Venerdì 15 luglio ho partecipato all’incontro con Mons. Francesco Montenegro, Arcivescovo di Agrigento, per presentare l’iniziativa denominata “Banca ladrona!”.
In più occasioni ho avuto modo di illustrarvi quanto proponiamo su questo tema.
L’Arcivescovo, insieme alla sua benedizione, ci ha anche affidato il compito di approfondire temi affini, quali criminalità mafiosa, spaccio e abuso di droghe, usura, che rappresentano fonte di reddito e probabilmente necessitano di sistemi di riciclaggio di denaro, ancora poco conosciuti.
Da parte nostra, come Centro di bioetica, abbiamo accolto volentieri l’invito dell’Arcivescovo, insieme alle sollecitazioni emerse nel corso dell’incontro.
Presto cominceremo la campagna di sensibilizzazione!
[In foto l'articolo dal quotidiano La Sicilia del 16.07.2011]
“Liberi e Forti” è l’ambizioso titolo del nuovo mensile di opinione, cultura, arte e spettacolo edito dall’Associazione Centro di Formazione alla Bioetica “Evangelium Vitae” e diretto da Vincenzo Di Natali. Il mensile è stato presentato il 15 luglio nei locali della Biblioteca comunale “Franco La Rocca” di Agrigento dall’avv. Giovanni Tesè, dal dott. Giovanni Nocera e dal dott. Giuseppe Gramaglia, collaboratori della rivista. Nel corso della presentazione numerosi sono stati gli interventi dei presenti che hanno plaudito l’iniziativa editoriale e posto all’attenzione del gruppo redazionale anche altri argomenti di analisi e di approfondimento.
Abbiamo chiesto al direttore Di Natali di spiegarci le ragioni di un nuovo mensile.
VDN: Il mensile già nel titolo si richiama all’esperienza che animò i cattolici popolari alla fine dell’Ottocento e agli inizi del Novecento, poichè malgrado i profondi cambiamenti avvenuti nella società siciliana, ci sono delle costanti che inducono a riproporre i valori di quella significativa stagione culturale e politica.
Il primo numero apre con un titolo forte: Padania ladrona dei nostri risparmi.
VDN: Negli anni ‘80 la maggior parte degli istituti di credito popolari del nostro territorio furono acquisiti dai grandi gruppi bancari del Nord, per il valore del patrimonio di risparmi dei siciliani custodito nelle banche locali. Questi risparmi sono stati trasferiti alle aziende del Nord per sostenere gli investimenti, allorquando si è aperto il mercato dell’Est Europa. Questo, insieme ad altre cause, ha indebolito la capacità di investimento delle aziende siciliane, ridotto il lavoro e innescato un nuovo processo di emigrazione che sta spopolando i comuni del nostro territorio, molti dei quali rischiano di scomparire nei prossimi 10 anni.
Come “Liberi e Forti” intende agire?
VDN: Sono quattro i punti fondamentali su cui focalizziamo l’analisi: 1) la necessità di far circolare moneta nel nostro territorio, favorendo gli investimenti delle aziende locali con i risparmi dei siciliani custoditi nelle banche; 2) invertire il trend della colonizzazione culturale imposta dai mezzi di comunicazione sociale che, da Roma in giù, hanno tempo solo per raccontar episodi di cronaca nera e non dedicano spazio e tempo alle pregevoli iniziative culturali che fioriscono nel Mezzogiorno ed anche in provincia di Agrigento; 3) strettamente collegato al lavoro è la difesa della famiglia, senza la quale è impossibile la crescita del tessuto sociale; 4) infine, cinque milioni di italiani impedito di nascere pesano sulla coscienza di questa nazione. In questi anni è prevalsa la cultura della morte, in realtà non ci sono ne vincitori ne vinti: siamo tutti sconfitti. Cinque milioni di italiani mancano all’anagrafe.
Tutto l’impegno culturale di “Liberi e Forti” è fondato sulla centralità della persona. Una politica del credito che prevale senza rispettare le esigenze del territorio, una comunicazione mediatica che guarda sempre il negativo, una famiglia disgregata o una vita negata calpestano anzitutto la dignità e la centralità della persona.
Bossi, forte del risultato elettorale delle regionali, comincia ad alzare il tiro e presenta i possibili scenari che si potranno aprire prima delle prossime elezioni politiche.
C’è chi bollerà le parole del Senatur come solita propaganda, io invece credo che ci sia un vero e proprio disegno politico, poichè oltre alle possibili provocazioni (“il premier della Lega”, chissà come reagiranno gli aspiranti premier del Pdl), Bossi ha chiaro che per continuare a crescere politicamente deve controllare i centri economici e finanziari. Mi è subito saltato agli occhi l’annuncio di voler “conquistare” posizioni all’interno delle grandi banche del nord: «È chiaro che le banche più grosse del nord avranno uomini nostri a ogni livello. La gente ci dice prendetevi le banche e noi lo faremo».
Bossi pretende le banche del nord, in Sicilia perdiamo una montagna di soldi
Nel Mezzogiorno, ed in Sicilia, in particolare, l’operazione Profumo e il riposizionamento di Tremonti, apre una stagione di soggiacente finanziaria senza precedenti e coincide con la perdita di risorse assai pesante. Non ci saranno soldi per servizi cui i siciliani hanno diritto, mentre la ricca Lombardia usufruirà dei versamenti fiscali di settemila siciliani e dei cespiti derivanti dalle negoziazioni bancarie. [SiciliaInformazioni.com]
Berlusconi deve correre subito ai ripari e contrastare l’avanzata della Lega proponendo un’alleanza di governo all’Unione di Centro, altrimenti la Lega continuerà a dettar legge e conquistare potere.
Dalla Sicilia, ed in generale dal Mezzogiorno, deve contestualmente partire una proposta politica seria, che non è il del Partito del Sud di Lombardo e Miccichè, che non sia solo uno slogan, che sappia aggregare e raccogliere consenso.
È rimasta la Fondazione Bds. Il banchiere siciliano? È un professore…
Qualche giorno fa Corriere economia ha fatto lo screening dei protagonisti del credito in Italia. Un censimento di estremo interesse, perché i non addetti ai lavori avrebbero appreso con stupore, leggendo l’informatissimo “censimento” della governance e del potere economico, che a tenere i cordoni della borsa non sono gli gnomi della finanza di casa nostra.
I protagonisti del credito, infatti, sarebbero le ex casse di risparmio che hanno fatto da cassaforte ai grandi gruppi bancari italiani (Intesa Sanpaolo, Unicredit e Monte dei Paschi). Siccome i non addetti ai lavori privilegiano altre letture, e non il Corriere economia, la percezione della realtà continuerà a rimanete prerogativa di coloro che hanno le mani in pasta e gli entourage che li affiancano, per amore o per forza. Read more »
[Continuano gli articoli che confermano la bontà dell'iniziativa "Banca ladrona!", dimostrando la stretta che il sistema creditizio siciliano ha avuto nell'ultimo ventennio. Di seguito un ulteriore tassello nell'analisi]
Circa 15 anni fa ebbe inizio la crisi del sistema bancario siciliano. La nostra è oggi la sola grande regione europea che non ha saputo conservare – sia pure all’interno di un gruppo di dimensioni adeguate al mercato – nessuna delle sue Banche storiche con un’autonomia operativa sufficiente a collegare allo sviluppo del territorio la propria missione.
Oggi, mentre si discute di banca del Sud e si riprende a parlare di questione meridionale, qualcuno si sorprende che Unicredit voglia cancellare di fatto la residua e minima autonomia del Banco di Sicilia. Né può sorprendere che tra i gruppi interessati a prendere il posto del Banco come azienda creditizia di riferimento regionale ci sia Banca Nuova del gruppo delle popolari vicentine di Zonin.
Tuttavia per capire quello che oggi sta succedendo non sarebbe male riportare alla memoria come allora si pose mano alla ristrutturazione del sistema creditizio isolano. Read more »
Il rafforzarsi delle aspettative di ripresa economica – i maggiori centri di ricerca concordano nel posizionare un recupero significativo dell’attività produttiva a partire dalla metà del prossimo anno – sta muovendo l’interesse degli osservatori del credito verso nuovi interrogativi. Se, fino ad ora, ci si era preoccupati della stabilità delle aziende di credito e della loro capacità di erogare affidamenti anche in presenza di un mercato interbancario sostanzialmente “congelato”, adesso la domanda principale riguarda le prospettive di finanziamento della ripresa. Attualmente, infatti, la domanda di impieghi per investimenti da parte delle imprese si è di fatto azzerata, ma, quando il motore della produzione riprenderà a girare, saranno in grado le nostre banche di fare fronte alla prevedibile crescita della domanda di denaro fresco? Read more »