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“Veltroni cerca il dialogo con la Lega ma questa riforma è un salto nel buio”

"Veltroni cerca il dialogo con la Lega ma questa riforma è un salto nel buio"

ROMA – “Nebbia in Val Padana, si potrebbe dire. Nebbia e indeterminatezza. Che senso avrebbe votare a favore di un manifesto di propaganda della Lega?”. Pierferdinando Casini, leader dell’Udc, ex alleato scomodissimo di Berlusconi e di Bossi un paio di legislature fa, ha detto no al federalismo così come è stato presentato in Parlamento. Si astiene invece il Pd di Veltroni in attesa di vedere cosa cambierà alla Camera.

Cosa l’ha convinta a votare no, onorevole Casini?
“Se avevamo dei dubbi, ci ha convinto l’ottimo ministro Tremonti che è una persona seria, quando ha detto onestamente che non può quantificare i costi del federalismo, le risorse e le coperture necessarie. Così com’è la riforma è un salto nel buio che rischia di moltiplicare i centri di spesa con costi enormi che saranno a carico dei cittadini. Ancora non c’è la Carta delle autonomie con la conseguenza di perpetuare la confusione sul riparto di competenze tra Stato, Regioni e autonomie locali prodotta dalla riforma voluta nel 2001 dal centrosinistra. E senza certezze di funzioni non vi può essere certezza di risorse economiche e quindi di copertura finanziaria. Il Codice avrebbe dovuto fissare cosa fanno e con quali risorse le Regioni, le Province e i Comuni. In sostanza si preannuncia una riforma che non c’è”. Read more »

Liberali e cristiani: la strada è la stessa

di Camillo Ruini [5 dicembre 2008]

Il libro di Marcello Pera Perché dobbiamo dirci cristiani. Il liberalismo, l’Europa, l’etica è decisamente importante in sé ed è ancora più importante per la lettera inconsueta che Benedetto XVI ha scritto al suo Autore. Si può dire che è un libro a tesi, in senso positivo, in quanto sostiene una posizione dichiarata con chiarezza fin dall’inizio e poi argomentata attraverso tutte le pagine. Già nell’introduzione Marcello Pera scrive: «La mia posizione è quella del laico e liberale che si rivolge al cristianesimo per chiedergli le ragioni della speranza». La conclusione di tutto il percorso, e anche di ciascuno dei tre capitoli in cui il libro si articola, è quindi che «dobbiamo dirci cristiani»: una conclusione forte e in buona misura contro corrente, cosa di cui l’Autore è ben consapevole.

Liberal.

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