Dopo un articolato ragionamento su come si diventa, in Italia, super-ricchi la conclusione sulla patrimoniale:
oltre ad essere odiosa, ingiusta ed inefficace per combattere le vere radici del problema del debito pubblico, la proposta di patrimoniale è anche un autentico suicidio dal punto di vista politico. Forse Amato e Veltroni credono che il 10% più ricco sia composto da ereditieri. Non è così. È invece principalmente composto da classe media, gente che per tutta la vita ha guadagnato cifre normalissime ma che, grazie al fatto di lavorare in due, è riuscita a metter da parte un po’ di soldi. E anche chi non c’è dentro, ha qualche possibilità di raggiungerlo in tempi ragionevoli e non è affatto contento quanto vede imporre patrimoniali. Sono proprio i voti di classe media che servirebbero per vincere le elezioni, e che ora sono stati regalati a Berlusconi con un atto di stupidità veramente impareggiabile. Il che prova, gratis, un punto che da queste parti si fa da tempo: con questa classe dirigente la “sinistra” non andrà mai, ma proprio mai, da nessuna parte.
Lombardo giustamente dice che “la Padania è una invenzione propagandistica dal punto di vista della storia e della geografia”, ma dimentica che lui è il Presidente della Regione Siciliana che dovrebbe alzare la voce e far valere la voce dei siciliani. In primo luogo quando partecipa, a norma dello Statuto, col rango di ministro ai Consigli dei ministri quando trattano questioni che riguardano la Regione Siciliana, poi facendo pressioni, politiche anche sui parlamentari siciliani, perchè l’Autonomia sia reale. E’ facile parlare del petrolio raffinato in Sicilia, ma se alla Sicilia non porta guadagno, ma solo la puzza delle raffinerei non c’è di che vantarsi.
Noi abbiamo già l’Autonomia amministrativa che la Lega anela per la fantomatica Padania, ma probabilmente la Lega fa meno interviste e lavora di più…
Martedì 17 marzo, ore 9:30 a p.zza Montecitorio, manifestazione organizzata dai giovani UDC siciliani contro il federalismo (dalla struttura ignota) imposto alla coalizione di governo dalla Lega Nord.
Un federalismo di facciata, sotto il vessillo del sud sprecone, che in realtà serve solo da maquillage alla Lega per nascondere i voti favorevoli ai decreti che finanziano, con milioni di euro, i comuni in dissesto finanziario.
Un atteggiamento politicamente incoerente, ma che subordina l’interesse del Paese, di ogni sua parte, ai fini elettorali della Lega Nord.
Invito gli amici romani ad unirsi alla manifestazione.
A corredo di quanto affermato da Casini, circa i fondi destinati al Mezzogiorno e poi finiti agli imprenditori del Nord, vi ripropongo l’articolo pubblicato qualche tempo fa: Come ti finanzio il Nord.
Io credo che del federalismo ci sia assolutamente bisogno. Ma un federalismo che non sia la bandiera del Nord produttivo contro il Sud sprecone.
Io credo nel federalismo perche convinto che sia la soluzione di composizione della Nazione che più rispetta la centralità della persona. Sono infatti le persone che nelle autonomie locali amministrano il bene comune della comunità territoriale, nella cornice di uno stato centrale che garantisce la sussidiarietà e la solidarietà e quei servizi che devono essere “centralizzati”.
E’ un bene parlare di federalismo e lavorare perchè sia realizzato, preferibilmente non in tempi biblici. Ma un federalismo serio che abbia concrete indicazioni di competenze tra gli enti locali. Non bisogna ripetere il disastro della riforma vaga del Titolo V della Costituzione.
ROMA – “Nebbia in Val Padana, si potrebbe dire. Nebbia e indeterminatezza. Che senso avrebbe votare a favore di un manifesto di propaganda della Lega?”. Pierferdinando Casini, leader dell’Udc, ex alleato scomodissimo di Berlusconi e di Bossi un paio di legislature fa, ha detto no al federalismo così come è stato presentato in Parlamento. Si astiene invece il Pd di Veltroni in attesa di vedere cosa cambierà alla Camera.
Cosa l’ha convinta a votare no, onorevole Casini?
“Se avevamo dei dubbi, ci ha convinto l’ottimo ministro Tremonti che è una persona seria, quando ha detto onestamente che non può quantificare i costi del federalismo, le risorse e le coperture necessarie. Così com’è la riforma è un salto nel buio che rischia di moltiplicare i centri di spesa con costi enormi che saranno a carico dei cittadini. Ancora non c’è la Carta delle autonomie con la conseguenza di perpetuare la confusione sul riparto di competenze tra Stato, Regioni e autonomie locali prodotta dalla riforma voluta nel 2001 dal centrosinistra. E senza certezze di funzioni non vi può essere certezza di risorse economiche e quindi di copertura finanziaria. Il Codice avrebbe dovuto fissare cosa fanno e con quali risorse le Regioni, le Province e i Comuni. In sostanza si preannuncia una riforma che non c’è”. Read more »
Ieri ho partecipato, seppur arrivato in ritardo per motivi di lavoro (non posso quindi essere esaustivo nel resoconto), all’incontro organizzato dall’on. Peppe Ruvolo, per discutere di infrastrutture per la provincia di Agrigento.
Nei pochi minuti che mi sono stati concessi ho voluto evidenziare che infrastrutture per lo sviluppo non sono semplicemente quelle che riguardano i trasporti. Già nella mia campagna elettorale avevo prospettato la conclusione di un’opera a mare iniziata negli anni ottanta che potrebbe incrementare la pesca e quindi risollevare le sorti delle tre marinerie di Sciacca, Porto Empedocle e Licata. Ho anche accennato alla necessità del completamento di opere che giacciono come lapidi all’incapacità, per le quali sono stati già investiti colossali quantitativi di denaro pubblico e per le quali, in certi casi, il completamento potrebbe risultare di effettiva utilità. Read more »
Motore propulsivo della riforma fiscale in senso federalista è la convinzione che cospicui finanziamenti siano transitati, dal Nord produttivo, al Sud sprecone. Transito che non produce nessun beneficio al Nord, ma che fa sentire alla parte produttiva del Paese il peso maggiore delle imposte.
Se questa tesi può riscuotere il favore degli elettori in campagna elettorale, probabilmente non regge all’analisi di dati reali. La pubblicazione del 1997 di Gennaro Zona “Come ti finanzio il Nord” può essere utile a chiarire i numeri dell’intervento straordinario per il Meridione d’Italia e l’utilizzo della Cassa del Mezzogiorno, prima, e dell’AgenSud, poi, a tutto beneficio delle industrie del Nord.
Nella ricerca si evidenzia come «non sia mai esistito alcun trasferimento diretto di fondi dal Nord al Sud, ma politiche di redistribuzione della ricchezza nazionale». Politiche che però sono state influenzate da «poteri forti» della nazione che hanno avvantaggiato il Nord grazie alla sua «maggiore capacità rispetto al Sud di incidere sulle politiche di sviluppo del Paese». Read more »