Posts tagged: lotta alla mafia

Il minestrone di Granata sul rigassificatore

Con una nota stampa l’on. Granata chiede la revoca del nulla osta che il Ministero dell’Ambiente ha rilasciato al progetto del rigassificatore di Porto Empedocle.

Secondo l’onorevole il fatto che la mafia abbia interesse ad inserirsi in un’opera pubblica, come risulta da alcuni pizzini ritrovati in casa di un latitante arrestato ultimamente, sarebbe sufficiente a bloccare un investimento da centinaia di migliaia di milioni di euro. Secondo lo stesso ragionamento bisognerebbe bloccare il raddoppio della SS 640, già in esecuzione, perchè negli stessi pizzini risulta l’interessemanto della mafia anche su questo appalto.

Farebbe bene l’onorevole Granata, nella sua posizione di Vice Presidente della Commissione Antimafia, a lavorare alla predisposizione degli opportuni strumenti investigativi, alla sburocratizzazione del sistema autorizzativo, alla trasparenza  e tracciabilità delle risorse. E’ con strumenti opportuni che si tagliano le gambe, ma soprattutto le risorse economiche, alla mafia. Non con sospensione preventive di progetti industriali.

Il resto del comunicato ve lo risparmio, è un pessimo riassunto delle motivazioni che da due anni propongono le associazioni contrarie al rigassificatore, neanche una virgola modificata.

Granata chiede la revoca dei pareri espressi a favore del rigassificatore di Porto Empedocle | perlacitta.it.

Non dilapidiamo un patrimonio che deve essere comune

Sabato 19 settembre 2009 è stato pubblicato sul quotidiano cronache di liberal un mio intervento sulla cultura della legalità, patrimonio comune da non dilapidare.

Lo trovate qui.

La cultura della legalità

La Sicilia è la regione nella quale è più forte l’esigenza di una classe politica che sappia rispondere con fermezza ed unità alle sfide che la criminalità organizzata propone. È infatti una sfida politica l’eliminazione delle cause sociali che determinano il perdurare del fenomeno mafioso e di comportamenti mafiosi. L’attenzione dell politica deve spaziare dai piccoli reati nelle città ai nuovi mercati redditizi per la mafia, per poter meglio approntare quegli strumenti che possano finalmente debellare il fenomeno mafioso. Strumenti non solo giudiziari, ma anche culturali.

La creazione di un tessuto culturale fertile al rinnovamento ed alla legalità ha avuto un punto di massimo dopo le tragiche stragi di mafia degli anni novanta. Sull’onda emotiva di quegli efferati delitti il popolo siciliano ha saputo rialzare la testa, cosciente che un futuro senza mafia fosse possibile.

Da quella stagione, nella quale l’unità di intenti spaziava tra tutte le forze politiche, si è passati ad una fase nella quale si è tentato di capitalizzare a fini elettorali il patrimonio culturale della lotta alla mafia, dando l’impressioneche la diversità dei partiti rispecchi in certa misura, anche la distinzione tra buoni e cattivi.

In qualche caso le vicende di cronaca hanno dato l’opportunità di individuare in singole persone, spesso con ruoli di dirigenza secondari, vicinanze con le organizzazioni criminali. Passando dal giudizio particolare al giudizio su tutto il quadro dirigente di alcune forze politiche non è stato difficile propagandare l’idea di partiti mafiosi e partiti antimafiosi. Dove gli antimafiosi sono quelli che si autoproclamano tali, per una presunta superiorità morale – a volte contraddetta da evidenti fatti di cronaca e politica locale-, o solo per aver candidato esponenti della lotta alla mafia.

L’errore culturale, provato dalla sempre minore partecipazione di cittadini alle commemorazioni delle vittime della mafia – segno eclatante del raffredarsi nelle coscienze dell’idea di vincibilità della mafia -, è stato aver fatto diventare di parte la lotta alla mafia.

Un errore già commesso negli anni cinquanta dai partiti siciliani di sinistra che ha rallentato l’azione politica di contrasto alla mafia, quando questa lotta era utilizzata per fini politici per delegittimare gli avversari. Similmente oggi chi utilizza il contrasto alla mafia per fini elettorali, non riuscendo a proporre un progetto di governo regionale, dilapida un patrimonio che deve essere comune, al di là dell’appartenza partitica.

La lotta alla mafia si può vincere

Diciassette anni fa, il 19 luglio del 1992 in via D’Amelio a Palermo si consumò una delle giornate più tristi della storia repubblicana italiana, in quell’occasione persero la vita il giudice antimafia Paolo Borsellino e altri cinque agenti della sua scorta in seguito ad un vile attentato di cosa nostra. Oggi, noi che siamo cresciuti nel fragore di quel boato assordante, che divise Palermo in mafiosi e antimafiosi, ci uniamo a tutti coloro che non vogliono dimenticare e che credono in un futuro diverso per la Sicilia e per l’Italia, all’insegna della giustizia e della libertà. Un futuro fatto del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità. La lotta alla Mafia si potrà vincere solamente se le idee di cui Borsellino e molte altre vittime della malavita organizzata erano portatori, continueranno a vivere nel cuore e nella testa di tutti noi. Solo così il loro sacrificio non sarà mai stato vano e per l’Italia sarà accesa la luce della speranza.

Danilo Dominici
Presidente Officina delle Idee

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