Posts tagged: etica

I buoni preti? Meglio degli economisti

Continuiamo a notare, opportunamente, una grande ansia di richiamare esigenze di etica e di fare proposte di nuovi modelli di capitalismo. Temo però che grandi soluzioni con questo approccio giuridico economico sul capitalismo o sulla responsabilità sociale dell’impresa non si troveranno. Soluzioni vere si produrranno solo se si hanno idee e progetti per cambiare l’uomo anziché gli strumenti. E questo non è un mestiere da giuristi, economisti, sociologi o filosofi. Io penso che sia piuttosto un mestiere da “buoni preti”. Read more »

Mannino e l’accusa di mafia Assolto dopo diciassette anni – Corriere della Sera

PALERMO – Per capire il calvario giudiziario di Calogero Mannino, assolto ieri in Cassazione dall’accusa di concorso esterno alla mafia dopo 19 anni di indagini e processi, basta ascoltare il suo primo commento: «Hanno portato via un pezzo della mia vita». Ma forse per mettere a fuoco lo psicodramma politico-giudiziario bisognerebbe ripartire da quei manifesti giganti che, per le elezioni del 1991, tappezzarono tutta la Sicilia con una sorta di sfida lanciata dalla grassa e inquinata Democrazia Cristiana alla mafia dei Corleonesi, di Riina e Provenzano, già latitanti da trent’anni. Perché su quei proclami voluti dall’ex ministro poi finito in cella si leggeva per la prima volta a caratteri cubitali «Contro la mafia, costi quel che costi».

Firmato Mannino, allora segretario regionale del partito, leader della sinistra interna, deciso a isolare «don» Vito Ciancimino, in buoni rapporti con Giovanni Falcone e, allora, appena salvato da Paolo Borsellino che aveva bloccato le insinuazioni di un pentito pilotato. Eppure, morti Falcone e Borsellino, due anni dopo le grandi stragi, nel febbraio ’94, a un anno dalla discussa cattura di Riina, fu notificato l’avviso di garanzia e nel febbraio ’95 maturò l’arresto di Mannino, triturato dal pool della Procura dove era arrivato un nuovo capo, Giancarlo Caselli, indifferente a quei manifesti che debbono essergli sembrati la prova del paradosso siciliano di chi dice una cosa per farne intendere un’altra.

Fatto sta che quel tentativo di sganciare almeno un pezzo della vecchia Dc dalle trame mafiose abortì con la stessa fine del partito e con il terremoto giudiziario di Mannino, additato come l’interlocutore diretto dello Stato con l’antistato. Per dirla con quello che Caselli, i sostituti Vittorio Teresi e Teresa Principato, indicarono come il «Buscetta della politica», tal Gioachino Pennino, un amico di Ciancimino, per dieci anni considerato un pentito attendibile, poi mollato, adesso ritenuto da tanti magistrati un bluff. Smentito via via perfino da altri boss come Leoluca Bagarella che definì Mannino «un carabiniere» e Giovanni Brusca, il pentito che rivelò il progetto di uccidere l’ex ministro «perché aveva avversato pubblicamente Cosa Nostra». Sono cadute una dopo l’altra le accuse, un processo dopo l’altro. I giudici di primo grado si convinsero dell’insussistenza delle prove. Di qui la prima assoluzione, dopo sei anni di dibattimento, nove mesi a Rebibbia, due anni ai domiciliari e un carcinoma. Fu immediato il ricorso al secondo grado chiesto e ottenuto dalla Procura. Lasciando sul banco d’accusa lo stesso pm frattanto nominato sostituto procuratore generale, Teresi. Un nuovo processo concluso nel 2004 con una condanna a 5 anni e 4 mesi. Cominciò allora il ping pong fra Palermo e Roma. Con la difesa che ricorse in Cassazione dove il procuratore generale chiese l’assoluzione dell’imputato.

La corte preferì ordinare un nuovo processo, ma esprimendo un giudizio severo per il lavoro compiuto in secondo grado. E i nuovi giudici d’appello a Palermo ne tennero conto. A fine 2008 la nuova assoluzione che demolì l’ipotesi di un presunto patto politico-elettorale con la mafia, ritenuto «evanescente, dunque insussistente». Poteva finire lì il «calvario», come lo chiama Mannino pensando alla moglie, Giusi Burgio, al figlio Toto, a tutti i familiari. E invece la procura generale ci provò di nuovo. «Prendendo una sberla dalla Cassazione», commentano euforici gli avvocati Salvo Riela e Grazia Volo. Perché la Suprema Corte ieri ha rigettato il ricorso ritenendolo «inammissibile». Molti sono convinti che quella Dc, anche la Dc di Mannino, deve avere avuto le sue colpe per i compromessi con la mafia. E continueranno le polemiche politiche, mentre esultano Casini, Buttiglione, Cesa, il suo «pupillo» Totò Cuffaro e non solo i leader dell’Udc, partito di cui Mannino è deputato a Montecitorio. Ma l’epilogo giudiziario evidenzia più di un paradosso. Perché Mannino era il nemico di Ciancimino. O meglio Ciancimino non lo tollerava, con lo stesso atteggiamento covato contro i big della sinistra Dc che lo avevano isolato sin dal 1983, al congresso di Agrigento. Ma paradossalmente da qualche tempo i pubblici accusatori di Palermo auspicavano una condanna definitiva di Mannino, mentre corre sulla strada accidentata di una ipotetica e complessa riabilitazione il rampollo di don Vito. È la partita aperta di una Palermo dove Mannino è il primo a non volere fare un uso strumentale del verdetto, pur convinto che «non c’è una giustizia da cambiare», ma «da cambiare sono le regole di funzionamento dell’accusa, questo è il vero problema».

Felice Cavallaro

15 gennaio 2010

viaMannino e l’accusa di mafia Assolto dopo diciassette anni – Corriere della Sera.

Il divieto alla pillola abortiva anche in caso di stupro fa ancora discutere

Ho letto su il Giornale di Bioetica » Blog Archive » Il divieto alla pillola abortiva anche in caso di stupro fa ancora discutere. Ho lasciato un commento perchè credo che la vita umana vada difesa “senza se e senza ma”. E che il prezzo della difesa della salute della donna non possa essere il sacrificio di una vita umana, seppur ancora invisibile agli occhi.

Mi dispiace poi il grossolano errore di confusione tra RU486 e “pillola del giorno dopo”:

uso della Ru486 – meglio conosciuta come “la pillola del giorno dopo” – anche da parte di donne stuprate

e spero vivamente che si tratti di un errore.

A pensar male infatti sospetterei che si vogliano unire i concetti di “pillola abortiva RU486″ e “donne stuprate”, per aprire un nuovo canale in modo da far rendere accettabile all’opinione pubblica la pillola abortiva. La RU486 non fa parte della cosidetta “contraccezione di emergenza”, porla quindi in connessione all’aborto dopo uno stupro è sbagliato.

Update del 30.06.2009: L’autore dell’articolo ammette che si è trattato di un errore.

Un appuntamento cruciale

In Europa c’è un aborto ogni 27 secondi ed un divorzio ogni trenta.

Se non vogliamo vedere sparire la popolazione e la società Europea è importante poter eleggere al Parlamento Europeo persone in grado di difendere e promuovere la vita e la famiglia.

Mi permetto di indicarvi dei candidati che conosco bene e che sono dei campioni di onestà e di impegno per la vita e per la famiglia, o con i quali mi trovo a collaborare. Se votate UDC, se siete indecisi, vi segnalo:

I Circoscrizione – Italia nord-occidentale

  • MAGDI CRISTIANO ALLAM
  • LUCA GIUSEPPE VOLONTE’

II Circoscrizione – Italia nord-orientale

  • GIAN LUIGI GIGLI (Neurologo, ha difeso Eluana fino alla fine)

III Circoscrizione – Italia centrale

IV Circoscrizione – Italia meridionale

  • ANGELO MARIA SANZA

V Circoscrizione – Italia insulare

  • SAVERIO ROMANO
  • BRANDARA MARIA GRAZIA ELENA Detta MARIA GRAZIA
  • LANTIERI ANNUNZIATA detta LUISA

Tutti i candidati UDC su www.giovanninocera.it.

Per votare bisogna barrare il simbolo della lista e scrivere i cognomi dei candidati. Si possono esprimere fino a tre preferenze della stessa lista.

Se vi è possibile fate girare questa mail. Per ogni chiarimento o ulteriore informazione contattatemi.

L’intolleranza nelle Istituzioni europee e l’autentico bene comune

Riprendiamo il cammino di “avvicinamento” alle elezioni europee con un articolo pubbicato sul notiziario Zenit.org

L’intolleranza nelle Istituzioni europee e l’autentico bene comune

di Giorgio Salina*

BRUXELLES, venerdì, 27 marzo 2009 (ZENIT.org) – Nelle settimane precedenti, in questa stessa rubrica abbiamo dato conto dei gravi episodi d’intolleranza che i cosiddetti tolleranti  riservano alla Chiesa, al Santo Padre e, in sintesi, alla visione dell’uomo e della società della tradizione cattolica, consegnataci dalla Dottrina sociale.

Gli episodi di intolleranza hanno avuto una nuova conferma, se ce ne fosse stato ancora bisogno,  dalle inconsulte e “stizzite reazioni alle parole del Papa dei Governi di Francia, Germania, Belgio, Spagna, della Commissione Europea, di dirigenti dell’Organizzazione delle Nazioni Unite e del Fondo Monetario Internazionale”, come ha scritto Sandro Magister. Read more »

Liberali e cristiani: la strada è la stessa

di Camillo Ruini [5 dicembre 2008]

Il libro di Marcello Pera Perché dobbiamo dirci cristiani. Il liberalismo, l’Europa, l’etica è decisamente importante in sé ed è ancora più importante per la lettera inconsueta che Benedetto XVI ha scritto al suo Autore. Si può dire che è un libro a tesi, in senso positivo, in quanto sostiene una posizione dichiarata con chiarezza fin dall’inizio e poi argomentata attraverso tutte le pagine. Già nell’introduzione Marcello Pera scrive: «La mia posizione è quella del laico e liberale che si rivolge al cristianesimo per chiedergli le ragioni della speranza». La conclusione di tutto il percorso, e anche di ciascuno dei tre capitoli in cui il libro si articola, è quindi che «dobbiamo dirci cristiani»: una conclusione forte e in buona misura contro corrente, cosa di cui l’Autore è ben consapevole.

Liberal.

Sturzo al centro

Sto leggendo un breve opuscolo di Giovanni Palladino, edito dal Centro Internazionale Studi Luigi Sturzo, dal titolo “Il buon governo esige buona cultura”.

Sono rimasto impressionato dalla chiara linea sturziana scolpita nella prima pagina:

Ho avuto sempre fiducia (e quindi speranza) nell’avvenire; un avvenire prossimo o remoto, che si realizzi me vivente o quando le mie ossa riposeranno in un cimitero, non importa; perchè ho sentito la vita politica come un dovere e il dovere dice speranza. Io credo nella provvidenza divina. Sono certo che la mia voce, anche se spenta, rimarrà ammonitrice per la moralità e per la libertà nella vita politica: una voce contro lo statalismo, contro la demagogia, contro il marxismo. Spero che i cattolici riprendano coraggio, senza bisogno di mutuare dai socialisti idee sociali ed etiche delle quali questi ultimi ignorano il valore, senza bisogno di cercare a sinistra alleati infidi nè a destra collaboratori malevoli; ma curando di essere se stessi, affrontando le difficoltà che la vita stessa impone e soprattutto correggendo certi errori del recente passato che ne hanno alterato la linea.

Se Sturzo è stato profetico in altre circostanze, credo sia utile cominciare a riscoprire il suo pensiero per capire chi siamo e come dobbiamo agire nella vita politica dell’oggi e del domani.

Chi sono

 

Chat with Giovanni Nocera

Giovanni Nocera – Agrigento, 1981

Primo di nove figli ho imparato, crescendo, il valore della famiglia. Ho maturato una convinta fede cattolica partecipando a diverse esperienze ecclesiali. Impegnato in molteplici attività mi occupo, in particolare, della difesa della vita.

 

Studi

 

Attività

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