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Testimoni credibili in una società in crisi

Intervista al cardinale Angelo Bagnasco presidente della Conferenza episcopale italiana

Da Benedetto XVI un’immensa forza rinnovatrice per una nuova generazione di laici

di Marco Bellizi

La questione sollevata dalla controversa sentenza della Corte di Strasburgo che vieta l’esposizione del crocifisso nelle scuole pubbliche da affrontare con un pizzico di buon senso; la malintesa e pervicace forma di laicità, che ignora il fatto religioso e anzi esplicitamente lo esclude; la necessità di un’autoriforma e di una purificazione della Chiesa indicata da Benedetto XVI; l’esigenza di una nuova generazione di politici cattolici auspicata già dal Papa e dal suo segretario di Stato; il persistere della crisi economica; l’anniversario dell’unità d’Italia come occasione per ritrovare coesione e convergenza secondo l’auspicio, tra gli altri, del presidente della Repubblica; il federalismo come intuizione già presente nella dottrina sociale della Chiesa; la bellezza, la gioia e la responsabilità dell’essere preti come frutti dell’Anno sacerdotale. Sono i questi i temi della lunga intervista che il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo metropolita di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei) ha rilasciato al nostro giornale. Che ha espresso alla fine una convinzione:  “Questi mesi difficili cederanno il passo a una rinnovata passione per l’annuncio di Dio con le parole e le opere. Di Dio, infatti, l’uomo contemporaneo sente forte il bisogno in un mondo confuso e incerto, ma pur sempre alla ricerca del senso della vita terrena e della felicità piena”.

Eminenza, il 30 giugno si è tenuta presso la Corte di Strasburgo l’udienza per il ricorso presentato dal Governo italiano contro la sentenza del novembre scorso che vieta l’esposizione del crocifisso nelle scuole pubbliche. Che aspettative ha rispetto a questa decisione? A quali conseguenze porterebbe una conferma della precedente sentenza?

A dire la verità, mi aspetterei solo un pizzico di buon senso. È strano infatti che proprio oggi, quando il confronto interculturale si fa più esigente, a motivo della crescente mobilità, si pretenda poi di censurare una delle matrici fondamentali della storia del nostro continente. Ipotizzare, come taluni fanno, che il crocifisso leda la laicità dello Stato, il quale non dovrebbe inclinare verso nessuna opzione religiosa o confessionale, significa dimenticare che ben prima dello Stato vi è la gente; esiste infatti un humus profondo che identifica il sentire comune della gran parte della popolazione italiana. Nella scelta di mettere tra parentesi un segno come il crocifisso colgo peraltro una scarsa considerazione di quel principio di sussidiarietà per cui ciascuno Stato, nel contesto europeo, presenta una peculiare radice che merita rispetto e considerazione. Del resto, a essere sinceri, a chi mai è venuto in mente di eliminare festività nazionali che hanno una chiara impronta religiosa nel nostro o in altri Paesi del mondo? Volere eliminare le caratteristiche tradizioni culturali e religiose di un Paese, specie quelle legate agli ambienti di vita – siano essi la scuola o i luoghi di aggregazione giovanile – significa rinunciare proprio a quella ricchezza delle culture che si vorrebbe per altri versi tutelare e difendere. Read more »

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