Posts tagged: democrazia

Mannino e l’accusa di mafia Assolto dopo diciassette anni – Corriere della Sera

PALERMO – Per capire il calvario giudiziario di Calogero Mannino, assolto ieri in Cassazione dall’accusa di concorso esterno alla mafia dopo 19 anni di indagini e processi, basta ascoltare il suo primo commento: «Hanno portato via un pezzo della mia vita». Ma forse per mettere a fuoco lo psicodramma politico-giudiziario bisognerebbe ripartire da quei manifesti giganti che, per le elezioni del 1991, tappezzarono tutta la Sicilia con una sorta di sfida lanciata dalla grassa e inquinata Democrazia Cristiana alla mafia dei Corleonesi, di Riina e Provenzano, già latitanti da trent’anni. Perché su quei proclami voluti dall’ex ministro poi finito in cella si leggeva per la prima volta a caratteri cubitali «Contro la mafia, costi quel che costi».

Firmato Mannino, allora segretario regionale del partito, leader della sinistra interna, deciso a isolare «don» Vito Ciancimino, in buoni rapporti con Giovanni Falcone e, allora, appena salvato da Paolo Borsellino che aveva bloccato le insinuazioni di un pentito pilotato. Eppure, morti Falcone e Borsellino, due anni dopo le grandi stragi, nel febbraio ’94, a un anno dalla discussa cattura di Riina, fu notificato l’avviso di garanzia e nel febbraio ’95 maturò l’arresto di Mannino, triturato dal pool della Procura dove era arrivato un nuovo capo, Giancarlo Caselli, indifferente a quei manifesti che debbono essergli sembrati la prova del paradosso siciliano di chi dice una cosa per farne intendere un’altra.

Fatto sta che quel tentativo di sganciare almeno un pezzo della vecchia Dc dalle trame mafiose abortì con la stessa fine del partito e con il terremoto giudiziario di Mannino, additato come l’interlocutore diretto dello Stato con l’antistato. Per dirla con quello che Caselli, i sostituti Vittorio Teresi e Teresa Principato, indicarono come il «Buscetta della politica», tal Gioachino Pennino, un amico di Ciancimino, per dieci anni considerato un pentito attendibile, poi mollato, adesso ritenuto da tanti magistrati un bluff. Smentito via via perfino da altri boss come Leoluca Bagarella che definì Mannino «un carabiniere» e Giovanni Brusca, il pentito che rivelò il progetto di uccidere l’ex ministro «perché aveva avversato pubblicamente Cosa Nostra». Sono cadute una dopo l’altra le accuse, un processo dopo l’altro. I giudici di primo grado si convinsero dell’insussistenza delle prove. Di qui la prima assoluzione, dopo sei anni di dibattimento, nove mesi a Rebibbia, due anni ai domiciliari e un carcinoma. Fu immediato il ricorso al secondo grado chiesto e ottenuto dalla Procura. Lasciando sul banco d’accusa lo stesso pm frattanto nominato sostituto procuratore generale, Teresi. Un nuovo processo concluso nel 2004 con una condanna a 5 anni e 4 mesi. Cominciò allora il ping pong fra Palermo e Roma. Con la difesa che ricorse in Cassazione dove il procuratore generale chiese l’assoluzione dell’imputato.

La corte preferì ordinare un nuovo processo, ma esprimendo un giudizio severo per il lavoro compiuto in secondo grado. E i nuovi giudici d’appello a Palermo ne tennero conto. A fine 2008 la nuova assoluzione che demolì l’ipotesi di un presunto patto politico-elettorale con la mafia, ritenuto «evanescente, dunque insussistente». Poteva finire lì il «calvario», come lo chiama Mannino pensando alla moglie, Giusi Burgio, al figlio Toto, a tutti i familiari. E invece la procura generale ci provò di nuovo. «Prendendo una sberla dalla Cassazione», commentano euforici gli avvocati Salvo Riela e Grazia Volo. Perché la Suprema Corte ieri ha rigettato il ricorso ritenendolo «inammissibile». Molti sono convinti che quella Dc, anche la Dc di Mannino, deve avere avuto le sue colpe per i compromessi con la mafia. E continueranno le polemiche politiche, mentre esultano Casini, Buttiglione, Cesa, il suo «pupillo» Totò Cuffaro e non solo i leader dell’Udc, partito di cui Mannino è deputato a Montecitorio. Ma l’epilogo giudiziario evidenzia più di un paradosso. Perché Mannino era il nemico di Ciancimino. O meglio Ciancimino non lo tollerava, con lo stesso atteggiamento covato contro i big della sinistra Dc che lo avevano isolato sin dal 1983, al congresso di Agrigento. Ma paradossalmente da qualche tempo i pubblici accusatori di Palermo auspicavano una condanna definitiva di Mannino, mentre corre sulla strada accidentata di una ipotetica e complessa riabilitazione il rampollo di don Vito. È la partita aperta di una Palermo dove Mannino è il primo a non volere fare un uso strumentale del verdetto, pur convinto che «non c’è una giustizia da cambiare», ma «da cambiare sono le regole di funzionamento dell’accusa, questo è il vero problema».

Felice Cavallaro

15 gennaio 2010

viaMannino e l’accusa di mafia Assolto dopo diciassette anni – Corriere della Sera.

La salute dei cittadini è estranea alla Camera?

Di cosa si occupa il Parlamento?

Domanda persino banale: leggi, dibattiti, grandi questioni all’ordine del giorno nel Paese. Vi siedono i nostri rappresentanti, ci si aspetta che si prendano a cuore quanto ci riguarda più da vicino. E l’aborto? No, quello no, escluso. Anzi, è «originale pretendere» che le Camere possano discuterne. È la sorprendente battuta alla quale, con fare liquidatorio, l’onorevole Gianfranco Fini ha fatto ricorso ieri per archiviare – secondo lui – l’ipotesi di un confronto parlamentare sulla Ru486.

Detta dal presidente della Camera, è un’espressione che lascia stupefatti. Se il Parlamento va tenuto fuori da questioni che attengono alla salute dei cittadini, di cosa si devono interessare allora i deputati? La pillola abortiva, con tutta la sua ingombrante zavorra di dubbi e di drammi, non è semplicemente un «farmaco», equiparabile a un’aspirina o uno sciroppo. È singolare non vedere come la Ru486 intervenga pesantemente nel modo in cui viene applicata la legge sull’aborto in Italia. E le Camere non si dovrebbero pronunciare? A richiesta, Fini risponde. A noi – e non solo a noi – sarebbero piaciute parole meno superficiali.

Tratto da Avvenire del 9 agosto 2009

L’intolleranza nelle Istituzioni europee e l’autentico bene comune

Riprendiamo il cammino di “avvicinamento” alle elezioni europee con un articolo pubbicato sul notiziario Zenit.org

L’intolleranza nelle Istituzioni europee e l’autentico bene comune

di Giorgio Salina*

BRUXELLES, venerdì, 27 marzo 2009 (ZENIT.org) – Nelle settimane precedenti, in questa stessa rubrica abbiamo dato conto dei gravi episodi d’intolleranza che i cosiddetti tolleranti  riservano alla Chiesa, al Santo Padre e, in sintesi, alla visione dell’uomo e della società della tradizione cattolica, consegnataci dalla Dottrina sociale.

Gli episodi di intolleranza hanno avuto una nuova conferma, se ce ne fosse stato ancora bisogno,  dalle inconsulte e “stizzite reazioni alle parole del Papa dei Governi di Francia, Germania, Belgio, Spagna, della Commissione Europea, di dirigenti dell’Organizzazione delle Nazioni Unite e del Fondo Monetario Internazionale”, come ha scritto Sandro Magister. Read more »

L’impegno dei cattolici in politica nella Sicilia del Novecento

Sabato 25 ottobre ho partecipato al convegno di studi sociali, organizzato dall’Associazione Bioeticisti Italiani, su “L’impegno dei cattolici in politica nella Sicilia del novecento”.

Ho perso la maggior parte della sessione mattutina poichè impegnato nell’accoglienza degli illustri relatori, tra i quali l’On. Paola Binetti, eletta alla Camera dei Deputati nelle liste del Partito Democratico. Le ultime due relazioni, le uniche che ho potuto ascoltare, sono state però molto interessanti. La parte storico-saggistica del convegno, nella sessione mattutina, ha infatti approfondito gli aspetti salienti dell’impegno dei cattolici in politica, come anche gli strumenti utilizzati per coagulare il consenso intorno alla Democrazia Cristiana, nonostante il fascino utopico del Partito Comunista, che in alcuni periodi sembrava nelle reali possibilità di vittoria. Banche di credito cooperativo, compagnia dei congressi, boccone del povero sono stati strumenti che, insieme alla possibilità di reale impegno sociale, hanno messo al centro dell’impegno politico dei cattolici la persona umana con la sua intrinseca dignità, da rispettare e tutelare, promuovendone il riscatto sociale. Read more »

Meglio eletti che nominati

Continua la raccolta di firme per l’introduzione del voto di preferenza. E’ un punto sul quale l’Unione di Centro sta puntando moltissimo.

Il nostro segretario regionale On. Saverio Romano ha dichiarato:

“Si tratta di un impegno che abbiamo assunto e che intendiamo portare avanti perché ci crediamo in modo convinto. E’ infatti una battaglia di democrazia e che mira a garantire una effettiva partecipazione dei cittadini nella scelta della classe dirigente. Negli ultimi anni si è andato consolidando il fenomeno della disaffezione dei cittadini dalla politica e dalle istituzioni e la reintroduzione delle preferenze è lo strumento indispensabile per dare voce a chi deve averla e non può esprimerla nei modi e nelle forme più democratiche. I cittadini vogliono tornare ad essere protagonisti ma dobbiamo offrirgli – senza ipocrisie e calcoli politici di bassa lega – il modo per farlo.”

Giovani UDC.

Strade, morti, politica e partecipazione

La cronaca

Dopo l’ennesimo incidente stradale sulla ss 189 Palermo-Agrigento, nel quale ha perso la vita un giovane che stava rientrando dal viaggio di nozze, Lelio Castaldo, direttore del quotidiano on-line AgrigentoWeb.i, scrive un accorato editoriale nel quale chiede conto e ragione ai politici locali nelle varie istituzioni, della loro capacità morale di fronte all’ennesimo – prevedibile – incidente.

L’editoriale suscita grande interesse tra i lettori, che lasciano commenti e mandano email al direttore coi i quali approvano la linea di Castaldo di chiamare in causa direttamente i politici locali, con nomi e cognomi, per riagganciarli al territorio e averli presenti anche quando non si è in prossimità di elezioni. Al grido “Entusiamo!“Lelio Castaldo risponde alla richiesta di partecipazione della gente e assicura la massima attenzione nel dar voce a questo movimento popolare, nuovo – a mio giudizio – nello scenario agrigentino.

Il terzo atto della vicenda propone una prima assemblea pubblica, che si terrà domani pomeriggio alle 17.30 presso la libreria Capalunga in via Atenea. Amedeo Bruccoleri, proprietario della libreria mette a disposizione i locali perchè possa esserci un luogo di aggregazione e di partecipazione attiva all’iniziativa.

Il commento

Che la gente parli, scambi idee, commenti, progetti e proposte è sempre un fatto positivo, direi democraticamente positivo. Ben venga, quindi, che si offrano alle persone luoghi, fisici  virtuali, nei quali si possa discutere. Read more »

Blog di Giorgio Israel: Perché non possiamo dirci antifascisti se non ci diciamo anche anticomunisti

Molti di coloro che combatterono sul fronte antifascista non erano affatto limpidi in merito e avevano un progetto che con la democrazia liberale aveva poco a che fare. Perciò, la chiarezza che è stata richiesta ad Alemanno va pretesa anche da chi si è stracciato le vesti di fronte alla sua affermazione e, pur proclamando di essersi distaccato in modo definitivo dal proprio passato comunista, continua a rifiutarsi di condannare il carattere liberticida del comunismo e a cavillare sul fatto che i comunisti sarebbero stati sempre sul fronte della democrazia in quanto antifascisti. Questo è inaccettabile.

Blog di Giorgio Israel: Perché non possiamo dirci antifascisti se non ci diciamo anche anticomunisti

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