  Fortunatamente, un patrocinio fondamentale di tutti i valori umani  universali è divenuto diritto positivo nella nostra costituzione del  1949 e nelle dichiarazioni sui diritti dell’uomo dopo la seconda guerra  mondiale, perché delle persone, dopo gli orrori della dittatura, hanno  riconosciuto la loro validità universale, che si basa sulla loro verità  antropologica e l’hanno tradotta in diritto vigente. Oggi, si discute di  nuovo di valori fondamentali dell’essere umano, nei quali si tratta  della dignità dell’uomo in quanto tale. Qui la Chiesa, al di là  dell’ambito della sua fede, considera suo dovere difendere, nella  totalità della nostra società, le verità e i valori, nei quali è in  gioco la dignità dell’uomo in quanto tale. Quindi, per citare un punto  particolarmente importante, non abbiamo diritto di giudicare se un  individuo sia ‘già persona’, oppure ‘ancora persona’, e ancor meno ci  spetta manipolare l’uomo e voler, per così dire, farlo. Una società è  veramente umana soltanto quando protegge senza riserve e rispetta la  dignità di ogni persona dal concepimento fino al momento della sua morte  naturale. Tuttavia, se decidesse di ’scartare’ i suoi membri più  bisognosi di tutela, di escludere uomini dall’essere uomini, si  comporterebbe in maniera profondamente inumana e anche in modo non  veritiero rispetto all’uguaglianza – evidente per ogni persona di buona  volontà – della dignità di tutte le persone, in tutti gli stadi della  vita. Se la Santa Sede interviene in campo legislativo in merito alle  questioni fondamentali della dignità umana, che si pongono oggi in  numerosi ambiti dell’esistenza prenatale dell’uomo, non lo fa per  imporre la fede ad altri in modo indiretto, ma per difendere valori che  per tutti sono fondamentalmente intellegibili come verità  dell’esistenza, anche se interessi di altra natura cercano di offuscare  in vari modi questa considerazione</p></blockquote>
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		<title>Testimoni credibili in una società in crisi</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jul 2010 15:42:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Nocera</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nuova generazione di politici cattolici]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna stampa]]></category>
		<category><![CDATA[angelo bagnasco]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa cattolica]]></category>
		<category><![CDATA[dottrina sociale]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Intervista al cardinale Angelo Bagnasco presidente della Conferenza episcopale italiana Da Benedetto XVI un&#8217;immensa forza rinnovatrice per una nuova generazione di laici di Marco Bellizi La questione sollevata dalla controversa sentenza della Corte di Strasburgo che vieta l&#8217;esposizione del crocifisso nelle scuole pubbliche da affrontare con un pizzico di buon senso; la malintesa e pervicace [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a name="11"> <em><span style="font-size: xx-small;">Intervista al cardinale Angelo Bagnasco presidente  della Conferenza episcopale italiana</span></em><strong></p>
<h2></h2>
<p></strong><em><span style="font-size: xx-small;">Da Benedetto XVI un&#8217;immensa forza rinnovatrice per  una nuova generazione di laici </span></em><br />
</a></p>
<p><strong>di Marco Bellizi</strong></p>
<p>La questione sollevata dalla controversa  sentenza della Corte di Strasburgo che vieta l&#8217;esposizione del  crocifisso nelle scuole pubbliche da affrontare con un pizzico di buon  senso; la malintesa e pervicace forma di laicità, che ignora il fatto  religioso e anzi esplicitamente lo esclude; la necessità di  un&#8217;autoriforma e di una purificazione della Chiesa indicata da Benedetto  XVI;<img src="http://www.vatican.va/news_services/or/or_quo/159q07a1.jpg" border="0" alt="" width="268" height="312" align="right" /> l&#8217;esigenza di una  nuova generazione di politici cattolici auspicata già dal Papa e dal suo  segretario di Stato; il persistere della crisi economica;  l&#8217;anniversario dell&#8217;unità d&#8217;Italia come occasione per ritrovare coesione  e convergenza secondo l&#8217;auspicio, tra gli altri, del presidente della  Repubblica; il federalismo come intuizione già presente nella dottrina  sociale della Chiesa; la bellezza, la gioia e la responsabilità  dell&#8217;essere preti come frutti dell&#8217;Anno sacerdotale. Sono i questi i  temi della lunga intervista che il cardinale Angelo Bagnasco,  arcivescovo metropolita di Genova e presidente della Conferenza  episcopale italiana (Cei) ha rilasciato al nostro giornale. Che ha  espresso alla fine una convinzione:  &#8220;Questi mesi difficili cederanno il  passo a una rinnovata passione per l&#8217;annuncio di Dio con le parole e le  opere. Di Dio, infatti, l&#8217;uomo contemporaneo sente forte il bisogno in  un mondo confuso e incerto, ma pur sempre alla ricerca del senso della  vita terrena e della felicità piena&#8221;.</p>
<p><em>Eminenza, il 30 giugno si è tenuta presso la Corte di Strasburgo  l&#8217;udienza per il ricorso presentato dal Governo italiano contro la  sentenza del novembre scorso che vieta l&#8217;esposizione del crocifisso  nelle scuole pubbliche. Che aspettative ha rispetto a questa decisione? A  quali conseguenze porterebbe una conferma della precedente sentenza?</em></p>
<p>A dire la verità, mi aspetterei solo un pizzico di buon senso. È strano  infatti che proprio oggi, quando il confronto interculturale si fa più  esigente, a motivo della crescente mobilità, si pretenda poi di  censurare una delle matrici fondamentali della storia del nostro  continente. Ipotizzare, come taluni fanno, che il crocifisso leda la  laicità dello Stato, il quale non dovrebbe inclinare verso nessuna  opzione religiosa o confessionale, significa dimenticare che ben prima  dello Stato vi è la gente; esiste infatti un humus profondo che  identifica il sentire comune della gran parte della popolazione  italiana. Nella scelta di mettere tra parentesi un segno come il  crocifisso colgo peraltro una scarsa considerazione di quel principio di  sussidiarietà per cui ciascuno Stato, nel contesto europeo, presenta  una peculiare radice che merita rispetto e considerazione. Del resto, a  essere sinceri, a chi mai è venuto in mente di eliminare festività  nazionali che hanno una chiara impronta religiosa nel nostro o in altri  Paesi del mondo? Volere eliminare le caratteristiche tradizioni  culturali e religiose di un Paese, specie quelle legate agli ambienti di  vita &#8211; siano essi la scuola o i luoghi di aggregazione giovanile &#8211;  significa rinunciare proprio a quella ricchezza delle culture che si  vorrebbe per altri versi tutelare e difendere. <span id="more-1932"></span></p>
<p><em>Sono stati in molti a ravvisare dietro alla precedente sentenza  della Corte un&#8217;ispirazione culturale molto vicina a sentimenti di  cristianofobia. Lo stesso si è detto a proposito degli attacchi subiti  dalla Chiesa,  come  per  esempio  è  avvenuto in Belgio. Da dove nasce  tutta questa ostilità?</em></p>
<p>Più semplicemente &#8211; ma vorrei dire ancora più gravemente &#8211; esiste una  malintesa e pervicace forma di laicità, che sarebbe meglio definire  laicismo; questa ignora il fatto religioso, anzi esplicitamente lo  esclude. Si tratta in realtà di una grave amputazione del senso dello  Stato, che ovviamente non ha competenze in campo religioso né persegue  finalità religiose, ma deve riconoscere, rispettare e anzi promuovere la  dimensione religiosa. Dietro la libertà religiosa infatti si cela la  più decisiva esperienza della libertà umana, senza la quale è a rischio  non solo la fede, ma ancor prima la democrazia. Dietro la cosiddetta  neutralità dello Stato è presente un pregiudizio, tardo a morire, verso  il quale giustamente Benedetto XVI da tempo va concentrando la sua  riflessione:  quello cioè di confinare Dio al di fuori dello spazio  pubblico, riducendolo a una questione privata. Per  quel  che  riguarda   l&#8217;Europa,  poi, si trascura il fatto che la nostra civiltà &#8211; delle cui  conquiste relative alla libertà, all&#8217;uguaglianza, ai diritti individuali  e sociali tutti godono &#8211; germoglia proprio dal crocifisso, riconosciuto  come il suo simbolo più qualificato e universale.</p>
<p><em>Benedetto XVI ha affermato che il pericolo più grande per la Chiesa è  al suo interno. Come si affronta questa minaccia?</em></p>
<p>Il Santo Padre chiama tutti i cattolici a un&#8217;opera di autoriforma e  spinge tutta la Chiesa a compiere un cammino di purificazione. Questa  indicazione è senza dubbio una provocazione non solo per il mondo  ecclesiale, ma per la stessa società civile. Tale linea di marcia non è  affatto &#8220;spiritualista&#8221;, come afferma qualcuno; al contrario, racchiude  un&#8217;immensa forza rinnovatrice, una forza di concretezza e di azione che  la storia già conosce. In una stagione in cui tendenzialmente tutti  cercano di difendere se stessi e, all&#8217;occorrenza di denigrare gli altri,  il Papa invita a battersi il petto e a non guardare alle colpe altrui,  chiamando in causa la coscienza individuale perché dinanzi a Dio ognuno  si riconosca nella verità. È evidente che l&#8217;insidia maggiore nasce  sempre dal di dentro e non dal di fuori. Ciò che fa vacillare, infatti,  non sono gli attacchi, anche virulenti, che possono esserci da parte di  chi nutre pregiudizi o ostilità nei riguardi della fede, ma quelli da  parte di chi alla fede si appella, rinnegandola poi nel concreto con  l&#8217;insipienza e lo scandalo dei suoi comportamenti. La minaccia  dall&#8217;interno dunque è più subdola e chiede di essere smascherata  attraverso un lineare riconoscimento dei fatti, seguendo un rigoroso  percorso di penitenza che non ammette ritardi o attenuanti. Nel caso  degli abusi su minori, che hanno coinvolto dolorosamente alcuni  ecclesiastici, occorre aggiungere che l&#8217;accertamento dei fatti, nelle  sedi e nei modi dovuti, garantisce alla giustizia i colpevoli di questi  terribili delitti. Se, come credo, la crisi che si sta attraversando ha  un senso, esso consiste proprio nel ritornare con umiltà alle sorgenti  del Vangelo, che chiama ogni generazione di cristiani a dare ragione  della propria speranza con le parole e con la vita.</p>
<p><em>La questione educativa è da tempo indicata come elemento centrale  dell&#8217;azione pastorale. In Italia, la Chiesa l&#8217;ha messa al centro degli  orientamenti pastorali per il prossimo decennio. C&#8217;è un momento, o un  processo, a partire dal quale, nella società civile, si può ravvisare  l&#8217;inizio di questa emergenza?</em></p>
<p>Come  ricorda  di  frequente  Benedetto XVI, ogni generazione è chiamata  a raccogliere la sfida della libertà, e così a imparare sempre di nuovo  cosa significhi essere liberi. Certamente ai nostri giorni esiste una  serie di elementi che hanno reso più difficile l&#8217;esercizio di questa  libertà, a fronte di un&#8217;aspirazione diffusa che la vede come un diritto e  non anche come una responsabilità. In particolare, il mondo degli  adulti ha smesso di generare alla vita. Ognuno di noi, infatti, cresce  non tanto ascoltando quanto vedendo qualcuno. In concreto, genera alla  vita chi si lascia sorprendere dalla vita e attraversare da essa. Ciò  vuol dire che per essere generativi bisogna accettare il fatto che non  si è all&#8217;origine della vita, ma che ci si fa attraversare da essa e con  essa si dialoga. Diversamente si resta accecati e imprigionati dalla  volontà di potenza e si finisce per distruggere il mondo. Credo che  avere perso il senso dell&#8217;anteriorità, cioè di Dio, abbia prodotto  mancanza di autorevolezza, e finito col creare una società senza padri,  cioè fatalmente senza testimoni. La capacità di generare peraltro  implica sempre una trasformazione personale, fatta di dedizione, di  impegno, di passione, di successo e di fallimento. Fa parte  dell&#8217;accoglienza della vita anche il sapere rinunciare a qualcosa di sé  per gli altri. Mi sembra che questa serie elementare di atteggiamenti  sia scomparsa dalla scena pubblica per dare adito a comportamenti per lo  più narcisistici, quando non addirittura adolescenziali.</p>
<p><em>Benedetto XVI, già nel 2008, ha fatto riferimento alla necessità di  una nuova generazione di politici cattolici, messaggio rilanciato dal  suo segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone, e da lei in  occasione del Consiglio permanente della Cei dello scorso gennaio.  Generalmente questo messaggio viene inteso come una chiamata ad assumere  iniziative politiche conseguenti alla propria coscienza di cristiani. È  questa l&#8217;interpretazione corretta?</em></p>
<p>Il Papa a Cagliari ha auspicato una nuova generazione di politici  cattolici e il suo segretario di Stato, il cardinale Bertone, gli ha  fatto doverosamente eco, per segnalare una urgenza che è sotto gli occhi  di tutti. L&#8217;affezione per la cosa pubblica sta scemando e sempre più  rarefatto è il consenso intorno al bene comune, privilegiando ciascuno  beni di piccolo cabotaggio e senza prospettiva alcuna. Per questa  ragione anch&#8217;io ho fatto riferimento a un &#8220;sogno&#8221; per evocare una  direzione di marcia verso cui camminare. Nella prolusione mi riferivo  appunto a &#8220;una generazione nuova di italiani e di cattolici che, pur nel  travaglio della cultura odierna e attrezzandosi a stare sensatamente  dentro ad essa, sentono la cosa pubblica come importante e alta, in  quanto capace di segnare il destino di tutti, e per essa sono disposti a  dare il meglio dei loro pensieri, dei loro progetti, dei loro giorni&#8221;.  Penso che attorno a questo tema nevralgico della nostra società, che  chiama in causa la testimonianza della Chiesa, occorra il concorso  attivo di tutti. Come vescovi italiani ci impegneremo a una specifica  riflessione in merito.</p>
<p><em>Sui temi etici, in quasi tutti i partiti italiani si registrano al  momento posizioni eterogenee. Esiste oggi un problema di rappresentanza  politica delle posizioni cattoliche in Italia?</em></p>
<p>Più che un problema di rappresentanza politica esiste un problema di  coerenza personale. Credo che sempre più siano necessari fedeli laici  capaci di imparare a vivere il mistero di Dio, esercitandosi ai beni  fondamentali della libertà, della verità, della coscienza. Come detto  nella citata prolusione dello scorso gennaio, &#8220;cresce l&#8217;urgenza di  uomini e donne capaci, con l&#8217;aiuto dello Spirito, di incarnare questi  ideali e di tradurli nella storia non cercando la via meno costosa della  convenienza di parte comunque argomentata, ma la via più vera, che  dispiega meglio il progetto di Dio sull&#8217;umanità, e perciò capaci di  suscitare nel tempo l&#8217;ammirazione degli altri, anche di chi è mosso da  logiche diverse&#8221;.</p>
<p><em>L&#8217;Italia, come il resto del mondo, sta vivendo un difficile  passaggio economico. Ritiene che il peggio si possa considerare ormai  superato o gli effetti della crisi devono ancora rivelarsi pienamente?</em></p>
<p>Per quel che vedo con i miei occhi, c&#8217;è ancora molta disoccupazione. E  non scorgo concreti e sicuri segnali di inversione di tendenza, anche in  grandi realtà industriali della mia Genova. Serpeggiano tra la gente  preoccupazioni serie e pungenti. Non mi riferisco ovviamente a un  discorso di macroeconomia per il quale non ho le competenze.  Semplicemente constato che se gli strateghi possono rassicurare sul  medio periodo, ritenendo che la strada giusta sia stata imboccata, come  vescovo vedo molta gente senza lavoro e sono turbato da tanta sofferenza  e insicurezza su come arrivare alla fine del mese. Un certo  assestamento c&#8217;è stato perché le famiglie si sono adattate, utilizzando  meglio le risorse ed evitando gli sprechi. Però c&#8217;è una fascia che aveva  ben poco da risparmiare e che obiettivamente è in affanno.</p>
<p><em>Le misure che si stanno prendendo in risposta alla crisi stanno  creando diverse tensioni fra parti sociali e contrasti a livello  politico. Quali criteri dovrebbero essere seguiti nella previsione di  interventi che si preannunciano molto severi?</em></p>
<p>Credo che il criterio dell&#8217;equità economica sia quello da seguire,  dovendo ciascuno dare in rapporto alle proprie capacità. Sta poi a chi  ha la responsabilità politica affrontare in concreto la situazione,  declinando l&#8217;equità economica dentro a una cornice di libertà politica e  di coesione sociale. Solo così i tre valori in gioco &#8211; la libertà  politica, la giustizia economica, la coesione sociale &#8211; si salvaguardano  insieme.</p>
<p><em>Da alcune parti, di frequente anche dal Quirinale, si osserva come  il Paese stia perdendo il senso della coesione nazionale. La Chiesa in  Italia condivide questa sensazione?</em></p>
<p>L&#8217;anniversario dell&#8217;unità d&#8217;Italia è una provvidenziale occasione per  ritrovare le comuni radici che hanno fatto il nostro Paese, ben prima  del suo riconoscimento come Stato. Proprio riandando indietro nel tempo,  si scopre che quando a prevalere sono state logiche di campanile e ci  si è contrapposti in nome del proprio &#8220;particolare&#8221; si è registrata una  battuta d&#8217;arresto. Al contrario, quando si è innescato il meccanismo  virtuoso della cooperazione, allora le forze culturali, sociali,  economiche e spirituali, si sono sommate e non annullate. Penso che la  crisi in atto debba dunque spingere l&#8217;Italia a ritrovare se stessa. Per  questo apprezzo lo sforzo di quanti, innanzitutto il presidente della  Repubblica, invitano continuamente a ritrovare la coesione e la  convergenza, al di là delle legittime differenze.</p>
<p><em>Al Mezzogiorno la Cei ha dedicato un importante documento. La crisi,  secondo gli osservatori, sembra aver aggravato ulteriormente il divario  con il resto del Paese. Si discute anche dell&#8217;impatto del decentramento  fiscale. Il federalismo è un pericolo o un&#8217;opportunità?</em></p>
<p>Il federalismo non è una ricetta magica, ma  rappresenta  un&#8217;intuizione  ben presente nella dottrina sociale della  Chiesa, che  sin  dai  tempi   di Pio  XI  chiama  in  causa  il  principio di sussidiarietà &#8211; poi  introdotto a Maastricht &#8211; per sottolineare che quel che può essere fatto  dalle realtà intermedie non deve essere avocato a sé dall&#8217;istanza  centrale. Infatti più si è vicini alla realtà, più la si può  accompagnare con efficienza e oculatezza. Ciò posto, il principio  suddetto va coniugato  con  quello  di  solidarietà  per evitare che chi  sta indietro resti ancora più arretrato.</p>
<p><em>Dal 14 al 17 ottobre si terrà a Reggio Calabria la Settimana sociale  dei cattolici italiani, con la quale si vuole proporre un&#8217;&#8221;agenda di  speranza&#8221;. È la speranza che manca maggiormente al Paese?</em></p>
<p>L&#8217;agenda è un termine entrato nel linguaggio comune per richiamare  concretezza di obiettivi e aderenza alla realtà. In quella preparata in  vista della settimana di Reggio Calabria si elenca una serie di  questioni non più rinviabili &#8211; come creare impresa, educare, includere  nuove presenze nel nostro Paese, introdurre i giovani nel mondo del  lavoro e della ricerca, compiere la transizione istituzionale &#8211; che oggi  definiscono in modo puntuale il volto del bene comune, che solo  garantisce la tenuta unitaria dell&#8217;Italia e la ripresa economica.  Certamente è la speranza cristiana che fa da sfondo, e ancor prima da  movente, a questa rinnovata stagione di impegno dei cattolici italiani  dentro la società di oggi.</p>
<p><em>Si è da poco concluso l&#8217;Anno sacerdotale. Cosa ha significato per i  sacerdoti italiani, quale è l&#8217;eredità di questa iniziativa?</em></p>
<p>L&#8217;Anno sacerdotale è stato, per volontà di Benedetto XVI, un&#8217;occasione  straordinaria per riscoprire la bellezza, la gioia e la responsabilità  del sacerdozio e del ministero pastorale. E per mettersi di più in gioco  nella santità che richiede. La vocazione sacerdotale è infatti un dono  inestimabile che non cancella la consapevolezza dei limiti umani, ma  esalta la scelta del Signore Gesù, il quale si fa prossimo a ogni uomo  attraverso il servizio discreto e fedele di tanti parroci e preti; e  questi, attraverso il Vangelo e i sacramenti, aprono il mondo a Dio e  rendono più umano il nostro territorio. Credo che l&#8217;eredità dell&#8217;Anno  sacerdotale sia l&#8217;impegno a una testimonianza di vita che deve farsi  ancor più trasparente per l&#8217;amore a Dio e alla sua Chiesa.</p>
<p><em>&#8220;Per crucem ad lucem&#8221;:  ha usato più volte questa espressione per  descrivere il momento che sta vivendo la Chiesa. Il tempo della croce  sarà ancora molto lungo?</em></p>
<p>Ogni momento di sofferenza, quando accolto con senso di responsabilità,  prelude sempre a una rinascita. Sono convinto che anche questi mesi  difficili cederanno il passo a una rinnovata passione per l&#8217;annuncio di  Dio con le parole e le opere. Di Dio, infatti, l&#8217;uomo contemporaneo  sente forte il bisogno in un mondo confuso e incerto, ma pur sempre alla  ricerca del senso della vita terrena e della felicità piena.<br />
<span style="font-size: x-small;"><strong>(©L&#8217;Osservatore Romano &#8211; 14 luglio 2010)</strong></span>
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		<title>Pensare politicamente non solo agire nel sociale</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 16:44:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Nocera</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nuova generazione di politici cattolici]]></category>
		<category><![CDATA[avvenire]]></category>
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		<category><![CDATA[settimane sociali]]></category>

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		<description><![CDATA[I CATTOLICI HANNO QUALCHE COSA DA DIRE Assai opportunamente, dalle pagine di Avvenire, il presidente del Comitato organizzatore delle &#8216;Settimane sociali&#8217; dei cattolici, monsignor Arrigo Miglio, ha richiamato l’attenzione dell’opinione pubblica, non solo cattolica, sul non lontano appuntamento di Reggio Calabria (14-17 ottobre) sul tema &#8216;Cattolici nell’Italia di oggi. Un’agenda di speranza per il futuro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>I CATTOLICI HANNO QUALCHE COSA DA DIRE</strong><strong> </strong></p>
<p>Assai opportunamente,  dalle pagine di <em> Avvenire,</em> il presidente del Comitato organizzatore delle &#8216;Settimane  sociali&#8217; dei cattolici, monsignor Arrigo Miglio, ha  richiamato l’attenzione  dell’opinione pubblica, non solo cattolica,  sul non lontano appuntamento di Reggio Calabria (14-17 ottobre) sul tema  &#8216;Cattolici nell’Italia di oggi. Un’agenda di speranza per il futuro del  Paese&#8217;. In effetti, quello che proviene dall’annunziato appuntamento – a  tre anni di distanza dalla densa Settimana sociale di Pisa – può essere  considerato come un forte invito alla progettualità politica dei  cattolici. Quali le ragioni dell’insistente, e insieme preoccupata,  sollecitazione che continua a venire da autorevolissime voci? A mio  avviso, sono sostanzialmente due: una in negativo e una in positivo. La  ragione in negativo è costituita dalla constatazione che – dopo la fine  dell’unità politica dei cattolici e la &#8216;diaspora&#8217; dei credenti nelle  varie formazioni politiche (ma, ancora più spesso, nel sociale o nel  puro privato) – sono venuti meno molti dei luoghi antichi di  elaborazione culturale e si assiste ad una pericolosa omologazione delle  idee e delle convinzioni dei credenti alla cultura dominante, ad un  &#8216;bipolarismo politico&#8217; nel quale molti cattolici non si riconoscono.  <span id="more-1604"></span></p>
<p>Troppo spesso ci si limita a contestare l’uno o l’altro schieramento, ed  a rilevarne i limiti, senza una adeguata capacità di proporre una seria  alternativa. In positivo, la ragione di questa sollecitazione alla  progettualità deriva dalla consapevolezza che i cattolici hanno ancora  qualche cosa da dire alla società italiana, non sono semplicemente un  grande serbatoio di voti al quale attingere in vista della realizzazione  di progetti nei quali solo in parte i credenti si riconoscono. Ma  considerato, appunto, che i cattolici hanno &#8216;qualche cosa da dire&#8217;, come  e dove dirlo?</p>
<p>Reggio Calabria sarà certamente uno di questi  luoghi; ma è necessario che ve ne siano anche altri, che l’appuntamento  di ottobre sia la sintesi di un lungo e variegato lavoro preparatorio.  Qui, tuttavia, sta il problema. Non mancano certo in Italia i centri e  gli istituti di cultura di ispirazione cristiana; ma troppo spesso essi  appaiono un poco ripiegati sul passato piuttosto che proiettati verso il  futuro. Non vi è dubbio che è importante custodire la memoria dei  cattolici che, soprattutto a partire dalla crisi del fascismo, hanno  dato un importante e determinante contributo alla rinascita del Paese ed  alla sua presenza nel mondo; ma non meno importante è progettare una  società che sappia far fronte alle sfide che la attendono: dalla  globalizzazione alle nuove prospettive dello sviluppo (o forse del  passaggio da uno &#8216;sviluppo&#8217; solo quantitativo ad un, più autentico,  &#8216;sviluppo&#8217; relazionale e sociale nel segno della solidarietà, come  sollecita a fare la <em> Caritas in veritate</em> di Benedetto XVI). I cattolici italiani sono di fronte ad  un’alternativa secca: o recuperare una loro autonoma capacità  progettuale, così da offrire agli italiani un possibile modello di nuova  società migliore, più giusta e solidale di quella attuale; oppure  rassegnarsi a essere subalterni, salvo svolgere il pur importante ruolo  di coloro che si battono per evitare alcune storture e per impedire la  radicale distorsione dei valori nei quali essi credono. Un grande  maestro del cattolicesimo democratico, Giuseppe Lazzati, sollecitava  insistentemente i cattolici a pensare politicamente. Si sarebbe tentati  di osservare, un poco malinconicamente, che i cattolici italiani sono  oggi orientati in prevalenza ad &#8216;agire&#8217; (soprattutto nel vasto ed  importante ambito del volontariato), e scarsamente inclini a &#8216;pensare&#8217;.</p>
<p>Ma è appunto a &#8216;pensare&#8217; – tutt’altra cosa che guardare passivamente al  corso della storia – che la Settimana sociale invita e sollecita.</p>
<p>GIORGIO CAMPANINI <a href="http://www.giovanninocera.it/wp-content/uploads/2010/03/p020503pol1.pdf" target="_blank">Avvenire del 05.03.2010</a>
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		<title>Il napalm sul sistema bancario siciliano</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 20:22:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Nocera</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[banca ladrona]]></category>
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		<description><![CDATA[[Continuano gli articoli che confermano la bontà dell'iniziativa "Banca ladrona!", dimostrando la stretta che il sistema creditizio siciliano ha avuto nell'ultimo ventennio. Di seguito un ulteriore tassello nell'analisi] Circa 15 anni fa ebbe inizio la crisi del sistema bancario siciliano. La nostra è oggi la sola grande regione europea che non ha saputo conservare – sia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[Continuano gli articoli che confermano la bontà dell'iniziativa <a href="http://www.giovanninocera.it/category/banca-ladrona/" target="_blank">"Banca ladrona!"</a>, dimostrando la stretta che il sistema creditizio siciliano ha avuto nell'ultimo ventennio. Di seguito un ulteriore tassello nell'analisi]</p>
<p>Circa  15 anni fa ebbe inizio la crisi del  sistema bancario siciliano. La nostra è oggi la sola grande regione  europea che non ha saputo conservare – sia pure all’interno di un gruppo  di dimensioni adeguate al mercato – nessuna delle sue Banche storiche  con un’autonomia operativa sufficiente a collegare allo sviluppo del  territorio la propria missione.</p>
<p>Oggi, mentre si discute di banca del Sud e si riprende a parlare di  questione meridionale, qualcuno si sorprende che Unicredit voglia  cancellare di fatto la residua e minima autonomia del Banco di Sicilia.  Né può sorprendere che tra i gruppi interessati a prendere il posto del  Banco come azienda creditizia di riferimento regionale ci sia Banca  Nuova del gruppo delle popolari vicentine di Zonin.</p>
<p>Tuttavia per capire quello che oggi sta succedendo non sarebbe male  riportare alla memoria come allora si pose mano alla ristrutturazione  del sistema creditizio isolano.<span id="more-1571"></span>Nessuno di certo potrebbe negare l’ineluttabilità del  processo di accorpamento e privatizzazione del settore creditizio per  adeguarlo alla dimensione continentale, né tantomeno può rimpiangere il  sistema bancario isolano del passato, così pervaso dai condizionamenti  politico/clientelari della Regione e dall’opacità dei suoi rapporti con  alcuni settori dell’economia isolana.</p>
<p>Certo non chi fu tra i non molti che quelle condizioni denunziarono  reiteratamente, chiedendo anche per tempo alla Banca d’Italia di  intervenire.</p>
<p>Ma occorre sapere che, quando quell’intervento ci fu, pur in ritardo,  tutto produsse tranne il raggiungimento dei fini che doveva  ripromettersi: un sistema più trasparente, più solido e più efficace per  il supporto allo sviluppo economico del territorio.</p>
<p>Sarò  brevissimo, fidando, più che nella mia, nella memoria di chi  legge:</p>
<ul type="DISC">
<li>Innanzitutto l’errore della liquidazione della Sicilcassa e  l’incorporazione con il Banco di Sicilia: la Sicilcassa poteva essere  risanata e messa sul mercato per una fusione con un grande Gruppo  italiano; in ogni caso la sommatoria di due banche con le medesime  debolezze, una rete sportelli sovrapposta e differenti procedure  tecnologiche era un esempio negativo del manuale delle razionalizzazioni  industriali.  Da notare anche una gestione – ancora oggi operante &#8211;  della società di Liquidazione Sicilcassa avvenuta in un cono d’ombra  della pubblica opinione.</li>
<li>L’ingresso per conto del Tesoro di Mediocredito Centrale e del  suo management guidato da Gianfranco Imperatori segnò una fase di stand  bay utile ad una prima razionalizzazione ed alla necessaria ricerca di  un partner adeguato.</li>
<li>Quel management, con il supporto dei sindacati di categoria e  delle associazioni produttive, aveva prodotto un progetto di  risanamento, individuando la soluzione migliore nell’offerta di acquisto  proposta proprio dal Gruppo delle Banche Popolari vicentine guidato da  Zonin, che si dichiarava disponibile a sottoscrivere una quota  maggioritaria, che si completava con le quote minoritarie degli  industriali siciliani, del personale del Banco e quelle della stessa  Regione. Eravamo alla fine degli anni 90.</li>
<li>La Banca d’Italia, governata da Fazio, scelse invece l’unica  altra offerta della Banca di Roma del dottor Geronzi, con una procedura  perlomeno strana che – a gara in scadenza – precisava che le offerte per  essere valide dovevano riferirsi all’acquisto da parte di un singolo  offerente dell’intera quota societaria. L’offerta Zonin fu esclusa pur  proponendo un prezzo di acquisto per singola quota superiore a quello di  Geronzi e pur presentando un piano industriale certamente più  plausibile ed efficace (il Gruppo a quei tempi non era ancora presente  in Sicilia).</li>
<li>Banca di Roma procedette allo smantellamento, più che alla  razionalizzazione, del sistema bancario in Sicilia, vendendo poi tutto  il Gruppo Capitalia a Unicredit e riposizionando il suo leader nella  cabina di  regia di Mediobanca. Il resto è cronaca di oggi che, con la  cancellazione della ragione sociale del Banco di Sicilia, toglie  l’ultimo velo di ipocrisia all’operazione.</li>
</ul>
<p>Il successo siciliano del Gruppo Zonin con Banca Nuova è d’altro  canto la prova che aveva visto giusto chi puntava sul progetto  alternativo a Banca di Roma, avendo come obiettivo possibile l’efficacia  di un rigoroso piano industriale di razionalizzazione e competitività  del sistema creditizio isolano.</p>
<p>Intanto sono passati 15 anni in cui si sono dissipate ingenti risorse  economiche e professionali del settore creditizio isolano, si è  mortificata un’intera categoria di lavoratori che, in maggioranza, non  aveva alcuna responsabilità nei vizi del sistema, si sono cancellati  pezzi di cultura che pure erano patrimonio comune. Tutto a fronte di un  progressivo affievolimento delle funzioni di sostegno che il sistema  bancario avrebbe dovuto assicurare all’iniziative di crescita economica  del territorio.</p>
<p>Mi preme ricordare questo perché proprio oggi vedo volteggiare sulle  spoglie del sistema creditizio isolano alcuni gruppi, persone e  conventicole che di quella spoliazione della nostra terra sono stati i  beneficiari politici ed economici.</p>
<p>Giovanni Rosciglione &#8211; SiciliaInformazioni.com
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		<title>Le Banche Popolari finanziano la ripresa dando ossigeno alle imprese</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 17:19:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Nocera</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il rafforzarsi delle aspettative di ripresa economica &#8211; i maggiori centri di ricerca concordano nel posizionare un recupero significativo dell’attività produttiva a partire dalla metà del prossimo anno &#8211; sta muovendo l’interesse degli osservatori del credito verso nuovi interrogativi. Se, fino ad ora, ci si era preoccupati della stabilità delle aziende di credito e della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il rafforzarsi delle aspettative di ripresa economica &#8211; i maggiori  centri di ricerca concordano nel posizionare un recupero significativo  dell’attività produttiva a partire dalla metà del prossimo anno &#8211; sta  muovendo l’interesse degli osservatori del credito verso nuovi  interrogativi. Se, fino ad ora, ci si era preoccupati della stabilità  delle aziende di credito e della loro capacità di erogare affidamenti  anche in presenza di un mercato interbancario sostanzialmente  “congelato”, adesso la domanda principale riguarda le prospettive di  finanziamento della ripresa. Attualmente, infatti, la domanda di  impieghi per investimenti da parte delle imprese si è di fatto azzerata,  ma, quando il motore della produzione riprenderà a girare, saranno in  grado le nostre banche di fare fronte alla prevedibile crescita della  domanda di denaro fresco?<span id="more-1563"></span></p>
<p>E’ una risposta alla quale il comparto delle Banche Popolari è pronto  a dare una risposta affermativa. Le stime elaborate dall’Associazione,  basate sull’andamento nei primi nove mesi di quest’anno sono in linea  con le attese ed indicano una stabilizzazione del ritmo di incremento  del credito, che dovrebbe aumentare già negli ultimi mesi dell’anno  (+5,2% a dicembre).</p>
<p>Quello che si sta osservando è una maggiore reattività delle Banche  Popolari rispetto agli effetti della crisi, che si traduce in dinamiche  di intermediazione ormai sempre più compatibili con un quadro di  riferimento di espansione dell’economia, che sta progressivamente  perdendo le connotazioni del ristagno. Un risultato che la Categoria ha  conseguito soprattutto in virtù di politiche mirate alla prossimità al  territorio ed al costante sostegno alla piccola e media imprenditoria.  Tale prossimità e la volontà, che da essa discende, di essere elementi  propulsivi nei sistemi locali hanno dato ulteriore impulso alla crescita  delle Banche Popolari, che hanno guadagnato un numero via via crescente  di nuovi clienti negli ultimi mesi.</p>
<p>In un ottica di più lungo periodo, infatti, le Popolari hanno  contrapposto alla più profonda contrazione degli investimenti degli  ultimi decenni, flussi di nuovi affidamenti particolarmente elevati,  garantendo così ossigeno alla crisi di liquidità delle imprese.</p>
<p>Allo stesso modo, in virtù di relazioni di fiducia con il tessuto  imprenditoriale ancor più intense maturate durante il rallentamento  dell’economia esse sapranno essere protagoniste della ripresa, così come  indicano le stime dell’Associazione, secondo le quali la crescita  tendenziale degli impieghi dovrebbe accelerare oltre al 6% nel 2010,  anche in coincidenza con ritmi di incremento della raccolta diretta  superiori all’8%.</p>
<p>Alla reattività nei confronti della crisi delle Banche Popolari farà  seguito, quindi, stando alle evidenze sin qui disponibili, quella che  potrebbe essere definita proattività rispetto alla ripresa. Il Credito  Popolare, grazie alle sue caratteristiche distintive, si candida ad  anticipare il recupero dell’economia e ad assecondare la nuova fase  espansiva del settore produttivo.</p>
<p>Pochi mesi ci separano ormai dall’appuntamento con una congiuntura  auspicabilmente più favorevole, ma le basi per sfruttare appieno le  potenzialità offerte dal mutato quadro di riferimento, almeno per quanto  riguarda le Banche Popolari, sono già state poste. E si tratta di basi  solide ed affidabili come solo un movimento che vanta 150 di storia e di  fedeltà ai propri principi può dare. Senza eccessivi entusiasmi, perché  il successo si ottiene solo con impegno e costanza, si può però  guardare con maggiore ottimismo al futuro economico del nostro Paese.</p>
<p><a href="http://www.loccidentale.it/articolo/le+banche+popolari+finanziano+la+ripresa+e+danno+ossigeno+alle+imprese.0081622" target="_blank">l&#8217;Occidentale</a>
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		<title>Economia ed imprese, intervista al direttore generale della Banca Sant’Angelo</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2010 13:15:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Nocera</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La crisi economica ancora non è superata che già si vedono le ripercussioni negative dal punto di vista dell’occupazione soprattutto in un territorio già in difficoltà dal punto di vista lavorativo come quello siciliano. E così molti si chiedono come le banche, quei soggetti che a livello internazionale abbiamo visto essere state additate responsabili del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="direttore BPSA" src="http://www.perlacitta.it/wp-content/gallery/cache/838__320x240_michele-costanzo.jpg" alt="" width="320" height="240" />La crisi economica ancora non è superata  che già si vedono le ripercussioni negative dal punto di vista  dell’occupazione soprattutto in un territorio già in difficoltà dal  punto di vista lavorativo come quello siciliano. E così molti si  chiedono come le banche, quei soggetti che a livello internazionale  abbiamo visto essere state additate responsabili del crollo mondiale  dell’economia, reagiranno dopo il passaggio di questo tsunami  finanziario.</p>
<p>A tal proposito abbiamo ascoltato ai  nostri microfoni Michele Costanzo direttore generale della Banca  Popolare Sant’Angelo, uno degli organismi di credito più radicati sul  territorio siciliano e che continua a mantenere una forte vocazione  localistica.</p>
<p><strong>Direttore, qual è la situazione  economica in Provincia di Agrigento? C’è la crisi?</strong></p>
<p>Credo che la crisi ci sia e non si possa  nascondere. E’ partita da un fatto che era più di paura e di sfiducia  nei confronti del sistema con una grossa componente emotiva e poi nel  corso del tempo invece stiamo osservando la ripercussione degli effetti  reali. Questo perché in un contesto in cui si innesca un elemento di  sfiducia si causa il blocco di un meccanismo che dovrebbe essere  virtuoso, per cui i consumi si restringono e questo significa che le  imprese producono meno ed a loro volta possono avere delle difficoltà  con i propri dipendenti.</p>
<p>Quando si parla di quando finirà questa  crisi molti sostengono che già dal 2010 ci sarà una ripresa mentre allo  stesso momento ci sono voci autorevoli che sostengono che gli effetti  sulla disoccupazione si cominceranno a vedere proprio adesso. Quindi è  come se si riverberasse in un momento successivo quello che, come  sappiamo, ha avuto inizio tempo fa.</p>
<p>Anche il nostro territorio naturalmente  ne risente perché, in generale, se i territori sono a maggiore fragilità  del tessuto economico hanno un ripercussione maggiore. Tuttavia abbiamo  visto che la reazione proprio del tessuto economico provinciale è stata  abbastanza adeguata, nel senso che, ad esempio, alcune imprese hanno  rinviato dei progetti che avevano in cantiere ed altre stanno facendo di  tutto per rendere efficiente la propria struttura in modo tale da poter  superare questo momento per poi riprendere la normalità gestionale.<span id="more-1552"></span></p>
<p><strong>La nostra realtà locale è  formate in maggioranza da piccole e medie imprese, quali servizi vengono  chiesti da queste in un periodo difficile come l’ultimo anno?</strong></p>
<p>Per quanto ci riguarda la Banca Popolare  Sant’Angelo si è già attrezzata da tempo ed anche nel nostro piano  aziendale abbiamo dedicato una certa attenzione allo sviluppo delle  imprese predisponendo un’unità specifica che si occupa solo di  consulenza alle imprese che ha sede a Palermo.</p>
<p>Nello specifico le piccole e medie  imprese hanno due necessità: la prima è il credito con servizi accessori  per la gestione corrente, poi ci sono i crediti a medio-lungo termine  che servono per dei programmi strutturali di sviluppo delle imprese. E’  chiaro che in tutto questo ha molto importanza il costo del credito, per  cui in determinate realtà si accede a crediti che possono contenere al  loro interno determinate agevolazioni, anche se in realtà le forme  agevolative sono sempre molto meno.</p>
<p>Per il resto chiedono una consulenza, di  essere supportate da parte della banca per riuscire a comprendere  meglio se le azioni e le idee trovano un adeguato consenso da parte di  chi deve vedere una validità del progetto dal punto di vista del  finanziamento.</p>
<p>L’obiettivo della Banca Sant’Angelo è  quindi quello di essere particolarmente vicina alle imprese, e lo siamo  con particolari convenzioni che abbiamo attivato, come ad esempio i  consorzi Fidi.</p>
<p><strong>Tenendo conto de mutamenti  intervenuti nello scenario creditizio regionale, quale è il valore  aggiuntivo di una banca fortemente radicata sul territorio come la Banca  Sant’Angelo rispetto alle grandi strutture extra regionali? </strong></p>
<p>Il primo valore aggiunto è che la  vocazione localistica della nostra banca ha realmente a cuore la  crescita del territorio, perché la sopravvivenza dell’azienda di credito  stessa è in stretta correlazione con il buono stato di salute del  territorio. La Banca Sant’Angelo ha avuto un andamento per certi versi  in controtendenza perché mentre le banche regionali tendevano a  scomparire noi, con un progetto di scissione che ha lasciato fuori dal  nostro ambito operativo alcune filiali collocate in territori dove non  avevamo forza, ci siamo ristretti in un territorio dove sostanzialmente  eravamo molto forti. La scelta a distanza di anni si è rilevata vincente  perché la banca è cresciuta molto.</p>
<p>Di fatto le realtà veramente siciliane  sono la Banca Popolare Sant’Angelo e la Banca Agricola Popolare di  Ragusa per il resto pur mantenendo qualche insegna che richiama il  territorio di fatto i centri decisionali sono lontani e credo che sia  difficile vivere la realtà di una regione quando non si vivono i  problemi.</p>
<p>Credo, quindi, che il nostro punto di  maggiore forza è quello di conoscere il tessuto imprenditoriale nella  sua effettiva realtà al di là di numeri che si possono leggere da un  bilancio o dai documenti ufficiali. Certe volte è fondamentale per lo  sviluppo di progetti di alcune imprese implementare decisioni corte e  veloci e la struttura organizzativa per dare risposte rapide riteniamo  sia fondamentale.</p>
<p><strong>In questi mesi è stato  realizzato un aumento di capitale Banca Popolare Sant’Angelo? Ci può  spiegare meglio perché è stata realizzata quest’operazione?</strong></p>
<p>La Banca Sant’Angelo ha sempre avuto dei  requisiti patrimoniali molto robusti ed è sempre stata in perfetto  allineamento con i requisiti di vigilanza che le autorità impongono.  Siamo anche una banca che per fortuna ha una grossa liquidità e siamo  caratterizzati anche dall’assenza di indebitamento interbancario nel  senso che noi non ci siamo indebitati con altre banche.</p>
<p>Recentemente ci sono state delle  disposizioni dell’autorità di vigilanza che hanno imposto alle banche di  avere un certo indice patrimoniale in relazione a dei rischi che la  banca può correre.</p>
<p>La linea della BPSA è sempre stata  piuttosto strutturata e prudenziale tant’è che anche quando ci sono  stati i fatti della crisi internazionale ne abbiamo risentito in misura  pressoché influente.</p>
<p>Quindi l’operazione di aumento di  capitale nasce per fare in modo che la crescita prevista dal piano  industriale della banca 2009-2011 sia anche adeguatamente supportata da  un aumento di patrimonio. Questo perché la crescita potrebbe esserci ma  diventa più adeguata e strutturata se alla crescita dei numeri della  banca si contrappone un patrimonio adeguato. Perciò stanzialmente l’idea  che è stata largamente condivisa dai nostri azionisti è quella di  aumentare il capitale e con questo capitale integrativo fare degli  investimenti nel territorio e per il territorio</p>
<p><strong>Attenzione al territorio ed alla  ricerca, qual’ è il ruolo sociale-culturale della Banca Sant’Angelo?</strong></p>
<p>E’ chiaro che come banca a vocazione  localistica dobbiamo andare al di là di quelli che sono gli obiettivi  tradizionali di una banca e quindi i nostri obiettivi non sono solo  quelli di sostenere economicamente e finanziariamente le piccole e medie  imprese, le famiglie ed i consumatori ma ci poniamo anche l’obiettivo  di dare il nostro contributo a tutto quello che rappresenta crescita  sociale e culturale del territorio. Per fare questo, tra le tante altre  cose, tramite la Fondazione Curella svolgiamo un ruolo che ci viene  unanimemente riconosciuto come una grande opera per il supporto allo  sviluppo del mezzogiorno, con diversi studi economici molto  approfonditi. Proprio alcuni giorni fa siamo stati a Roma per ritirare a  Palazzo Giustiniani una targa del Presidente della Repubblica che  riconosce nella Fondazione Curella una delle più importanti fondazioni  di ricerca economica che esistono a livello nazionale.</p>
<p><strong>Direttore, quali sono gli  obiettivi per il futuro della Banca Sant’Angelo?</strong></p>
<p>Per i prossimi anni continuiamo a  credere nella crescita della banca che si estrinsecherà con una maggiore  vicinanza alle imprese, con un maggiore assortimento di prodotti per le  famiglie ed i privati soprattutto nella parte del risparmio e con una  innovazione dal punto di vista dei canali telematici. Inoltre pensiamo  di razionalizzare ed aumentare la nostra rete di sportelli nel  territorio siciliano.</p>
<p>di Giuseppe La Rocca &#8211; <a href="http://www.perlacitta.it/2009/10/20/economia-ed-imprese-intervista-al-direttore-generale-della-banca-sant%E2%80%99angelo/" target="_blank">perlacitta.it</a>
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		<title>Il Credito Popolare, un sostegno prezioso per le costruzioni</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 13:19:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Nocera</dc:creator>
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<p>Nel solco dell&#8217;iniziativa <a href="http://www.giovanninocera.it/2010/02/10/banca-ladrona/" target="_blank">&#8220;Banca ladrona!&#8221;</a>, non posso non evidenziare la felice eccezione delle Banche di Credito Popolare, che per la loro tradizione culturale sono legate al territorio e quindi favoriscono gli investimenti e sono vicini alle PMI. Di seguito un po&#8217; di dati.</p>
<p><strong>Il Credito Popolare, un sostegno prezioso per le costruzioni</strong></p>
<p>La recente crisi  economica ha avuto ripercussioni in maniera significativa anche sul  settore delle costruzioni: la fotografia che emerge dalle più recenti  indagini statistiche evidenzia complessivamente una situazione  decisamente difficile del comparto. Infatti, i dati di contabilità  nazionale dell’ISTAT mostrano come gli investimenti edili relativi ai  primi nove mesi del 2009 abbiano registrato una forte riduzione,  rispetto allo stesso periodo del 2008,  (-8,4%), con un calo tendenziale  superiore all’9% nel III trimestre. Tali variazioni sono il risultato  di una dinamica congiunturale che è andata progressivamente ad aumentare  con ripercussioni negative sulle vendite e sulla produzione di  materiale edile.</p>
<p>In questo quadro deteriorato, le Banche Popolari hanno fatto la loro  parte. Per tradizione e cultura da sempre vicine al territorio ed alle  PMI, hanno dimostrato, proprio in questa fase, di sostenere il settore,  continuando a supportare concretamente gli investimenti delle imprese di  costruzioni con una crescita media degli impieghi, nei primi 11 mesi  del 2009 pari al +5%, con particolare attenzione per le aziende del  Centro Italia (+9%) e quelle del Mezzogiorno (+6%). Gli impieghi della  Categoria al settore, pari al 15% del credito totale erogato,  rappresentano la dimostrazione evidente di una rilevante capacità di  prossimità del Credito Popolare e una significativa attenzione agli  aspetti non solo produttivi ma anche occupazionali del comparto.  Particolarmente significativo è il dato del Centro Italia che risente in  larga parte degli interventi straordinari progressivamente messi in  campo nelle aree terremotate dell’Abruzzo.<span id="more-1547"></span></p>
<p>Una conferma indiretta di come l’impegno profuso dalle Banche del  Territorio non sia stato vano, emerge anche dalle più recenti indagini  qualitative promosse dall’ISAE (Istituto di Studi ed Analisi Economica),  che indicano una sicurezza maggiore nell’auspicare una  pronta ripresa,  determinata da un aumento del clima di fiducia sia nei giudizi circa i  piani di costruzione sia nelle prospettive di occupazione del settore.  Una prospettiva incoraggiante che dovrebbe portare in tempi ragionevoli a  un miglioramento della situazione generale dell’edilizia.</p>
<p>Questi risultati si basano anche sull’azione che le Banche Popolari  hanno portato avanti durante tutta la parabola della crisi. Un risultato  che la Categoria ha conseguito soprattutto in virtù di politiche  fondate sulla prossimità al territorio ed al costante sostegno ai vari  comparti industriali, elementi propulsivi che hanno dato ulteriore  impulso alla crescita della Categoria e dei rapporti con i soci ed i  clienti negli ultimi mesi.</p>
<p>Il non lasciar soli gli imprenditori, ascoltare e valutare  attentamente le richieste cercando sempre la soluzione più equilibrata e  rispondente alle loro esigenze rappresentano elementi virtuosi, che, in  oltre 150 anni di storia, hanno identificato le Popolari come banche  fortemente responsabili, coinvolte nella vita delle comunità e dei  territori di riferimento e portatrici di una politica paziente ed  equilibrata sia nei momenti di espansione dell’economia sia,  soprattutto, in tempi di recessione.</p>
<p>Una struttura solida nelle sue fondamenta che basa la propria  ricchezza sul patrimonio di relazioni trasparenti e durevoli con il  tessuto produttivo e che tesse all’interno della propria comunità di  riferimento, la sua trama di sviluppo a favore del bene comune.</p>
<p>Giuseppe De Lucia Lumeno &#8211; Segretario Generale, <a href="http://www.assopopolari.it/" target="_blank">Associazione Nazionale fra le Banche  Popolari</a></p>
<p><a href="http://www.loccidentale.it/articolo/il+credito+popolare%2C+un+sostegno+prezioso+per+le+costruzioni.0086441" target="_blank">l&#8217;Occidentale</a></p>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 16:10:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Nocera</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel 1989 crolla il Muro di Berlino e per l’economia dell’Europa Occidentale si apre l&#8217;immenso mercato dell’Est. C’è da ricostruire, costruire ed investire nei paesi dell’Europa orientale che, a causa del regime comunista, sono rimasti molto indietro. Le banche italiane, alla ricerca di denaro per gli investitori, si accorgono di avere un tesoro a disposizione. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 1989 crolla il Muro di  Berlino e per l’economia dell’Europa Occidentale si apre l&#8217;immenso  mercato dell’Est. C’è da ricostruire, costruire ed investire nei  paesi dell’Europa orientale che, a causa del regime comunista, sono  rimasti molto indietro.</p>
<p>Le banche italiane, alla  ricerca  di denaro per gli investitori, si accorgono di avere un tesoro a  disposizione.  Nelle piccole banche popolari delle regioni del sud Italia, infatti,  è conservato un patrimonio di risparmi notevole, frutto del lavoro  e della cultura del sud che ha messo sempre “un po’” da parte.</p>
<p>Nell’ultimo ventennio, nel  Mezzogiorno, si è assisitito alla conquista delle banche popolari  legate al territorio da parte dei grandi istituti di credito del  ‘continente’.  Fatta incetta di capitali da investire nell’Europa dell’est, il  costo del denaro nel Mezzogiorno è salito mediamente di un punto  percentuale,  gli imprenditori che, nel Sud, si rivolgono alle banche, anche prima  della crisi finanziaria, hanno avuto difficoltà ad avere prestiti che  potessero favorire lo sviluppo econmico del territorio. Unica eccezione  le poche banche popolari rimaste “indipendenti” e legate, per loro  vocazione al territorio, che hanno dato ossigeno alle imprese, favorendo   l&#8217;occupazione.</p>
<p>Senza sviluppo e senza  prospettive  positive molti hanno deciso di emigrare, ed è sotto gli occhi di tutti  il declino demografico dei piccoli centri che potrebbero essere  completamente  deserti nei prossimi 20 anni.</p>
<p>Liquidare il problema,  additando  tutte le responsabilità alle banche, sarebbe ingenuo, ma certamente  tra le concause del mancato sviluppo del Mezzogiorno giocano un ruolo  le banche, che non lasciano i risparmi nel territorio per favorire lo  sviluppo.</p>
<p>Come rimediare per evitare  che i piccoli centri scompaiano, che le famiglie ed i giovani continuino   ad emigrare al Nord?</p>
<p>Una proposta pragmatica  potrebbe  essere la detassazione, per le banche, degli utili provenienti dagli  investimenti nel territoio. La minore raccolta fiscale dello Stato  sarebbe  compensata dalle imposte sul nuovo circolo di denaro che lo sviluppo  produce e l’economia del Mezzogiorno potrebbe avere un rilancio senza  interventi assistenzialistici che servono solo a creare clientele.</p>
<p>Invece della Banca del Sud,  lanciata dal Ministro Tremonti ma non ancora nata, questa proposta  potrebbe  favorire nuovi investimenti al sud che favoriscano l&#8217;occupazione.</p>
<p>Dott. Giovanni Nocera<br />
Presidente Regionale <em>liberal </em> Sicilia
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		<title>Il Papa agli Amministratori del Lazio e Roma</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jan 2010 14:57:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Nocera</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 14 gennaio 2010, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza gli Amministratori della Regione Lazio, del Comune e della Provincia di Roma, in occasione del tradizionale scambio di auguri per il nuovo anno. Vi segnalo, di seguito, alcuni punti per me significativi del discorso del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 14 gennaio 2010, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza gli Amministratori della Regione Lazio, del Comune e della Provincia di Roma, in occasione del tradizionale scambio di auguri per il nuovo anno.</p>
<p>Vi segnalo, di seguito, alcuni punti per me significativi del discorso del Papa, <a href="http://212.77.1.245/news_services/bulletin/news/24952.php?index=24952&amp;lang=it" target="_blank">qui il testo integrale</a>.<span id="more-1439"></span></p>
<blockquote><p>Nell’Enciclica <em>Caritas in veritate </em>ho ricordato che lo sviluppo umano per essere autentico deve riguardare l&#8217;uomo nella sua totalità e deve realizzarsi nella carità e nella verità. La persona umana, infatti, è al centro dell&#8217;azione politica e la sua crescita morale e spirituale deve essere la prima preoccupazione per coloro che sono stati chiamati ad amministrare la comunità civile. È fondamentale che quanti hanno ricevuto dalla fiducia dei cittadini l&#8217;alta responsabilità di governare le istituzioni avvertano come prioritaria l&#8217;esigenza di perseguire costantemente il bene comune, che &#8220;non è un bene ricercato per se stesso, ma per le persone che fanno parte della comunità sociale e che solo in essa possono realmente e più efficacemente conseguire il loro bene&#8221; (<em>Caritas in veritate</em>, 7)<em>. </em>Affinché ciò avvenga, è opportuno che nelle sedi istituzionali si cerchi di favorire una sana dialettica perché quanto più le decisioni e i provvedimenti saranno condivisi tanto più essi permetteranno un efficace sviluppo per gli abitanti dei territori amministrati.</p></blockquote>
<blockquote><p>[...] vorrei invitarvi a porre ogni cura perché la centralità della persona umana e della famiglia costituiscano il principio ispiratore di ogni vostra scelta. Ad esso, in particolare, occorre far riferimento nella realizzazione dei nuovi insediamenti della città, perché i complessi abitativi che vanno sorgendo non siano solo quartieri dormitorio. A tal fine, è opportuno che siano previste quelle strutture che favoriscono i processi di socializzazione, evitando così che sorga e si incrementi la chiusura nell&#8217;individualismo e l&#8217;attenzione esclusiva ai propri interessi, dannose per ogni convivenza umana.</p></blockquote>
<blockquote><p>Auspico, altresì, che possano essere adottati anche ulteriori provvedimenti in favore delle famiglie, in particolare di quelle numerose, in modo che l&#8217;intera città goda dell&#8217;insostituibile funzione di questa fondamentale istituzione, prima e indispensabile cellula della società.</p></blockquote>
<blockquote><p>È davanti agli occhi di tutti la necessità e l&#8217;urgenza di aiutare i giovani a progettare la vita sui valori autentici, che fanno riferimento ad una visione &#8220;alta&#8221; dell’uomo e che trovano nel patrimonio religioso e culturale cristiano una delle sue espressioni più sublimi. Oggi le nuove generazioni chiedono di sapere chi sia l&#8217;uomo e quale sia il suo destino e cercano risposte capaci di indicare loro la strada da percorrere per fondare l’esistenza sui valori perenni. In particolare, nelle proposte formative circa i grandi temi dell&#8217;affettività e della sessualità, così importanti per la vita, occorre evitare di prospettare agli adolescenti e ai giovani vie che favoriscono la banalizzazione di queste fondamentali dimensioni dell&#8217;esistenza umana.</p></blockquote>
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		<title>Il futuro dell&#8217;Europa passa per la famiglia</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Dec 2009 12:15:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Nocera</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi per le parrocchie di Roma abbiamo annunciato la Celebrazione per la famiglia che si terrà a Madrid il 27 dicembre 2009, festa liturgica della Sacra Famiglia di Nazareth. Tema dell&#8217;incontro è: Il futuro dell&#8217;Europa passa per la famiglia. All&#8217;Angelus delle 12 ci sarà anche un collegamento con Benedetto XVI. Di seguito la locandina dell&#8217;evento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a class="lightbox" title="il futuro dell'europa passa per la famiglia - madrid" href="http://www.giovanninocera.it/wp-content/uploads/2009/12/futuro-europa-famiglia-madrid.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1347" title="il futuro dell'europa passa per la famiglia - madrid" src="http://www.giovanninocera.it/wp-content/uploads/2009/12/futuro-europa-famiglia-madrid.jpg" alt="" width="151" height="212" /></a>Oggi per le parrocchie di Roma abbiamo annunciato la Celebrazione per la famiglia che si terrà a Madrid il 27 dicembre 2009, festa liturgica della Sacra Famiglia di Nazareth. Tema dell&#8217;incontro è: <strong>Il futuro dell&#8217;Europa passa per la famiglia</strong>.</p>
<p style="text-align: left;">All&#8217;Angelus delle 12 ci sarà anche un collegamento con Benedetto XVI. Di seguito la locandina dell&#8217;evento ed il discorso del Santo Padre da cui sono tratti i testi della seconda pagina.</p>
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<p align="center"><strong><em><span style="color: #663300; font-size: medium;">DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO  XVI<br />
AI VESCOVI DELLA </span></em></strong><span style="color: #663300; font-size: medium;"><strong><em> CONFERENZA EPISCOPALE DEL BRASILE<br />
(NORDESTE 1 E NORDESTE 4) IN</em></strong></span><strong><em><span style="color: #663300; font-size: medium;"> VISITA «AD  LIMINA APOSTOLORUM»</span></em></strong></p>
<p align="center"><span style="color: #663300;"><em>Sala del Concistoro<br />
Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo<br />
Venerdì, 25 settembre 2009</em></span></p>
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<p><span id="more-1317"></span></p>
<p><em>Carissimi Fratelli nell&#8217;Episcopato</em>,</p>
<p>Siate i benvenuti! Con grande soddisfazione vi accolgo in questa casa e di  tutto cuore auspico che la vostra visita <em>ad limina</em> vi dia il conforto e  l&#8217;incoraggiamento che vi aspettate. Vi ringrazio per il cordiale saluto che mi  avete appena rivolto attraverso monsignor José Antônio Aparecido Tosi Marques,  arcivescovo di Fortaleza, testimoniando i sentimenti di affetto e di comunione  che uniscono le vostre Chiese particolari alla Sede di Roma e la determinazione  con cui avete assunto l&#8217;urgente impegno della missione per riaccendere la luce e  la grazia di Cristo nei cammini della vita del vostro popolo.</p>
<p>Desidero parlavi oggi del primo di questi cammini: la famiglia basata sul  matrimonio, come &#8220;alleanza coniugale nella quale l&#8217;uomo e la donna si danno e si  ricevono&#8221; (cfr. <em> <a href="http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19651207_gaudium-et-spes_it.html">Gaudium et spes</a></em>, n. 48). Istituzione naturale confermata  dalla legge divina, la famiglia è ordinata al bene dei coniugi e alla  procreazione ed educazione della prole, che costituisce il suo coronamento (cfr. <em>Ibidem</em>, n. 48). Ponendo in discussione tutto ciò, vi sono forze e voci  nella società attuale che sembrano impegnate a demolire la culla naturale della  vita umana. I vostri resoconti e i nostri colloqui individuali hanno  ripetutamente affrontato questa situazione di assedio alla famiglia, con la vita  che esce sconfitta da numerose battaglie; tuttavia è incoraggiante percepire  che, nonostante tutte le influenze negative, il popolo dei vostri <em>Regionais  Nordeste 1 e Nordeste 4</em>, sostenuto dalla sua caratteristica pietà religiosa  e da un profondo senso di solidarietà fraterna, continua a essere aperto al  Vangelo della Vita.</p>
<p>Poiché noi sappiamo che solamente da Dio possono provenire quell&#8217;immagine e  quella somiglianza proprie dell&#8217;essere umano (cfr. <em>Gen</em> 1, 27), così come  avvenne nella creazione &#8211; la generazione e la continuazione della creazione -,  con voi e con i vostri fedeli &#8220;piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ha  origine ogni discendenza in cielo e sulla terra, perché vi conceda, secondo la  ricchezza della sua gloria, di essere potentemente rafforzati nell&#8217;uomo  interiore mediante il suo Spirito&#8221; (<em>Ef</em> 3, 14-16). Che in ogni focolare  domestico il padre e la madre, intimamente rinvigoriti dalla forza dello Spirito  Santo, continuino uniti a essere la benedizione di Dio nella propria famiglia,  cercando l&#8217;eternità del loro amore nelle fonti della grazia affidate alla  Chiesa, che è &#8220;un popolo che deriva la sua unità dall&#8217;unità del Padre e del  Figlio e dello Spirito Santo&#8221; (<em><a href="http://www.vatican.va/archive/hist_councils/ii_vatican_council/documents/vat-ii_const_19641121_lumen-gentium_it.html">Lumen gentium</a></em>, n. 4)!</p>
<p>Tuttavia, mentre la Chiesa paragona la vita umana con la vita della  Santissima Trinità &#8211; prima unità di vita nella pluralità delle persone &#8211; e non  si stanca di insegnare che la famiglia ha il proprio fondamento nel matrimonio e  nel piano di Dio, la coscienza diffusa nel mondo secolarizzato vive  nell&#8217;incertezza più profonda e tale riguardo, soprattutto da quando le società  occidentali hanno legalizzato il divorzio. L&#8217;unico fondamento riconosciuto  sembra essere il sentimento, o la soggettività individuale, che si esprime nella  volontà di convivere. In questa situazione, diminuisce il numero dei matrimoni,  poiché nessuno impegna la propria vita con una premessa tanto fragile e  incostante, crescono le unioni di fatto e aumentano i divorzi. In questa  fragilità si consuma il dramma di tanti bambini privati del sostegno dei  genitori, vittime del malessere e dell&#8217;abbandono, e si diffonde il disordine  sociale.</p>
<p>La Chiesa non può restare indifferente di fronte alla separazione dei coniugi  e al divorzio, di fronte alla rovina delle famiglie e alle conseguenze che il  divorzio provoca sui figli. Questi, per essere istruiti ed educati, hanno  bisogno di punti di riferimento estremamente precisi e concreti, vale a dire di  genitori determinati e certi che, in modo diverso, concorrono alla loro  educazione. Ora è questo principio che la pratica del divorzio sta minando e  compromettendo con la cosiddetta famiglia allargata e mutevole, che moltiplica i  &#8220;padri&#8221; e le &#8220;madri&#8221; e fa sì che oggi la maggior parte di coloro che si sentono  &#8220;orfani&#8221; non siano figli senza genitori, ma figli che ne hanno troppi. Questa  situazione, con le inevitabili interferenze e l&#8217;incrociarsi di rapporti, non può  non generare conflitti e confusioni interne, contribuendo a creare e imprimere  nei figli una tipologia alterata di famiglia, assimilabile in un certo senso  alla stessa convivenza a causa della sua precarietà.</p>
<p>È ferma convinzione della Chiesa che i problemi che oggi i coniugi incontrano  e che debilitano la loro unione, hanno la loro vera soluzione in un ritorno alla  solidità della famiglia cristiana, ambito di mutua fiducia, di dono reciproco,  di rispetto della libertà e di educazione alla vita sociale. È importante  ricordare che, &#8220;l&#8217;amore degli sposi esige, per sua stessa natura, l&#8217;unità e  l&#8217;indissolubilità della loro comunità di persone che ingloba tutta la loro vita&#8221;  (<a href="http://www.vatican.va/archive/ITA0014/__P54.HTM"><em>Catechismo della Chiesa Cattolica</em>, n. 1644</a>). In effetti, Gesù ha detto  chiaramente: &#8220;l&#8217;uomo non divida quello che Dio ha congiunto&#8221; (<em>Mc</em> 10, 9),  e ha aggiunto: &#8220;Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un&#8217;altra, commette  adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro,  commette adulterio&#8221; (<em>Mc</em> 10, 11-12). Con tutta la comprensione che la  Chiesa può provare dinanzi a simili situazioni, non esistono coniugi di seconda  unione, ma solo di prima unione; l&#8217;altra è una situazione irregolare e  pericolosa, che è necessario risolvere, nella fedeltà a Cristo, trovando con  l&#8217;aiuto di un sacerdote, un cammino possibile per salvare quanti in essa sono  implicati.</p>
<p>Per aiutare le famiglie, vi esorto a proporre loro, con convinzione, le virtù  della Santa Famiglia: la preghiera, pietra d&#8217;angolo di ogni focolare domestico  fedele alla propria identità e alla propria missione; la laboriosità, asse di  ogni matrimonio maturo e responsabile; il silenzio, fondamento di ogni attività  libera ed efficace. In tal modo, incoraggio i vostri sacerdoti e i centri  pastorali delle vostre diocesi ad accompagnare le famiglie, affinché non siano  illuse e sedotte da certi stili di vita relativistici, che le produzioni  cinematografiche e televisive e altri mezzi di informazione promuovono. Ho  fiducia nella testimonianza di quelle famiglie che traggono la loro energia dal  sacramento del matrimonio; con esse diviene possibile superare la prova che si  presenta, saper perdonare un&#8217;offesa, accogliere un figlio che soffre, illuminare  la vita dell&#8217;altro, anche se debole e disabile, mediante la bellezza dell&#8217;amore.  È a partire da tali famiglie che si deve ristabilire il tessuto della società.</p>
<p>Questi sono, carissimi fratelli, alcuni pensieri che vi lascio al termine  della vostra visita <em>ad limina, </em>ricca di notizie confortanti ma anche  piena di trepidazione per la fisionomia che in futuro potrà acquisire la vostra  amata nazione. Lavorate con intelligenza e con zelo; non lesinate sforzi nella  preparazione di comunità attive e consapevoli della propria fede. In esse si  consoliderà la fisionomia della popolazione nordestina secondo l&#8217;esempio della  Santa Famiglia di Nazareth. Sono questi i miei voti che confermo con la  benedizione apostolica che imparto a tutti voi, estendendola alle famiglie  cristiane e alle diverse comunità ecclesiali con i loro pastori, e a tutti i  fedeli delle vostre amate diocesi.</p>
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