Capiamo che le risorse non vi sono ma allora la capacità politica dove sta? Facciamo appello a tutti i deputati regionali di Agrigento in queste ore il Partito Democratico tramite il Deputato Di Benedetto ha depositato all’ARS un emendamento alla Finanziaria in cui si chiede il rifinanziamento della Legge 76 del 70
Rendiamo merito alla capacità politica degli uomini del Pd che hanno sostenuto l’emendamento alla finanziaria regionale, depositato dall’On. Di Benedetto, che stanziava per Agrigento un budget sufficiente a rimettere in sesto il centro storico.
Per conoscere un po’ meglio la biografia della candidata del PD, Emma Bonino, alla presidenza della Regione Lazio.
Ed i Radicali hanno fatto anche ‘Emmatar’, parodia del film ‘Avatar’, ripercorrendo le maggiorni vittorie della Bonino e dei radicali: aborto, divorzio, droghe leggere…
L’On. Paola Binetti minaccia di uscire dal Partito Democratico qualora Emma Bonino (che non mi sento di chiamare onorevole) conquistasse la presidenza della Regione Lazio, battendo la candidata del Popolo delle Libertà Renata Polverini.
Per evitare il trasloco l’on. Binetti è disposta a fare campagna elettorale contro la candidata ufficiale del PD, come riporta l’articolo del Corriere.
Non sarebbe più semplice constatare il fallimento del progetto PD, almeno per quanto riguarda la sintesi di valori, e passare ad una formazione idealmente più omogenea? Continuare a “provocare” gli elettori del PD che si riconoscono in Bersani e nella Bonino non credo sia fruttuoso, anche perchè sono scomparsi dalle prime file i rappresentanti dei cattolici, la stessa Bindi, per quanto lei sostenga il contrario, rappresenta una minoranza di voto cattolico. Molto meglio farebbe la Binetti ad approdare a nuovi lidi.
Qualcuno ha però pensato che, data la facilità di partecipazione al voto, lo strumento delle primariepotrebbe essere utilizzato anche per scopi esterni al PD.
Quagliariello nulla dice o forse sa, sul tam-tam che invece da qualche giorno circola tra i parlainentari-peones siciliani del Pdl. Ovvero che sul territorio pezzi di partito si stanno organizzando per sostenere le liste di un altro dei candidati alle primarie del Pd del 25 ottobre Dario Franceschini. A tirare le fila ci sarebbe Marcello Dell`Utri che ,resta da vedere quanto con il consenso dell`interessato, ha avviato proprio nell`isola un discreto lavoro a sostegno di una candidatura che, se dovesse prevalere, scompaginerebbe ancor più i già fragili equilibri del Pd. Analoghi movimenti e richieste di aiuto ad esponenti del Pdl sarebbero state avanzate in Campania, il sospetto che l`inquinamento delle primarie del Pd possa essere molto più vasto, non è solo dato dalla estrema facilità dei meccanismi di voto (2 euro e il certificato elettorale), quanto dalla quantità di richieste che sul territorio singoli candidati del Pd stanno facendo ad esponenti del Pdl.
Il Messaggero dà queste motivazioni alla manovra
Sinora Berlusconi ha sempre evitato di entrare nelle dispute interne degli altri partiti. Non c’è dubbio però che il Cavaliere preferisca la logica bipolare di Franceschini, che di fatto riprende quell`intesa a suo tempo siglata dal Cavaliere con Veltroni, all`idea di Bersani di favorire la riaggregazione e il rafforzamento del centro alternativo al Pdl.
Oltre alla visione bipolare comune con Franceschini, al Cav. fa certamente comodo un Partito Democratico debole, che faccia opposizione con i calzini turchesi – garanzia questa di vittoria del premier per il prossimi 1000 anni-, piuttosto che un PD fermo su idee chiare di sinistra, come sarebbe il PD di Bersani. La vittoria di Bersani però alimenterebbe il rafforzamento del centro, area che Berlusconi e Veltroni hanno provato a occupare, cosa che al Cav non sta bene: un motivo in più, nel PDL, per sotenere Franceschini!
Guardando le città piene di manifesti che incitano a scegliere il prossimo segretario mi sono domandato se non sia veramente il caso di andare a votare, pur non essendo un elettore del PD. Non certo per fare un dispetto, ma per dare un contributo. E’ chiaro che il Segretario dia la linea al partito e sono certo che un partito con una linea chiara possa essere di aiuto all’intera Nazione.
Per il PD che immagino ci vorrebbe Pierluigi Bersani Segretario. Avremo un Partito con una forte identità di sinistra, con valori di sinistra ben identificabili, con i quali essere in accordo o meno. Ci sarebbe finalmente un partito carne o pesce, non un partito carne ma anche pesce.
Oggi sono state depositate le liste per le elezioni europee del 6 e 7 giugno 2009. Si seguito i candidati in lista nella circoscrizione Sicilia e Sardegna. Read more »
Oggi, uno dei parlamentari pugliesi di maggior spicco, il simpaticissimo e colto Francesco Boccia ha deciso di uscire allo scoperto, di dire ad alta voce e in pubblico –con un’intervista al Riformista- quel che gli altri parlamentari del Pd, da giorni, si dicevano tra di loro: nelle candidature per le europee in Puglia si nasconde uno scandalo.
Paolo De Castro infatti –questa non è un’accusa, ma una semplice quanto scandalosa constatazione- è stato candidato capolista in Puglia non per i suoi meriti, o i suoi rapporti con l’elettorato meridionale, ma essenzialmente perché andandosene a Strasburgo, libera un seggio al Senato che passerà a Alberto Tedesco, ex assessore regionale alla Sanità, indagato per la Sanitopoli pugliese. Un legame tanto indubitabile che la magistratura di Bari, la notte stessa, dopo che la direzione del Pd ha approvato la candidatura di De Castro, ha ordinato e effettuato una perquisizione a carico di Tedesco, anticipando atti giudiziari per evitare di doverli effettuare in campagna elettorale o addirittura, dopo che Tedesco sia diventato senatore, con le tutele e le protezioni che la nuova carica gli garantirà. Icastico il commento di Boccia: “Non può essere questa la nostra etica!” Poi allarga il tiro:” Per poter essere credibili sul conflitto d’interessi di Berlusconi, il Pd deve essere inappuntabile. Invece anche noi, per quanto ci indigniamo di fronte a “magagne” altrui, abbiamo nelle nostre file ingegneri che fanno gli assessori all’Urbanistica, palazzinari che stanno nelle istituzioni, governatori regionali che si occupano di nomine nelle Asl e via dicendo”. Naturalmente, la critica di Boccia, come quella di tanti altri parlamentari del Pd, non si limita al “caso tedesco”, ma coinvolge tutta la struttura delle liste presentate da Franceschini: “Oltra alla sacrosanta riconferma degli uscenti che hanno fatto bene, nel Pd è prevalso il “volemose ben”. Basta guardare le liste: abbiamo il giovane e il parruccone, il rombato e quello che sta all’ultimo giro; dal punto di vista sociale è un’operazione nobile; politicamente però, è un disastro”.
Il vero mistero, però, riguarda proprio Franceschini che ha legato tutta la sua carriera politica futura, tutta la sua credibilità personale, al perseguimento di un obbiettivo elettorale almeno discreto, e che poi ha riempito le liste di decine di “signori nessuno”. E questo in una competizione in cui le preferenze contano svariati punti di percentuale in più o in meno rispetto al voto per il partito. Incompetenza? Presunzione? Trappola dei boiardi del Pd che si sono rifiutati di candidarsi?
Oggi su LiberoFausto Carioti propone una analisi della situazione politica italiana dopo la rinuncia di Berlusconi a modificare la legge elettorale per le europee con una soglia di sbarramento tale da cancellare l’UDC dallo scenario politico europeo.
Dopo l’analisi della situazione attuale Carioti conclude che
Insomma, tutto lascia pensare che Berlusconi, nel momento stesso in cui ha rinunciato ad affossare l’Udc, si sia condannato a trattare con Casini, se non altro per sottrarlo all’orbita del Pd. Potrebbe persino essere un’esperienza meno spiacevole del previsto. Avranno tanti difetti, gli ex diccì, ma un tavolo attorno al quale discutere non lo negano a nessuno. Soprattutto, sono molto pragmatici. E oggi, tra Berlusconi e il Pd, non c’è dubbio che sia il presidente del consiglio quello che offre le maggiori garanzie. Coraggio, Cavaliere. In fondo, se l’è cercata lei.
Dall’altra parte – nel PD – Paolo Gentiloni tira per un’alleanza con l’UDC (link) considerandola addirittuara naturale nel panorama politico nazionale una volta definito il profilo del PD.
Casini non considera il modello del Trentino valido per tutto il territorio nazionale, anche se lascia aperta la possibilità di intesa con il PD a patto di chiudere in maniera definitiva con la sinistra estrema.
Io credo che il tema delle alleanze a livello nazionale sia prematuro da affrontare, ma certamente mi sento lontano da un PD che ha corteggiato i Radicali e vuole inserirsi nel Partito Socialista Europeo come è desiderio di Veltroni.