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Regione: Ruvolo a Lombardo, dove sono finiti i 100 MLN per investimenti sui fiumi?

Il Vicesegretario Regionale dell’UDC Sicilia, onorevole Giuseppe Ruvolo, chiede in una lettera aperta al Presidente della Regione, Raffaele Lombardo, dove sono andati a finire i 100 milioni di euro per gli interventi strutturali sui fiumi siciliani.

“Occorre definire un piano di interventi urgenti e inderogabili necessari a prevenire le esondazioni che negli ultimi tempi hanno cagionato gravi danni – scrive Ruvolo. Le recenti calamità siciliane, in particolare dopo l’esondazione del fiume Verdura in agro di Ribera, hanno causato danni ingenti alle pregiate colture agrumicole, con danni stimabili oltre 500 mln di euro. Il problema è grave e non è più rinviabile. Quindi, si rende necessario avviare interventi strutturali sugli alvei dei fiumi siciliani. Inoltre – sottolinea l’esponente centrista – occorre definire con chiarezza le competenze sia per la progettazione che per la realizzazione delle opere, oggi materia molto controversa, articolata e complessa”.

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Mannino e l’accusa di mafia Assolto dopo diciassette anni – Corriere della Sera

PALERMO – Per capire il calvario giudiziario di Calogero Mannino, assolto ieri in Cassazione dall’accusa di concorso esterno alla mafia dopo 19 anni di indagini e processi, basta ascoltare il suo primo commento: «Hanno portato via un pezzo della mia vita». Ma forse per mettere a fuoco lo psicodramma politico-giudiziario bisognerebbe ripartire da quei manifesti giganti che, per le elezioni del 1991, tappezzarono tutta la Sicilia con una sorta di sfida lanciata dalla grassa e inquinata Democrazia Cristiana alla mafia dei Corleonesi, di Riina e Provenzano, già latitanti da trent’anni. Perché su quei proclami voluti dall’ex ministro poi finito in cella si leggeva per la prima volta a caratteri cubitali «Contro la mafia, costi quel che costi».

Firmato Mannino, allora segretario regionale del partito, leader della sinistra interna, deciso a isolare «don» Vito Ciancimino, in buoni rapporti con Giovanni Falcone e, allora, appena salvato da Paolo Borsellino che aveva bloccato le insinuazioni di un pentito pilotato. Eppure, morti Falcone e Borsellino, due anni dopo le grandi stragi, nel febbraio ’94, a un anno dalla discussa cattura di Riina, fu notificato l’avviso di garanzia e nel febbraio ’95 maturò l’arresto di Mannino, triturato dal pool della Procura dove era arrivato un nuovo capo, Giancarlo Caselli, indifferente a quei manifesti che debbono essergli sembrati la prova del paradosso siciliano di chi dice una cosa per farne intendere un’altra.

Fatto sta che quel tentativo di sganciare almeno un pezzo della vecchia Dc dalle trame mafiose abortì con la stessa fine del partito e con il terremoto giudiziario di Mannino, additato come l’interlocutore diretto dello Stato con l’antistato. Per dirla con quello che Caselli, i sostituti Vittorio Teresi e Teresa Principato, indicarono come il «Buscetta della politica», tal Gioachino Pennino, un amico di Ciancimino, per dieci anni considerato un pentito attendibile, poi mollato, adesso ritenuto da tanti magistrati un bluff. Smentito via via perfino da altri boss come Leoluca Bagarella che definì Mannino «un carabiniere» e Giovanni Brusca, il pentito che rivelò il progetto di uccidere l’ex ministro «perché aveva avversato pubblicamente Cosa Nostra». Sono cadute una dopo l’altra le accuse, un processo dopo l’altro. I giudici di primo grado si convinsero dell’insussistenza delle prove. Di qui la prima assoluzione, dopo sei anni di dibattimento, nove mesi a Rebibbia, due anni ai domiciliari e un carcinoma. Fu immediato il ricorso al secondo grado chiesto e ottenuto dalla Procura. Lasciando sul banco d’accusa lo stesso pm frattanto nominato sostituto procuratore generale, Teresi. Un nuovo processo concluso nel 2004 con una condanna a 5 anni e 4 mesi. Cominciò allora il ping pong fra Palermo e Roma. Con la difesa che ricorse in Cassazione dove il procuratore generale chiese l’assoluzione dell’imputato.

La corte preferì ordinare un nuovo processo, ma esprimendo un giudizio severo per il lavoro compiuto in secondo grado. E i nuovi giudici d’appello a Palermo ne tennero conto. A fine 2008 la nuova assoluzione che demolì l’ipotesi di un presunto patto politico-elettorale con la mafia, ritenuto «evanescente, dunque insussistente». Poteva finire lì il «calvario», come lo chiama Mannino pensando alla moglie, Giusi Burgio, al figlio Toto, a tutti i familiari. E invece la procura generale ci provò di nuovo. «Prendendo una sberla dalla Cassazione», commentano euforici gli avvocati Salvo Riela e Grazia Volo. Perché la Suprema Corte ieri ha rigettato il ricorso ritenendolo «inammissibile». Molti sono convinti che quella Dc, anche la Dc di Mannino, deve avere avuto le sue colpe per i compromessi con la mafia. E continueranno le polemiche politiche, mentre esultano Casini, Buttiglione, Cesa, il suo «pupillo» Totò Cuffaro e non solo i leader dell’Udc, partito di cui Mannino è deputato a Montecitorio. Ma l’epilogo giudiziario evidenzia più di un paradosso. Perché Mannino era il nemico di Ciancimino. O meglio Ciancimino non lo tollerava, con lo stesso atteggiamento covato contro i big della sinistra Dc che lo avevano isolato sin dal 1983, al congresso di Agrigento. Ma paradossalmente da qualche tempo i pubblici accusatori di Palermo auspicavano una condanna definitiva di Mannino, mentre corre sulla strada accidentata di una ipotetica e complessa riabilitazione il rampollo di don Vito. È la partita aperta di una Palermo dove Mannino è il primo a non volere fare un uso strumentale del verdetto, pur convinto che «non c’è una giustizia da cambiare», ma «da cambiare sono le regole di funzionamento dell’accusa, questo è il vero problema».

Felice Cavallaro

15 gennaio 2010

viaMannino e l’accusa di mafia Assolto dopo diciassette anni – Corriere della Sera.

Giovanni XXIII, la DC e l’accordo con il Pci

Senza pretesa di verità storica vi segnalo l’aneddoto raccontato dal card. Tucci: l’incontro con Giovanni XXIII alla vigilia del congresso della DC prima dell’alleanza con il Pci.

Il Cardinale Tucci ha quindi accennato alla sua amicizia con Giovanni XXIII, che lo scelse come perito durante il Concilio Vaticano II, richiamando un aneddoto: una udienza concessagli dal Papa alla vigilia del famoso congresso della Democrazia cristiana nel gennaio del 1962 a Napoli, nel corso del quale Aldo Moro convinse l’intero gruppo dirigente del partito sulla necessità di un’alleanza con il Partito Comunista Italiano.

“Durante l’incontro – ha detto il porporato – il Pontefice mi ripetè una cosa che mi aveva già confidato durante il primo dei nostri incontri, cioè che non desiderava occuparsi delle cose dell’Italia e avrebbe voluto che la Segreteria di Stato fosse molto cauta nelle questioni italiane”.

“Mi disse che non si intendeva di politica e, in ogni caso, pensava che il Papa, appartenendo alla Chiesa universale, non dovesse essere coinvolto in questioni particolari riguardanti l’Italia”, ha continuato.

“A proposito delle divisioni interne alla Democrazia cristiana, aggiunse – credo riferendosi alla sinistra – che andavano comunque rispettati anche quelli che non erano, per così dire, sulle posizioni più accettabili, perché si trattava comunque di persone che difendevano le loro idee in buona fede”.

“Io non me ne intendo – disse Giovanni XXIII – ma francamente non capisco perché non si possa accettare la collaborazione di altri che hanno un’ideologia diversa per fare cose in sé buone, purché non vi siano cedimenti dottrinali’”.

“Capii così che Moro avrebbe avuto via libera – ha affermato il Cardinale Tucci –. Penso anzi che allo statista venne comunicata questa posizione del Papa perché, conoscendo la sua fede, non credo che avrebbe proceduto altrimenti su quella strada”.

Fonte: Zenit

I cattolici? Astenuti o pro UDC

“Ritiriamo gli assessori” Via Beninati e Milone?

“Ritiriamo gli assessori” Via Beninati e Milone? « Il nuovo quotidiano online sulla Sicilia – Live Sicilia.

Quando si fa un inchiappo i nodi vengono al pettine prestissimo. Ed il Lombardo bis continua a far sentire forti scricchiolii, segnali non proprio tranquillizzanti, sopratutto nella situazione attuale, nella quale serve un governo con le idee chiare e la forza di portarle avanti.

Lombardo dimostra di non avere le idee chiare e di non avere la forza per realizzarle.

Discorso simile per il PDL siciliano. Quella parte che ha mostrato fedeltà a Lombardo dopo l’azzeramento della giunta e la consegna “della testa dell’UDC”, si è trovato escluso da quelle alleanze dove il peso dell’UDC è forte.

La faida interna al PDL sfiora il ridicolo quando, come successo a Porto Empedocle, vengono annunciate dimissioni dai vertici provinciali di partito, gli interessati in giunta smentiscono categoricamente, per poi dimettersi a macchia di leopardo.

A Palermo, in Consiglio Comunale si contano innumerevoli gruppi che fanno capo al PDL… Lo stesso PDL che richiedeva la semplificazione del quadro partitico fino a pretendere l’abbandono di simboli e valori che hanno fatto la storia della Repubblica Italiana.

Casini: “Udc decisiva. Bossi? Non spaventa nessuno”

YouTube – Casini: “Udc decisiva. Bossi? Non spaventa nessuno”.

Sanita’: Cuffaro, Lombardo lottizza manager e rischia ricorsi

“A volte ritornano, altro che rinnovamento”. Il senatore dell’Udc Salvatore Cuffaro cita il titolo di un film dell’ orrore per commentare, la nomina dei manager della sanita’ siciliana. Cuffaro sottolinea che “l’Udc e’ assolutamente estraneo alla pesante spartizione partitica che si e’ consumata stanotte” e rileva che “oltre la meta’ dei manager nominati dalla giunta Lombardo sono uomini che erano stati indicati appena qualche settimana fa come i protagonisti della cuffarizzazione della Sicilia” perche’ tra loro vi sono “persone che erano state nominate da me direttori generali o sanitari o commissari in aziende sanitarie siciliane”. Ma, secondio Cuffaro, le nomine sono state ispirate alla “lottizzazione piu’ becera. Passiamo dalla cuffarizzazione alla lombardizzazione, miccicheizzazione ed alla comunistizzazione-russiana, perche’ a fianco dei nominati per meriti partitici e per legami personali col presidente Lombardo o con Gianfranco Micciche’, ci sono le nomine di manager ‘rossi’ sponsorizzate dall’assessore Russo”. Infine, Cuffaro nota che “il rinnovamento passa attraverso l’ innalzamento dell’eta’ media dei manager. Si perde il conto dei settantenni”. E il senatore ricorda a Lombardo: “Nel 2005 la giunta da me presieduta delibero’ di mettere un limite di eta’ ai manager, stabilendolo in 65 anni. Quella delibera e’ ancora in vigore. Consiglio al Presidente di revocarla se vuole realmente porre questi settantenni alla guida delle aziende sanitarie siciliane o rischia una valanga di ricorsi”. Infine, secondo Cuffaro, “tutti gli scontenti, per raggiungere la quadratura del cerchio ieri in sede di pre giunta, hanno ricevuto ampie rassicurazioni che saranno ripescati come seconde scelte per andare a coprire la pletora dei direttori sanitari ed amministrativi che la riforma Russo – Lombardo ha fatto crescere a dismisura”.

La Chiesa, l’unico partito di Agrigento? No, c’è anche l’UDC

Mi trovo in disaccordo con la conclusione dell’articolo di Franco Pullara, direttore di perlacittà.it, La Chiesa, l’unico partito di Agrigento, anche se ne condivido l’analisi. Partendo dalla constatazione che, sulle grandi questioni -per non dire problemi- che assediano la nostra città, i grandi partiti sono assenti dal territorio e organizzano solo grandi eventi in campagna elettorale, Franco sostiene che solamente la Chiesa, che ha messo in campo risorse umane notevoli, possa considerarsi un partito in città.

Due obiezioni. La Chiesa attende splendidamente alla sua missione, intervenendo anche su questioni sociali, senza dover fare o essere un partito. Fin dai tempi di Sturzo e dell’Opera dei Congressi, offre il proprio contributo alla società, fedele al Mandato affidatole. Nulla di nuovo, dunque, in questo lodevole intervento nel mondo.

Seconda obiezione: il segretario cittadino dell’UDC, Pietro Vitellaro, ha indetto una riunione per discutere della vicenda ospedale. Io che ho visto la gestazione dell’iniziativa so come, da un evento informale per un ristretto numero di persone, si sia trasformato in un incontro ufficiale al quale parteciperanno anche gli Onorevoli Ruvolo e Cascio, che non sono attualmente in campagna elettorale. L’UDC c’è, è sul territorio, è a fianco delle persone.

Nota finale. Non sempre è necessario scendere in piazza e protestare, soprattutto quando la protesta è pirandelliana: si protesta per continuare ad utilizzare una struttura a rischio crollo? [dei dubbi che nutro ho scritto precedentemente] Si dovrebbe alimentare la tensione, già a temperature notevoli anche a causa del caldo, per le strade della città? La gente non scende in piazza perchè non c’è nulla contro cui protestare. Se fossero vere le deduzioni della Procura che altro si dovrebbe fare se non chiudere l’Ospedale. Chi si assumerebbe la responsabità di tenerlo aperto se fossero confermate le perizie tecniche? I lavori di consolidamento richiederebbero del tempo, ma la struttura non potrebbe essere utilizzata, fermo restando le premesse. E certamente una nuova struttura non si cosruisce in 30 giorni. E, dovendo aggiungere una nota polemica, non tutti possono permettersi il lusso di lasciare il lavoro e scendere in piazza.

A tutti quelli che scendono in piazza, mi pare i soliti noti che protestano per qualunque cosa senza mai proporre nulla di concreto, chiederei di pianificare una seria iniziativa di formazione delle coscienze. Senza questo passaggio i cittadini voteranno sempre come gli viene comandato e non cambierà mai nulla.

E’ facile protestare e contestare, difficilissimo costruire senza rischiare di mettere sabbia nelle fondamenta…

Un appuntamento cruciale

In Europa c’è un aborto ogni 27 secondi ed un divorzio ogni trenta.

Se non vogliamo vedere sparire la popolazione e la società Europea è importante poter eleggere al Parlamento Europeo persone in grado di difendere e promuovere la vita e la famiglia.

Mi permetto di indicarvi dei candidati che conosco bene e che sono dei campioni di onestà e di impegno per la vita e per la famiglia, o con i quali mi trovo a collaborare. Se votate UDC, se siete indecisi, vi segnalo:

I Circoscrizione – Italia nord-occidentale

  • MAGDI CRISTIANO ALLAM
  • LUCA GIUSEPPE VOLONTE’

II Circoscrizione – Italia nord-orientale

  • GIAN LUIGI GIGLI (Neurologo, ha difeso Eluana fino alla fine)

III Circoscrizione – Italia centrale

IV Circoscrizione – Italia meridionale

  • ANGELO MARIA SANZA

V Circoscrizione – Italia insulare

  • SAVERIO ROMANO
  • BRANDARA MARIA GRAZIA ELENA Detta MARIA GRAZIA
  • LANTIERI ANNUNZIATA detta LUISA

Tutti i candidati UDC su www.giovanninocera.it.

Per votare bisogna barrare il simbolo della lista e scrivere i cognomi dei candidati. Si possono esprimere fino a tre preferenze della stessa lista.

Se vi è possibile fate girare questa mail. Per ogni chiarimento o ulteriore informazione contattatemi.

Tutti i Candidati al Parlamento Europeo per l’UDC

Ecco l’elenco di tutti i candidati in lista per l’Unione di Centro alle Elezioni Europee del 6-7 giugno 2009.

Da qui è possibile scaricare il file.

ELENCO

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