Posts tagged: Calogero Mannino

Fenomenologia di Totò Cuffaro

in occasione della puntata di Samarcanda, in memoria di Libero Grassi, conduttori Maurizio Costanzo e Michele Santoro, aveva difeso a spada tratta Calogero Mannino, il suo padre politico, finito nel mirino dell’antimafia militante. Contrariamente alle leggende metropolitane circolate successivamente, nulla aveva detto su Giovanni Falcone, allora principale bersaglio di Leoluca Orlando e della Rete, perché accusato di avere insabbiato le inchieste sui delitti eccellenti e sui rapporti fra politici e mafia.

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Giunta municipale

Due escono e due entrano.

Mannino e l’accusa di mafia Assolto dopo diciassette anni – Corriere della Sera

PALERMO – Per capire il calvario giudiziario di Calogero Mannino, assolto ieri in Cassazione dall’accusa di concorso esterno alla mafia dopo 19 anni di indagini e processi, basta ascoltare il suo primo commento: «Hanno portato via un pezzo della mia vita». Ma forse per mettere a fuoco lo psicodramma politico-giudiziario bisognerebbe ripartire da quei manifesti giganti che, per le elezioni del 1991, tappezzarono tutta la Sicilia con una sorta di sfida lanciata dalla grassa e inquinata Democrazia Cristiana alla mafia dei Corleonesi, di Riina e Provenzano, già latitanti da trent’anni. Perché su quei proclami voluti dall’ex ministro poi finito in cella si leggeva per la prima volta a caratteri cubitali «Contro la mafia, costi quel che costi».

Firmato Mannino, allora segretario regionale del partito, leader della sinistra interna, deciso a isolare «don» Vito Ciancimino, in buoni rapporti con Giovanni Falcone e, allora, appena salvato da Paolo Borsellino che aveva bloccato le insinuazioni di un pentito pilotato. Eppure, morti Falcone e Borsellino, due anni dopo le grandi stragi, nel febbraio ’94, a un anno dalla discussa cattura di Riina, fu notificato l’avviso di garanzia e nel febbraio ’95 maturò l’arresto di Mannino, triturato dal pool della Procura dove era arrivato un nuovo capo, Giancarlo Caselli, indifferente a quei manifesti che debbono essergli sembrati la prova del paradosso siciliano di chi dice una cosa per farne intendere un’altra.

Fatto sta che quel tentativo di sganciare almeno un pezzo della vecchia Dc dalle trame mafiose abortì con la stessa fine del partito e con il terremoto giudiziario di Mannino, additato come l’interlocutore diretto dello Stato con l’antistato. Per dirla con quello che Caselli, i sostituti Vittorio Teresi e Teresa Principato, indicarono come il «Buscetta della politica», tal Gioachino Pennino, un amico di Ciancimino, per dieci anni considerato un pentito attendibile, poi mollato, adesso ritenuto da tanti magistrati un bluff. Smentito via via perfino da altri boss come Leoluca Bagarella che definì Mannino «un carabiniere» e Giovanni Brusca, il pentito che rivelò il progetto di uccidere l’ex ministro «perché aveva avversato pubblicamente Cosa Nostra». Sono cadute una dopo l’altra le accuse, un processo dopo l’altro. I giudici di primo grado si convinsero dell’insussistenza delle prove. Di qui la prima assoluzione, dopo sei anni di dibattimento, nove mesi a Rebibbia, due anni ai domiciliari e un carcinoma. Fu immediato il ricorso al secondo grado chiesto e ottenuto dalla Procura. Lasciando sul banco d’accusa lo stesso pm frattanto nominato sostituto procuratore generale, Teresi. Un nuovo processo concluso nel 2004 con una condanna a 5 anni e 4 mesi. Cominciò allora il ping pong fra Palermo e Roma. Con la difesa che ricorse in Cassazione dove il procuratore generale chiese l’assoluzione dell’imputato.

La corte preferì ordinare un nuovo processo, ma esprimendo un giudizio severo per il lavoro compiuto in secondo grado. E i nuovi giudici d’appello a Palermo ne tennero conto. A fine 2008 la nuova assoluzione che demolì l’ipotesi di un presunto patto politico-elettorale con la mafia, ritenuto «evanescente, dunque insussistente». Poteva finire lì il «calvario», come lo chiama Mannino pensando alla moglie, Giusi Burgio, al figlio Toto, a tutti i familiari. E invece la procura generale ci provò di nuovo. «Prendendo una sberla dalla Cassazione», commentano euforici gli avvocati Salvo Riela e Grazia Volo. Perché la Suprema Corte ieri ha rigettato il ricorso ritenendolo «inammissibile». Molti sono convinti che quella Dc, anche la Dc di Mannino, deve avere avuto le sue colpe per i compromessi con la mafia. E continueranno le polemiche politiche, mentre esultano Casini, Buttiglione, Cesa, il suo «pupillo» Totò Cuffaro e non solo i leader dell’Udc, partito di cui Mannino è deputato a Montecitorio. Ma l’epilogo giudiziario evidenzia più di un paradosso. Perché Mannino era il nemico di Ciancimino. O meglio Ciancimino non lo tollerava, con lo stesso atteggiamento covato contro i big della sinistra Dc che lo avevano isolato sin dal 1983, al congresso di Agrigento. Ma paradossalmente da qualche tempo i pubblici accusatori di Palermo auspicavano una condanna definitiva di Mannino, mentre corre sulla strada accidentata di una ipotetica e complessa riabilitazione il rampollo di don Vito. È la partita aperta di una Palermo dove Mannino è il primo a non volere fare un uso strumentale del verdetto, pur convinto che «non c’è una giustizia da cambiare», ma «da cambiare sono le regole di funzionamento dell’accusa, questo è il vero problema».

Felice Cavallaro

15 gennaio 2010

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Infrastrutture: cosa fare? [resoconto]

Ieri ho partecipato, seppur arrivato in ritardo per motivi di lavoro (non posso quindi essere esaustivo nel resoconto), all’incontro organizzato dall’on. Peppe Ruvolo, per discutere di infrastrutture per la provincia di Agrigento.

Nei pochi minuti che mi sono stati concessi ho voluto evidenziare che infrastrutture per lo sviluppo non sono semplicemente quelle che riguardano i trasporti. Già nella mia campagna elettorale avevo prospettato la conclusione di un’opera a mare iniziata negli anni ottanta che potrebbe incrementare la pesca e quindi risollevare le sorti delle tre marinerie di Sciacca, Porto Empedocle e Licata. Ho anche accennato alla necessità del completamento di opere che giacciono come lapidi all’incapacità, per le quali sono stati già investiti colossali quantitativi di denaro pubblico e per le quali, in certi casi, il completamento potrebbe risultare di effettiva utilità. Read more »

Assoluzione Mannino: le reazioni del mondo politico

“Per il mio amico Lillo Mannino, per la sua famiglia e per quanti gli sono stati affettuosamente vicini e gli hanno voluto bene, oggi si chiude un capitolo amaro” ha detto il senatore Totò Cuffaro, che continua: “Per me, che non ho mai dubitato della sua onestà, della sua levatura morale e politica è un giorno di gioia. Mannino oggi vede riaffermata, dopo un lungo calvario, la sua figura di uomo politico, di grande amministratore e di fedele uomo delle istituzioni”.

Anche Francesco D’Onofrio interviene in merito, dicendo: “Ero convinto dell’innocenza di Calogero già quando per primo andai a trovarlo a Rebibbia, dopo il suo arresto. Oggi non posso che essere lietissimo per la sua, pur tardiva, assoluzione”.

L’assessore regionale ai Beni culturali, Antonello Antinoro, dice che “i 16 anni di sofferenza hanno ripagato un uomo e una famiglia con la conferma che, nel nostro paese esiste una giustizia che, seppur lenta, finisce per dare serenità ai cittadini perbene come lo è Lillo Mannino. Auguro a Mannino- continua l’assessore -di continuare la propria azione politica con la serenità e l’equilibrio che in questi anni ha dimostrato di possedere, nonostante le difficoltà che ha attraversato. L’auspicio è che la riforma della giustizia, annunciata dal Governo nazionale, preveda tempi celeri per la celebrazione dei processi”.

“Ho accolto con grande gioia e soddisfazione la notizia dell’assoluzione del deputato Calogero Mannino- dice il sindaco di Raffadali, Silvio Cuffaro -L’amicizia personale e la conoscenza diretta di Mannino, mi hanno fatto sempre pensare alla sua innocenza ed estraneità a quanto gli veniva contestato”.

Intervento anche del segretario cittadino dell’Udc di Agrigento, Pietro Vitellaro, che dice: “L’assoluzione di Calogero Mannino, dopo 16 anni di processo, conferma, ove ce ne fosse bisogno, l’insussistenza delle accuse di concorso esterno in associazione mafiosa. Questa sentenza- conclude Vitellaro -restituisce onore al politico ma soprattutto all’uomo Mannino che rimane una guida illuminata per il rinnovato partito dell’Udc”.

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Comizio di Mannino ad Agrigento

Sabato sera ho avuto il piacere di partecipare al comizio elettorale del senatore Mannino tenuto a Porta di Ponte. Un comizio “vecchio stile” ma mai passato di moda; forse un po’ trascurato dai leaders dei partiti contenitore che preferiscono sondaggi, spot e frasi ad effetto.

Un comizio a tu per tu con i cittadini, che hanno risposto calorosamente, con scroscianti applausi, alla limpida descrizione della realtà politica nazionale e alle proposte, concrete e lungimiranti, dell’Unione di Centro.

Di seguito la cronaca da AgrigentoWeb.it:

Alla presenza di numerosi sostenitori molti dei quali sventolavano la bandiera raffigurante il simbolo dello scudocrociato è svolto nella storica Porta di Ponte il comizio del senatore Calogero Mannino candidato alle elezioni per il rinnovo della Camera dei deputati.

Sul palco erano presenti i consiglieri comunali dell’UDC, Gramaglia, Saeva, Salsedo, Virone e Civiltà, Piero Luparello da poco rientrato nelle fila del partito di Casini, il sindaco di Naro, Maria Grazia Brandara e il candidato alle elezioni regionali Fabrizio Di Paola.

Il comizio di Mannino per molti militanti del partito dello scudocrociato è stata anche l’occasione per rivedere vecchi amici e ricordare le passate campagne elettorali che li vedevano presenti a sostenere la vecchia DC.

Nel suo intervento Mannino ha spiegato al pubblico presente che il partito dell’UDC, a differenza di altri partiti che non hanno più una dimensione democratica e che non vivono della partecipazione dei cittadini, intende riproporre la virtù dell’interclassismo democristiano, visione equilibrata di giustizia e di solidarietà, una visione ispirata ai principi ed ai criteri della libertà, libertà che viene messa in sofferenza quando il sistema politico produce soltanto un risultato così negativo quale è lo scontro tra i due poli che è diventato adesso un dialogo “civettuolo” tra i due partiti il PdL e il PD.

La politica per i due maggiori partiti è diventata una rappresentazione televisiva dove l’uomo non è più presente come centro dell’azione politica.

Per quanto riguarda i programmi dei due partiti Mannino ha detto che non tengono conto dei bisogni reali del Paese ma è una fotografia dei desideri della gente riveduti secondo un modello che ciascuno dei due partiti si è dato, programmi tutti infarciti di promesse mirabolanti come ad esempio il trattamento pre lavoro per i giovani, alimentando ancora di più il fenomeno del precariato, o promettere l’aumento delle pensioni.

Programmi questi privi di reali e concrete proposte per il nostro Paese che ha bisogno di recuperare le posizioni nella graduatoria delle Nazioni europee economicamente più ricche.

L’UDC è la sintesi culturale e politica che ha rappresentato negli anni passati la tradizione politica della democrazia cristiana e si pone in contrapposizione verso i due grandi partiti che non hanno contenuti ideologici, politici e culturali, entrambi hanno al loro interno un miscuglio di ideologie eterogenee, egemonizzate da una leadership centrale.Image

E’ intenzione del partito di Casini di affermare la posizione politica di centro dando così continuità alla storia che ha visto la vecchia DC, con i suoi principi ed i suoi valori, contribuire fattivamente alla costruzione dello sviluppo dell’Italia, un partito di centro che ha garantito la pace, la libertà ed un sistema politico dentro il quale c’erano anche partiti politici, come il partito comunista, che avevano riferimenti internazionali diversi da quelle che il popolo aveva scelto.

L’UDC si pone l’obbiettivo di andare a realizzare un governo di coalizione che in pochi anni cambi il sistema elettorale, faccia le riforme necessarie, riprenda lo sviluppo economico in grado di assicurare una prospettiva di lavoro ai giovani e mettere al riparo le fasce più deboli della nostra società, realizzare una legge finanziaria che privilegi le famiglie, i giovani, i disoccupati e in particolare privilegi le regioni del sud.

Conferenza stampa UDC per la presentazione di nuovi consiglieri

giuseppe_gramaglia_thumb.jpgSi terrà il prossimo 20 Marzo 2008, alle ore 11,00 presso l’hotel Dioscuri Bay Palace ad Agrigento, la conferenza stampa  organizzata dai consiglieri comunali dell’UDC Giuseppe Gramaglia (in foto) ed Elisa Virone, per presentare nuovi aderenti al gruppo consiliare del partito.

Alla conferenza saranno presenti l’On. Presidente Salvatore Cuffaro ed il Senatore Calogero Mannino.

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