Giovanni Nocera – Presidente regionale liberal Sicilia

Trova le differenze (sugg. Zambuto e Troja)

02.02.2010 (12:07 am) – Filed under: Commenti, Politica agrigentina ::

Se di giuridicamente rilevante non c’è nulla, sicuramente manca il buon gusto.

Ad Agrigento succede che vengano consegnati i Premi CINQUEMANI ARCURI agli amministratori originari della Provincia di Agrigento che si sono particolarmente distinti nell’attività istituzionale.

Tra i premiati quest’anno:

  • Marco Zambuto, Sindaco di Agrigento;
  • l’Avv. Luigi Troja, Presidente del Consiglio Comunale di Porto Empedocle.

Del direttivo dell’Associazione promotrice del Premio, oltre il Presidente Prof. Antonio Palazzo, nipote del notaio Cinquemani Arcuri, fanno parte: l’Avv. Marco Zambuto (Sindaco di Agrigento), il Dott. Pino Miccichè (Consilgliere Comunale e medico agrigentino), l’Avv. Giovanni Vaccaro (componente del Consiglio Nazionale Forense e Presidente dell’Ordine di Sciacca), il Prof. Giuseppe Palazzolo (Docente di Diritto Privato), l’Avv. Luigi Troja (Presidente del Consiglio Comunale di Porto Empedocle). [link]

Grassetto mio per aiutare l’occhio distratto. gn

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Il centro storico di Agrigento e l’Amministrazione

30.01.2010 (4:17 pm) – Filed under: Politica agrigentina ::

Leggendo l’articolo a pag. 6 di Avvenire (riportato in fondo) mi viene, banalmente, da pensare che il problema non sono semplicemente i soldi, o la loro mancanza, ma gli amministratori. Ci sono infatti amministratori che sanno amministrare e amministratori che non sono capaci.

La mancanza di soldi non può essere un alibi per la cattiva amministrazione. Facile sarebbe amministrare avendo a disposizione cifre esorbitanti. Men che mai può essere un alibi per Marco Zambuto che prima di essere sindaco è stato assessore al bilancio e ben conosceva la situazione delle casse comunali.

C’è poi la questione dei salotti. Salotti culturali e televisivi, nei quali il Sindaco ed il Vice Sindaco siedono spesso e vantano opere e iniziative, mentre la città è quella di sempre, se non peggio.

In quei salotti si discute di vocazione turistica, di sviluppo turistico, di attentati al turismo. Si discute così tanto che poi ci si stanca e non si vede oltre il proprio naso una realta dinamica, che cresce e che è un atto di accusa contro la nostra classe dirigente incapace di amministrare.

Non credo che Porto Empedocle abbia risorse finanziarie superiori ad Agrigento ed i problemi da affrontare sono omolghi. Dove dunque la differenza?

Da mesi Marco Zambuto sussurra un cambiamento in giunta. Il cambiamento non deve riguardare le persone, ce ne sono validissime attualmente, ma le idee e la capacità di pensare ad un progetto di città.

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Favara, la protesta dell’arcivescovo: «Non celebrerò i funerali delle sorelline»

25.01.2010 (7:29 pm) – Filed under: Approfondimenti ::

Ancora non so se essere d’accordo o meno con la decisione di Mons. Francesco Montenegro, Arcivescovo di Agrigento, di non celebrere le sequie delle due sorelline morte nel crollo di Favara lo scorso sabato.

L’arcivescovo di Agrigento monsignor Francesco Montenegro ha annunciato che domani mattina non celebrerà i funerali di Marianna e Chiara Pia Bellavia, le due sorelline di 14 e 3 anni morte sabato nel crollo della loro casa a Favara (Agrigento). A confermare la notizia è lo stesso monsignore che protesta contro la tragedia. «Domani mattina, per i funerali -dice l’arcivescovo- il mio posto sarà tra la gente di Favara, con loro pregherò per Marianna la piccola Chiara e per i loro genitori e per il piccolo Giovanni». E aggiunge: «non è un sottrarmi al mio ruolo di vescovo, di pastore della porzione di popolo che il Signore mi ha affidato, ma un farmi solidale e vicino alla famiglia Bellavia in questo giorno che è giorno di preghiera e silenzio». «Condivido e faccio mie le parole che sono state lette domenica nelle parrocchie di Favara ed esprimo la mia vicinanza al clero e alla comunità ecclesiale tutta». L’arcivescovo, nella nota diffusa in serata, ha anche ricordato quanto già aveva denunciato in occasione dei funerali delle vittime dell’alluvione di Giampilieri a Messina. E ha ricordato di avere scritto una lettera pubblica «inviata al capo della Protezione Civile Guido Bertolaso». I funerali delle due vittime saranno celebrati domani mattina alle 11 nella chiesa madre di Favara. Parteciperanno anche il ministro della Giustizia Angelino Alfano e il presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo. (Ter/Pn/Adnkronos)

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Favara ed il centro storico pericolante d’Italia

25.01.2010 (6:52 pm) – Filed under: Commenti, Politica agrigentina ::

La tragedia di Favara ha fatto puntare i riflettori sulla situazione del centro storico nella maggior parte dei comuni siciliani.

Come Favara, anche ad Agrigento il centro storico, invece di essere occasione di sviluppo turistico e commericiale, è abbandonato dagli agrigentini e lasciato agli immigrati come un ghetto.

Ma ad Agrigento, invece di immaginare uno sviluppo similare a quello di altre città, l’unico problema sembra essere la “via di fuga”, che in caso di una emergenza simile a quella di Favara, non sarebbe servita a nulla. Nonostante la via di fuga i palazzi pericolanti restano tali, e senza risorse non si riparano autonomamente.

La legge per il centro storico di Agrigento non è mai stata utilizzata, ed invece di far fronte comune sul governo e di far valere gli illustri ministri seduti negli scranni di Palazzo Chigi, o interpellare gli onorevoli parlamentari e assessori regionali, gli amministratori cittadini si beccano come i polli di Renzo.

Segnali di allarme già ne abbiamo visti, crolli e demolizioni nel centro storico si sono susseguiti negli ultimi anni.

Ora che l’attenzione è alta sarebbe il caso di pensare a soluzioni concrete e durature, non vorrei percorrere la via di fuga dietro ad un nuovo corteo funebre.

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Mannino e l’accusa di mafia Assolto dopo diciassette anni – Corriere della Sera

15.01.2010 (1:58 pm) – Filed under: Approfondimenti, Commenti ::

PALERMO – Per capire il calvario giudiziario di Calogero Mannino, assolto ieri in Cassazione dall’accusa di concorso esterno alla mafia dopo 19 anni di indagini e processi, basta ascoltare il suo primo commento: «Hanno portato via un pezzo della mia vita». Ma forse per mettere a fuoco lo psicodramma politico-giudiziario bisognerebbe ripartire da quei manifesti giganti che, per le elezioni del 1991, tappezzarono tutta la Sicilia con una sorta di sfida lanciata dalla grassa e inquinata Democrazia Cristiana alla mafia dei Corleonesi, di Riina e Provenzano, già latitanti da trent’anni. Perché su quei proclami voluti dall’ex ministro poi finito in cella si leggeva per la prima volta a caratteri cubitali «Contro la mafia, costi quel che costi».

Firmato Mannino, allora segretario regionale del partito, leader della sinistra interna, deciso a isolare «don» Vito Ciancimino, in buoni rapporti con Giovanni Falcone e, allora, appena salvato da Paolo Borsellino che aveva bloccato le insinuazioni di un pentito pilotato. Eppure, morti Falcone e Borsellino, due anni dopo le grandi stragi, nel febbraio ’94, a un anno dalla discussa cattura di Riina, fu notificato l’avviso di garanzia e nel febbraio ’95 maturò l’arresto di Mannino, triturato dal pool della Procura dove era arrivato un nuovo capo, Giancarlo Caselli, indifferente a quei manifesti che debbono essergli sembrati la prova del paradosso siciliano di chi dice una cosa per farne intendere un’altra.

Fatto sta che quel tentativo di sganciare almeno un pezzo della vecchia Dc dalle trame mafiose abortì con la stessa fine del partito e con il terremoto giudiziario di Mannino, additato come l’interlocutore diretto dello Stato con l’antistato. Per dirla con quello che Caselli, i sostituti Vittorio Teresi e Teresa Principato, indicarono come il «Buscetta della politica», tal Gioachino Pennino, un amico di Ciancimino, per dieci anni considerato un pentito attendibile, poi mollato, adesso ritenuto da tanti magistrati un bluff. Smentito via via perfino da altri boss come Leoluca Bagarella che definì Mannino «un carabiniere» e Giovanni Brusca, il pentito che rivelò il progetto di uccidere l’ex ministro «perché aveva avversato pubblicamente Cosa Nostra». Sono cadute una dopo l’altra le accuse, un processo dopo l’altro. I giudici di primo grado si convinsero dell’insussistenza delle prove. Di qui la prima assoluzione, dopo sei anni di dibattimento, nove mesi a Rebibbia, due anni ai domiciliari e un carcinoma. Fu immediato il ricorso al secondo grado chiesto e ottenuto dalla Procura. Lasciando sul banco d’accusa lo stesso pm frattanto nominato sostituto procuratore generale, Teresi. Un nuovo processo concluso nel 2004 con una condanna a 5 anni e 4 mesi. Cominciò allora il ping pong fra Palermo e Roma. Con la difesa che ricorse in Cassazione dove il procuratore generale chiese l’assoluzione dell’imputato.

La corte preferì ordinare un nuovo processo, ma esprimendo un giudizio severo per il lavoro compiuto in secondo grado. E i nuovi giudici d’appello a Palermo ne tennero conto. A fine 2008 la nuova assoluzione che demolì l’ipotesi di un presunto patto politico-elettorale con la mafia, ritenuto «evanescente, dunque insussistente». Poteva finire lì il «calvario», come lo chiama Mannino pensando alla moglie, Giusi Burgio, al figlio Toto, a tutti i familiari. E invece la procura generale ci provò di nuovo. «Prendendo una sberla dalla Cassazione», commentano euforici gli avvocati Salvo Riela e Grazia Volo. Perché la Suprema Corte ieri ha rigettato il ricorso ritenendolo «inammissibile». Molti sono convinti che quella Dc, anche la Dc di Mannino, deve avere avuto le sue colpe per i compromessi con la mafia. E continueranno le polemiche politiche, mentre esultano Casini, Buttiglione, Cesa, il suo «pupillo» Totò Cuffaro e non solo i leader dell’Udc, partito di cui Mannino è deputato a Montecitorio. Ma l’epilogo giudiziario evidenzia più di un paradosso. Perché Mannino era il nemico di Ciancimino. O meglio Ciancimino non lo tollerava, con lo stesso atteggiamento covato contro i big della sinistra Dc che lo avevano isolato sin dal 1983, al congresso di Agrigento. Ma paradossalmente da qualche tempo i pubblici accusatori di Palermo auspicavano una condanna definitiva di Mannino, mentre corre sulla strada accidentata di una ipotetica e complessa riabilitazione il rampollo di don Vito. È la partita aperta di una Palermo dove Mannino è il primo a non volere fare un uso strumentale del verdetto, pur convinto che «non c’è una giustizia da cambiare», ma «da cambiare sono le regole di funzionamento dell’accusa, questo è il vero problema».

Felice Cavallaro

15 gennaio 2010

viaMannino e l’accusa di mafia Assolto dopo diciassette anni – Corriere della Sera.

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Finlandia: treni in ritardo per la neve? Al massimo 5 minuti tre giorni all’anno

22.12.2009 (1:10 pm) – Filed under: Commenti ::

Finlandia: treni in ritardo per la neve? Al massimo 5 minuti tre giorni all’anno.

Il titolo del Corriere potrebbe sembrare un atto di accusa per la scarsa manutenzione delle Ferrovie Italiane, che in questi giorni stanno avendo un po’ di problemi.

Mi sembra banale far notare che la Finlandia debba spendere un sacco di soldi per riscaldare gli scambi, ed evitare il blocco dei treni per dalla fine dell’estate all’ininizio dell’estate successiva.

Lo stessa impiego di risorse in Italia, paese del sole, sarebbe ingiustificato, per avere il medesimo risultato, treni con problemi per 3-5 giorni all’anno, cioè questi giorni.

Il vero dramma delle ferrovie italiane sono i treni per i pendolari. Conosco bene la situazione della Agrigento-Palermo e va solo a peggiorare. Più attenzione alla quotidianità e meno al sensazionalismo sarebbe certamente più fruttuoso.

viaFinlandia: treni in ritardo per la neve? Al massimo 5 minuti tre giorni all’anno – Corriere della Sera.

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Foto del 4° Convegno Internazionale sulle cellule Staminali

22.11.2009 (7:06 pm) – Filed under: Fatti & Notizie, In provincia, Varie ::
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Agrigento: all’Empedocle sì al Crocifisso in aula

09.11.2009 (6:41 pm) – Filed under: Approfondimenti, Fatti & Notizie, In provincia ::

di Erica Marturana

La presenza del crocifisso nelle aule scolastiche è ormai un problema che si dibatte da parecchi anni nel nostro Paese ed è tornato a farsi largo nella cronaca degli ultimi giorni a causa del responso della Corte di Strasburgo che afferma “No al crocifisso in classe!”. Il ricorso che ha provocato ciò era stato presentato alcuni anni addietro da Solie Lautsi, una donna finlandese che vedeva nella presenza del crocifisso nelle aule un turbamento o un’influenza negativa sulla scelta religiosa dei propri figli. E la corte di Strasburgo le ha dato ragione affermando che l’esposizione del crocifisso “è contraria al diritto dei genitori di educare i figli in linea con le loro convinzioni e con il diritto dei bambini alla libertà di religione”. Tale sentenza ha provocato molte discussioni tra le autorità religiose e non, tra i cittadini e, anche e soprattutto, tra chi vive ogni giorno nelle aule scolastiche a stretto contatto con il crocifisso: docenti e alunni. Come sempre c’è chi la pensa in modo affine con la Corte di Strasburgo e chi, invece, la pensa in maniera totalmente opposta e cerca di far sentire, in qualche modo, la propria voce. È quello che hanno fatto alcune studentesse del liceo classico “Empedocle” di Agrigento il 7 Novembre andando a comprare un crocifisso da appendere nella loro aula che ne era stata da sempre sprovvista. Le ragazze hanno affermato di voler fare un tale gesto già da parecchio tempo, ma che per dimenticanza avevano rimandato di giorno in giorno finché i mass-media non hanno ricominciato a parlare di questa presenza in classe come di un’intrusione non gradita. Le suddette, tra le quali vi era anche una non praticante, si sono recate, al termine delle lezioni scolastiche, in un negozio per acquistare un crocifisso e, dopo averlo fatto benedire da un sacerdote, sono ritornate in classe ad appenderlo. Tale azione è il simbolo di una protesta, è una voce che cerca di emergere tra la mischia e far sentire la propria opinione contraria non solo alla Corte di Strasburgo, ma anche a tutti coloro che vedono nel crocifisso solo un simbolo religioso e non il simbolo di una cultura ormai radicata in tutti gli Italiani.

viaAgrigento: all’Empedocle sì al Crocifisso in aula | perlacitta.it.

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Rigassificatore, un impianto che ha i suoi aspetti positivi?

02.11.2009 (4:09 pm) – Filed under: Approfondimenti, In provincia, Rassegna stampa ::

Pubblicato da AgrigentoOggi un interessante approfondimento sull’impianto di rigassificazione previsto a Porto Empedocle.

Rigassificatore, un impianto che ha i suoi aspetti positivi? | Agrigento Oggi.

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Le cellule staminali tra novità e prospettive

20.10.2009 (10:04 am) – Filed under: Avvisi, Bioetica, Fatti & Notizie ::

E’ definitivo il programma del 4° Convegno Internazionale sulle cellule staminali che sarà celebrato ad Agrigento e Favara dal 18 al 21 Novembre 2009.

Il Convegno è già stato accredito per la formazione continua in medicina per le seguenti discipline: Farmacista 16 ECM, Biologo 14 ECM, Medico chirurgo ed infermiere in fase di accreditamento.

ATTENZIONE Corso a numero chiuso: n. 100 posti disponibili per Medico Chirurgo; n. 30 posti disponibili per biologo; n. 30 posti disponibili per farmacista; n. 30 posti disponibili per infermiere, le prenotazioni vanno effettuate inviando i propri dati anagrafici all’indirizzo disponibile su OmniaCongress.com, inviando un fax. al numero 0922.1836320 entro il 30 Ottobre 2009.

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