Capiamo che le risorse non vi sono ma allora la capacità politica dove sta? Facciamo appello a tutti i deputati regionali di Agrigento in queste ore il Partito Democratico tramite il Deputato Di Benedetto ha depositato all’ARS un emendamento alla Finanziaria in cui si chiede il rifinanziamento della Legge 76 del 70
Rendiamo merito alla capacità politica degli uomini del Pd che hanno sostenuto l’emendamento alla finanziaria regionale, depositato dall’On. Di Benedetto, che stanziava per Agrigento un budget sufficiente a rimettere in sesto il centro storico.
Per i giornalisti nazionali: il Ministro Alfano si allea con il PD nella giunta municipale di Agrigento, sua città d’origine e feudo elettorale!
Il sindaco di Agrigento, Marco Zambuto, ha presentato, pochi minuti fa, la suo nuova Giunta comunale. Ne fanno parte Franco Iacono, Massimo Muglia, Renato Buscaglia, Rosalda Passarello (tutti confermati), nonché i nuovi Roberto Campagna (Pdl Sicilia, area Cimino), Olimpia Campo (Ecologisti Democratici, area Giuseppe Arnone), Luca Spinnato (designato dal sindaco), Angelo La Rosa (designato dal sindaco) , Giuseppe Putrone (Pdl, area Alfano) ed Elio Cordaro (Pdl Sicilia, area Gentile).
Avendo vinto le elezioni, Bossi vuole contare di più nelle fondazioni bancarie del Nord: richiesta legittima perché le fondazioni sono espressione delle amministrazioni locali dove il peso della Lega è cresciuto. Ma prima di cambiare rotta sul rapporto fra fondazioni e banche, Bossi dovrebbe riflettere sul disastro bancario tedesco. E dovrebbe riflettere anche il sindaco Pd di Torino, Chiamparino, che si considera azionista di riferimento di Intesa-Sanpaolo. Per ottenere rendimenti stabili e il più possibile elevati, in modo da investire sul territorio, le fondazioni dovrebbero diversificare il loro patrimonio. Concentrarlo nel possesso di una singola banca è una pura follia, e ancora più folle sarebbe se la Lega o altri azionisti di nomina politica cercassero di influire sulle scelte dei «loro » banchieri ponendo a rischio i bilanci.Se davvero l’obiettivo di Bossi è far sì che le banche finanzino le imprese, e che le fondazioni investano in strutture sociali, egli dovrebbe ordinare loro di vendere i pacchetti di controllo delle banche e diversificare il proprio portafoglio. Seguire l’esempio delle Landesbanken significa ritrovarsi con banche deboli e fondazioni prive di risorse, quindi con poco credito alle imprese e pochi investimenti sociali.
Bossi, forte del risultato elettorale delle regionali, comincia ad alzare il tiro e presenta i possibili scenari che si potranno aprire prima delle prossime elezioni politiche.
C’è chi bollerà le parole del Senatur come solita propaganda, io invece credo che ci sia un vero e proprio disegno politico, poichè oltre alle possibili provocazioni (“il premier della Lega”, chissà come reagiranno gli aspiranti premier del Pdl), Bossi ha chiaro che per continuare a crescere politicamente deve controllare i centri economici e finanziari. Mi è subito saltato agli occhi l’annuncio di voler “conquistare” posizioni all’interno delle grandi banche del nord: «È chiaro che le banche più grosse del nord avranno uomini nostri a ogni livello. La gente ci dice prendetevi le banche e noi lo faremo».
Bossi pretende le banche del nord, in Sicilia perdiamo una montagna di soldi
Nel Mezzogiorno, ed in Sicilia, in particolare, l’operazione Profumo e il riposizionamento di Tremonti, apre una stagione di soggiacente finanziaria senza precedenti e coincide con la perdita di risorse assai pesante. Non ci saranno soldi per servizi cui i siciliani hanno diritto, mentre la ricca Lombardia usufruirà dei versamenti fiscali di settemila siciliani e dei cespiti derivanti dalle negoziazioni bancarie. [SiciliaInformazioni.com]
Berlusconi deve correre subito ai ripari e contrastare l’avanzata della Lega proponendo un’alleanza di governo all’Unione di Centro, altrimenti la Lega continuerà a dettar legge e conquistare potere.
Dalla Sicilia, ed in generale dal Mezzogiorno, deve contestualmente partire una proposta politica seria, che non è il del Partito del Sud di Lombardo e Miccichè, che non sia solo uno slogan, che sappia aggregare e raccogliere consenso.
Sull’altro versante, è singolare che Berlusconi si sia arreso alla logica dei due candidati in Puglia, dopo aver individuato con lucidità il cuore del problema: appunto, la necessità di contrapporre una sola candidatura credibile al forte Vendola. Due giornali di riflessione politica, il «Foglio» e il «Riformista», s'interrogavano ieri su questa incongruenza. Il senso era simile. In Puglia non ha funzionato il carisma del leader e hanno prevalso gli apparati. Certi dirigenti «non si sono mostrati all'altezza del compito», scrive il «Foglio». E sul «Riformista» Caldarola osserva come stavolta Berlusconi non sia riuscito a guidare il gioco e a scegliere d'autorità il nome del candidato giusto. Almeno fino a oggi.
La vicenda può essere considerata istruttiva. Forse è la prima volta che il premier si lascia imporre, dai collaboratori o dalle circostanze, una soluzione a lui poco gradita. È presto per dire se stiamo assistendo a un primo segnale del dopo-Berlusconi. Meglio essere prudenti. Ma se così fosse, il futuro del centrodestra si presenta all'insegna dell'autolesionismo e delle divisioni.
Per conoscere un po’ meglio la biografia della candidata del PD, Emma Bonino, alla presidenza della Regione Lazio.
Ed i Radicali hanno fatto anche ‘Emmatar’, parodia del film ‘Avatar’, ripercorrendo le maggiorni vittorie della Bonino e dei radicali: aborto, divorzio, droghe leggere…
L’On. Paola Binetti minaccia di uscire dal Partito Democratico qualora Emma Bonino (che non mi sento di chiamare onorevole) conquistasse la presidenza della Regione Lazio, battendo la candidata del Popolo delle Libertà Renata Polverini.
Per evitare il trasloco l’on. Binetti è disposta a fare campagna elettorale contro la candidata ufficiale del PD, come riporta l’articolo del Corriere.
Non sarebbe più semplice constatare il fallimento del progetto PD, almeno per quanto riguarda la sintesi di valori, e passare ad una formazione idealmente più omogenea? Continuare a “provocare” gli elettori del PD che si riconoscono in Bersani e nella Bonino non credo sia fruttuoso, anche perchè sono scomparsi dalle prime file i rappresentanti dei cattolici, la stessa Bindi, per quanto lei sostenga il contrario, rappresenta una minoranza di voto cattolico. Molto meglio farebbe la Binetti ad approdare a nuovi lidi.
Qualcuno ha però pensato che, data la facilità di partecipazione al voto, lo strumento delle primariepotrebbe essere utilizzato anche per scopi esterni al PD.
Quagliariello nulla dice o forse sa, sul tam-tam che invece da qualche giorno circola tra i parlainentari-peones siciliani del Pdl. Ovvero che sul territorio pezzi di partito si stanno organizzando per sostenere le liste di un altro dei candidati alle primarie del Pd del 25 ottobre Dario Franceschini. A tirare le fila ci sarebbe Marcello Dell`Utri che ,resta da vedere quanto con il consenso dell`interessato, ha avviato proprio nell`isola un discreto lavoro a sostegno di una candidatura che, se dovesse prevalere, scompaginerebbe ancor più i già fragili equilibri del Pd. Analoghi movimenti e richieste di aiuto ad esponenti del Pdl sarebbero state avanzate in Campania, il sospetto che l`inquinamento delle primarie del Pd possa essere molto più vasto, non è solo dato dalla estrema facilità dei meccanismi di voto (2 euro e il certificato elettorale), quanto dalla quantità di richieste che sul territorio singoli candidati del Pd stanno facendo ad esponenti del Pdl.
Il Messaggero dà queste motivazioni alla manovra
Sinora Berlusconi ha sempre evitato di entrare nelle dispute interne degli altri partiti. Non c’è dubbio però che il Cavaliere preferisca la logica bipolare di Franceschini, che di fatto riprende quell`intesa a suo tempo siglata dal Cavaliere con Veltroni, all`idea di Bersani di favorire la riaggregazione e il rafforzamento del centro alternativo al Pdl.
Oltre alla visione bipolare comune con Franceschini, al Cav. fa certamente comodo un Partito Democratico debole, che faccia opposizione con i calzini turchesi – garanzia questa di vittoria del premier per il prossimi 1000 anni-, piuttosto che un PD fermo su idee chiare di sinistra, come sarebbe il PD di Bersani. La vittoria di Bersani però alimenterebbe il rafforzamento del centro, area che Berlusconi e Veltroni hanno provato a occupare, cosa che al Cav non sta bene: un motivo in più, nel PDL, per sotenere Franceschini!
Guardando le città piene di manifesti che incitano a scegliere il prossimo segretario mi sono domandato se non sia veramente il caso di andare a votare, pur non essendo un elettore del PD. Non certo per fare un dispetto, ma per dare un contributo. E’ chiaro che il Segretario dia la linea al partito e sono certo che un partito con una linea chiara possa essere di aiuto all’intera Nazione.
Per il PD che immagino ci vorrebbe Pierluigi Bersani Segretario. Avremo un Partito con una forte identità di sinistra, con valori di sinistra ben identificabili, con i quali essere in accordo o meno. Ci sarebbe finalmente un partito carne o pesce, non un partito carne ma anche pesce.
Quando si fa un inchiappo i nodi vengono al pettine prestissimo. Ed il Lombardo bis continua a far sentire forti scricchiolii, segnali non proprio tranquillizzanti, sopratutto nella situazione attuale, nella quale serve un governo con le idee chiare e la forza di portarle avanti.
Lombardo dimostra di non avere le idee chiare e di non avere la forza per realizzarle.
Discorso simile per il PDL siciliano. Quella parte che ha mostrato fedeltà a Lombardo dopo l’azzeramento della giunta e la consegna “della testa dell’UDC”, si è trovato escluso da quelle alleanze dove il peso dell’UDC è forte.
La faida interna al PDL sfiora il ridicolo quando, come successo a Porto Empedocle, vengono annunciate dimissioni dai vertici provinciali di partito, gli interessati in giunta smentiscono categoricamente, per poi dimettersi a macchia di leopardo.
A Palermo, in Consiglio Comunale si contano innumerevoli gruppi che fanno capo al PDL… Lo stesso PDL che richiedeva la semplificazione del quadro partitico fino a pretendere l’abbandono di simboli e valori che hanno fatto la storia della Repubblica Italiana.