Giovanni Nocera – Presidente regionale liberal Sicilia

«La religione impedisce di ragionare»?

04.02.2010 (11:32 pm) – Filed under: Approfondimenti ::

Oggi Umberto Veronesi afferma che

«scienza e fede non possono andare insieme perché la fede presuppone di credere ciecamente in qualcosa di rivelato nel passato, una specie di legenda che ancora adesso persiste, senza criticarla, senza il diritto di mettere in dubbio i misteri e dogmi che vanno accettati o, meglio, subiti».

Per alcune religioni potrebbe essere vero, non certo per il cristianesimo.

Infatti la concezione che il cristianesimo ha di Dio, del mondo, della natura, ha permesso alla cultura cristiana di indagare il mondo e tentarne di scoprire le leggi che lo regolano.

Fondamentalmente per due ragioni: perchè il Dio che si è rivelato in Gesù Cristo ebreo è un Dio che agisce secondo ragione, e quindi ha regolato il mondo in modo accessibile alla ragione umana.

In secondo luogo perchè la creazione, fatta per l’uomo, non è ostile, non viene oltraggiata se studiata e se ne vengono scoperte le regole, perchè la creazione non è una divinità, ma creatura del Creatore.

Non a caso la civiltà è fiorita in terre fecondate dal crisitanesimo, mentre cultura millenarie, senza la visione cristiana del mondo, sono rimaste indietro.

Un approfondimento di quanto scrivo lo trovate nell’ottimo libro di Rodney Stark “La vittoria della ragione”.

«La religione impedisce di ragionare» – Corriere della Sera.

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Mannino e l’accusa di mafia Assolto dopo diciassette anni – Corriere della Sera

15.01.2010 (1:58 pm) – Filed under: Approfondimenti, Commenti ::

PALERMO – Per capire il calvario giudiziario di Calogero Mannino, assolto ieri in Cassazione dall’accusa di concorso esterno alla mafia dopo 19 anni di indagini e processi, basta ascoltare il suo primo commento: «Hanno portato via un pezzo della mia vita». Ma forse per mettere a fuoco lo psicodramma politico-giudiziario bisognerebbe ripartire da quei manifesti giganti che, per le elezioni del 1991, tappezzarono tutta la Sicilia con una sorta di sfida lanciata dalla grassa e inquinata Democrazia Cristiana alla mafia dei Corleonesi, di Riina e Provenzano, già latitanti da trent’anni. Perché su quei proclami voluti dall’ex ministro poi finito in cella si leggeva per la prima volta a caratteri cubitali «Contro la mafia, costi quel che costi».

Firmato Mannino, allora segretario regionale del partito, leader della sinistra interna, deciso a isolare «don» Vito Ciancimino, in buoni rapporti con Giovanni Falcone e, allora, appena salvato da Paolo Borsellino che aveva bloccato le insinuazioni di un pentito pilotato. Eppure, morti Falcone e Borsellino, due anni dopo le grandi stragi, nel febbraio ’94, a un anno dalla discussa cattura di Riina, fu notificato l’avviso di garanzia e nel febbraio ’95 maturò l’arresto di Mannino, triturato dal pool della Procura dove era arrivato un nuovo capo, Giancarlo Caselli, indifferente a quei manifesti che debbono essergli sembrati la prova del paradosso siciliano di chi dice una cosa per farne intendere un’altra.

Fatto sta che quel tentativo di sganciare almeno un pezzo della vecchia Dc dalle trame mafiose abortì con la stessa fine del partito e con il terremoto giudiziario di Mannino, additato come l’interlocutore diretto dello Stato con l’antistato. Per dirla con quello che Caselli, i sostituti Vittorio Teresi e Teresa Principato, indicarono come il «Buscetta della politica», tal Gioachino Pennino, un amico di Ciancimino, per dieci anni considerato un pentito attendibile, poi mollato, adesso ritenuto da tanti magistrati un bluff. Smentito via via perfino da altri boss come Leoluca Bagarella che definì Mannino «un carabiniere» e Giovanni Brusca, il pentito che rivelò il progetto di uccidere l’ex ministro «perché aveva avversato pubblicamente Cosa Nostra». Sono cadute una dopo l’altra le accuse, un processo dopo l’altro. I giudici di primo grado si convinsero dell’insussistenza delle prove. Di qui la prima assoluzione, dopo sei anni di dibattimento, nove mesi a Rebibbia, due anni ai domiciliari e un carcinoma. Fu immediato il ricorso al secondo grado chiesto e ottenuto dalla Procura. Lasciando sul banco d’accusa lo stesso pm frattanto nominato sostituto procuratore generale, Teresi. Un nuovo processo concluso nel 2004 con una condanna a 5 anni e 4 mesi. Cominciò allora il ping pong fra Palermo e Roma. Con la difesa che ricorse in Cassazione dove il procuratore generale chiese l’assoluzione dell’imputato.

La corte preferì ordinare un nuovo processo, ma esprimendo un giudizio severo per il lavoro compiuto in secondo grado. E i nuovi giudici d’appello a Palermo ne tennero conto. A fine 2008 la nuova assoluzione che demolì l’ipotesi di un presunto patto politico-elettorale con la mafia, ritenuto «evanescente, dunque insussistente». Poteva finire lì il «calvario», come lo chiama Mannino pensando alla moglie, Giusi Burgio, al figlio Toto, a tutti i familiari. E invece la procura generale ci provò di nuovo. «Prendendo una sberla dalla Cassazione», commentano euforici gli avvocati Salvo Riela e Grazia Volo. Perché la Suprema Corte ieri ha rigettato il ricorso ritenendolo «inammissibile». Molti sono convinti che quella Dc, anche la Dc di Mannino, deve avere avuto le sue colpe per i compromessi con la mafia. E continueranno le polemiche politiche, mentre esultano Casini, Buttiglione, Cesa, il suo «pupillo» Totò Cuffaro e non solo i leader dell’Udc, partito di cui Mannino è deputato a Montecitorio. Ma l’epilogo giudiziario evidenzia più di un paradosso. Perché Mannino era il nemico di Ciancimino. O meglio Ciancimino non lo tollerava, con lo stesso atteggiamento covato contro i big della sinistra Dc che lo avevano isolato sin dal 1983, al congresso di Agrigento. Ma paradossalmente da qualche tempo i pubblici accusatori di Palermo auspicavano una condanna definitiva di Mannino, mentre corre sulla strada accidentata di una ipotetica e complessa riabilitazione il rampollo di don Vito. È la partita aperta di una Palermo dove Mannino è il primo a non volere fare un uso strumentale del verdetto, pur convinto che «non c’è una giustizia da cambiare», ma «da cambiare sono le regole di funzionamento dell’accusa, questo è il vero problema».

Felice Cavallaro

15 gennaio 2010

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Finlandia: treni in ritardo per la neve? Al massimo 5 minuti tre giorni all’anno

22.12.2009 (1:10 pm) – Filed under: Commenti ::

Finlandia: treni in ritardo per la neve? Al massimo 5 minuti tre giorni all’anno.

Il titolo del Corriere potrebbe sembrare un atto di accusa per la scarsa manutenzione delle Ferrovie Italiane, che in questi giorni stanno avendo un po’ di problemi.

Mi sembra banale far notare che la Finlandia debba spendere un sacco di soldi per riscaldare gli scambi, ed evitare il blocco dei treni per dalla fine dell’estate all’ininizio dell’estate successiva.

Lo stessa impiego di risorse in Italia, paese del sole, sarebbe ingiustificato, per avere il medesimo risultato, treni con problemi per 3-5 giorni all’anno, cioè questi giorni.

Il vero dramma delle ferrovie italiane sono i treni per i pendolari. Conosco bene la situazione della Agrigento-Palermo e va solo a peggiorare. Più attenzione alla quotidianità e meno al sensazionalismo sarebbe certamente più fruttuoso.

viaFinlandia: treni in ritardo per la neve? Al massimo 5 minuti tre giorni all’anno – Corriere della Sera.

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Taranto, giunta tutta al maschile? Il Tar: è da rifare

24.09.2009 (10:02 pm) – Filed under: Commenti ::

Dopo il caso di Molfetta, che avevo commentato qui, oggi il caso di Taranto, giunta tutta al maschile? Il Tar: è da rifare. Carfagna: bene così – Corriere del Mezzogiorno.

Credo che stia sempre in piedi il problema della Giunta Provinciale di Agrigento tutta al maschile, come segnalato nel post precedente.

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Fini: «Procreazione? La Consulta rende giustizia alle donne italiane»

02.04.2009 (3:40 pm) – Filed under: Bioetica, Perchè non voto PDL ::

Il Presidente della Camera continua a fornire materiale interessante per non votare PDL.

Fini: «Procreazione? La Consulta rende giustizia alle donne italiane» – Corriere della Sera.

Inoltre non capisco -ma qui chiederei a qualche giurista competente- come possa prevalere il parere della Consulta rispetto alla volontà degli italiani che, interpellati sull’abrogazione di quei punti, hanno deciso di non cambiare la legge approvata dal Parlamento.

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Aborti, aumentano le richieste a causa della crisi finanziaria

19.03.2009 (12:02 pm) – Filed under: Bioetica, Fatti & Notizie ::

Il re è nudo, ce ne accorgiamo in tempo di crisi. Altro che casi rarissimi in cui è a richio la salute della madre, nessuna violenza che ha prodotto la gravidanza. Si abortisce perchè non ci sono soldi, e tenere un bambino costa. L’ipocrisia della 194 “a tutela della maternità” dimostra tutta la sua ingiustizia.

La crisi economica miete anche vittime invisibili, esseri innocenti che non nasceranno perchè le mamme non hanno i soldi sufficienti a mantenerli.

Provvediamo a queste mamme, un sostegno economico è un dovere morale!

Aborti, aumentano le richieste I medici: colpa della crisi – Corriere della Sera.

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