Posts tagged: Porto Empedocle

“Quale crescita per far ripartire l’Italia”

Promosso dal Comune di Porto Empedocle, oggi, sabato 10 Dicembre, con inizio alle 17.00, presso l’Auditorium San Gerlando (piazza Chiesa Vecchia) è in programma il Convegno “Quale crescita per far ripartire l’Italia”.

Si tratta di un’importante iniziativa che nasce appena poche ore dopo il varo, da parte del nuovo Governo Monti, delle “Misure urgenti per assicurare la stabilità finanziaria”, destinate a salvare il Paese dalla catastrofe economica in cui rischia di precipitare.

Al convegno prenderanno parte oltre al Sindaco di Porto Empedocle, Calogero Firetto, l’On. Renzo Lusetti, Segretario di Presidenza della Camera dei Deputati; il senatore Gianpiero D’Alia, membro della Commissione Parlamentare per l’Attuazione del Federalismo Fiscale e il prof. Gaetano Armao, Assessore dell’Economia della Regione Siciliana.

Via libera al rigassificatore di Porto Empedocle

Finalmente!

Finalmente la giustizia amministrativa ha decretato la correttezza del lungo iter autorizzativo, sospeso per l’opposizione del Comune di Agrigento e di alcune associazioni (alcune delle quali mi vien difficile definire ambientaliste), per l’impianto di rigassificazione di GNL che Enel intende realizzare a Porto Empedocle.

Il Consiglio di Stato ha sancito definitivamente l’inconsistenza di alcune obiezioni e la totale compatibilità dell’impianto con la normativa vigente, sia in termini di sicurezza, sia di rispetto delle norme ambientali.

Politicamente penso che il Comune di Agrigento avrebbe avuto maggiori risultati cercando accordi strategici per la promozione del territorio, investimenti sulle rinnovabili, ed altre iniziative in termini di risparmio energetico, invece di opporre un muro che rischiava di far sfumare un investimento da 800 mln di euro!

Non pretendo che le associazioni (definite da Gianantonio Stella sul Corriere “finto-ecologiste) cambino opinione. Ognuno la pensa come vuole. Resta il fatto che molte delle obiezioni poste, come l’obbligatorietà di una consultazione referendaria, cadono nel nulla.

Da oggi spero si programmino subito alcuni interventi, come la riconversione a metano della centrale Enel di Porto Empedocle, salvaguardando così una fonte di lavoro che, con lo stop al rigassificatore, sarebbe andata persa.

Congratulazioni al Sindaco Firetto, cui gli empedoclini hanno rinnovato recentemente una plebiscitaria fiducia, che riuscirà anche con gli introiti del rigassificatore a continuare l’opera di ammodernamento della Città di Porto Empedocle.

Per il bene della collettività, tutelato dal più alto organo di Giustizia amministrativa cui gli stessi oppositori si sono rivolti riconoscendone la terzietà, e nell’interesse dell’intero Paese, che necessita di nuove fonti di approvvigionamento energetico soprattutto dopo lo stop al nucleare, spero che non si ripetano nel nostro territorio le ignobili azioni di guerriglia che alcuni hanno fomentato in Val di Susa.

Spero che questo progetto possa essere il segno di un cambiamento di rotta nella politica energetica del nostro paese e nella gestione delle grandi opere pubbliche strategiche, che devo o essere realizzate nell’interesse della nazione.

Confronti referendari: rigassificatore contro nucleare.

Nel 2009 ad Agrigento si tenne una consultazione popolare, ben diversa dal referendum (basti ricordare il concerto promozionale ad urne aperte), che portò al voto meno di 7000 elettori agrigentini, chiamati  a consultazione dall’Amministrazione municipale per sapere se la stessa dovesse continuare la battaglia legale contro il rigassificatore di Porto Empedocle.

Per poter cantare vittoria, con una percentuale di votanti al di sotto del 15% degli aventi diritto, si comparava il dato con l’affluenza alle urne di tornate referendarie precedenti. In un contesto come quello agrigentino, si diceva, il dato non può che essere un successo.

Oggi però c’è un nuovo termine di paragone. 25.935 elettori si sono recati al seggio, il 55% degli aventi diritto. Stesso contesto, stesse motivazioni – lotta di popolo contro i poteri forti [link1][link2], ma stavolta l’esito è notevolmente diverso.

Stranamente trovi a festeggiare gli stessi che brindavano 2 anni addietro per il 15%…

Ora qualcuno dovrebbe prendere atto che gli agrigentini votano quando vogliono, anche senza logiche di partito, come dimostrano i dati dell’ultimo referendum, e conseguentemente dovrebbe dichiarare cappotto per quei 7 giorni di consultazione popolare.

Naturalmente, anche stavolta, nessuna voce si sentirà, se non quelle di chi festeggia sempre, col 15 o con il 55.

Infine si potrebbe dedurre che gli agrigentini vogliono il rigassificatore, altrimenti, come per il nucleare, sarebbero andati a votare.

 

Adesione manifestazione pro rigassificatore

Giovanni Nocera, promotore del Comitato pro rigassificatore – Agrigento, annuncia l’adesione del comitato alla manifestazione indetta dalle organizzazioni sindacali per venerdì 10 giugno davanti al municipio di Agrigento.

Il progetto del terminale di rigassifcazione, oltre ad essere garanzia di occupazione, come ricordano le sigle sindacali, rappresenta un progetto di sviluppo per il territorio circostante. Le infrastrutture di servizio all’impianto, come in nuovo molo del porto, potranno essere occasione di sviluppo per la filiera turistica, così come per la filiera agricola che potrà beneficiare della catena del freddo per l’esportazione dei prodotti locali.

Lungi dall’essere un’opera demoniaca, come continuano a dichiarare a sproposito alcuni contestatori, il progetto è un’occasione di sviluppo da oltre 800 milioni di euro, per un territorio che non vede investimenti cospicui da decenni.

E’ un progetto che non danneggia l’ambiente, come ha più volte sottolineato il Presidente Onorario del Fai, Giulia Maria Crespi, e che ha avuto tutte le autorizzazioni necessarie dagli organismi e istituzioni competenti.

I professionisti del non fare e della contrarietà a tutto dovrebbero ascoltare le attese di un territorio che non si può permettere di snobbare ogni occasione per la promozione di un sistema di sviluppo integrato.

Non è più tempo di assecondare ammalianti ‘sirene’, con lo stipendio assicurato, che cantano la “vocazione turistica”, ma propugnano uno sviluppo “lunare”, senza interventi in infrastrutture, senza progetti esecutivi e soprattutto senza indicare capitali da investire.

Un piano integrato di sviluppo per il territorio è la chiave per rilanciare occupazione ed investimenti.
Al sindaco Marco Zambuto rivolgiamo il caloroso invito a riconsiderare la sua posizione, conoscendo la sua capacità di ascolto della gente.

Dott. Giovanni Nocera

L’Italia bloccata del «non fare» – Il Sole 24 ORE

Ogni giorno un mattoncino in più costruisce l’Italia del non fare. L’ultimo contributo all’immobilismo del Paese arriva da Agrigento dove il Comune è pronto a bloccare il rigassificatore di Porto Empedocle.
Per ogni metro attraversato da un’opera strategica si solleva un grattacielo di ricorsi, carte bollate, rinvii o dinieghi di autorizzazioni, richieste di compensazioni fuori misura, veti di enti locali o del Tar.
È il trionfo del Nimby (not in my backyard: non nel mio cortile). In due settimane si è materializzata un’autentica antologia di occasioni perse.
Ikea che rinuncia a un investimento di 100 milioni in provincia di Pisa, la bocciatura del Consiglio di Stato alla conversione della centrale di Porto Tolle a carbone pulito, l’ultimatum di British Gas stanca di un’attesa lunga 11 anni per il rigassificatore di Brindisi, l’addio di Maersk al porto di Gioia Tauro giudicato poco competitivo, l’inatteso stop a Porto Empedocle di cui riferiamo oggi.
Un rosario sgranato con puntualità quasi quotidiana, una sequenza ravvicinata di eventi che suona come l’ultimo appello a un Paese malato di bassa crescita. Gli investimenti pubblici scendono dai 38 miliardi del 2009 ai 32 del 2010 e ai 27 del 2012, numeri già sufficienti a spiegare perché rinunciare a investimenti privati è un lusso da non permettersi. La classifica della Banca mondiale “Doing business” ci relega all’80esimo posto, penultimo tra gli Stati membri della Ue, davanti solo alla Grecia, con un’incidenza del fattore burocrazia tra le più alte in assoluto.
Le graduatorie sull’attrazione di imprese internazionali non sono più confortanti, visto che tra il 2009 e il 2010 gli investimenti esteri sono calati del 35% quando la Spagna, per citare un nostro storico competitor, metteva a segno un +2%. Interrogati, manager e imprenditori stranieri non avrebbero dubbi nell’indicare le ragioni. «Anche in altri Paesi come il Giappone la burocrazia è forte e i passi da fare sono tanti – spiegava al Sole 24 Ore l’ad di Ikea Italia, Lars Petersson – ma almeno sono prevedibili». La conseguenza è che investimenti stranieri e opere infrastrutturali strategiche risultano perennemente in bilico, esposti all’imponderabile bizantinismo made in Italy.
C’è ancora tempo però per cambiare passo e ristrutturare la governance delle grandi opere. Non manca chi fa il tifo, come dimostrano gli operai di Porto Tolle che hanno raccolto firme per salvare l’investimento bloccato oppure gli illuminati pionieri del Pimby, il partito del “please in my backyard”, che non si arrendono alla dittatura del no.

LItalia bloccata del «non fare» – Il Sole 24 ORE.

Energia nucleare e scorie nell’avanzatissima Svezia

Una lotta tra sindaci, non come quella promossa dall’oscurantista Zambuto contro il collega innovatore Firetto per il rigassificatore, ma una lotta per contendersi un deposito definitivo di scorie nucleari. Si, avete letto bene, scorie nucleari.

Succede in Svezia e lo racconta il servizio tramesso da SuperQuark, il programma di Piero Angela. Guardando il video numerose sono state le considerazioni: l’influenza che un’autorità di sicurezza veramente indipendente ha sulla popolazione; la lungimiranza di una classe politica che pone vincoli economici, pur assecondando le spinte emotive; insomma un servizio da vedere e buone pratiche da esportare.

Ed immaginando un dibattito sull’opportunità di installare un simile deposito nel mio territorio mi sono venuti in mente i ragazzi del comitato contrario al rigassificatore di Porto Empedocle. Ripetutamente, in diversi incontri, un’argomentazione fondamentale era basata su un inciso tratto dal libro di Piero Angela, nel quale scriveva che un incidente era “improbabile, ma non impossibile”. Su quell’impossibile si è costruita una serie congetture, per lo più allarmistiche, che hanno infervorato i promotori del comitato contrario all’impianto.

Immagino che se lo stesso problema si porebbe per un deposito di scorie nucleari, gli stessi che hanno considerato l’inciso di Piero Angela, sarebbe pronti a scaricarlo per più allarmistici oracoli.

I ‘no’ per lo sviluppo senza sviluppo

Cominciano a materializzarsi i nefasti effetti della battaglia contro il rigassificatore portata avanti da un gruppo di associazioni, in nome dello sviluppo.

Stiamo parlando del dragaggio dell’area portuale di Porto Empedocle, che avrebbe abbassato il fondale per consentire l’attracco di navi di stazza maggiore. Navi merci e navi passeggeri. Navi per l’impianto di rigassificazione del GNL, e navi cariche di turisti. Navi per il trasporti di biocarburante per il Gruppo Moncada e navi per l’industria Moncada.

I ricorsi proposti dalle associazioni che si battono per lo sviluppo hanno finora ottenuto solamente un blocco del dragaggio ed il conseguente transito di merci e passeggeri, sicura fonte di profitto.

Non posso che essere contrario ai NO in nome dello sviluppo, no miopi che hanno l’unico effetto di bloccare o rendere difficoltosa la libera iniziativa imprenditoriale. No proclamati a nome di tutti da chi non rappresenta che una sparuta minoranza.

Intanto ENEL e Moncada aspettano l’esito dei ricorsi per intraprendere i lavori. Se malauguratamente ENEL  e Moncada fossero costretti a desistere, chi pagherebbe i costi del mancato sviluppo?

Certamente non chi organizza concerti a notte fonda per festeggiare, col lavoro sicuro, la pensione in tasca e senza problemi di sbarcare il luanrio.

Chi il rigassificatore ferisce, di inedia perisce…

di Carlo Stagnaro e Luciano Lavecchia

Il Tar del Lazio ha accolto il ricorso del Comune di Agrigento contro il progetto del Rigassificatore di Porto Empedocle, un progetto che risale a 6 anni fa, che prevede una capacità di 8 mld di m3, e investimenti per 650 mln. Il rigassificatore peraltro insiste sul territorio di comune diverso da Agrigento, Porto Empedocle, favorevole all’iniziativa, insieme al Ministero dell’Ambiente e la Regione Siciliana. Il sindaco di Agrigento, supportato da organizzazioni ambientaliste assortite e dalla consueta carovana del “no”, lamenta il mancato coinvolgimento nella Conferenza dei Servizi della sua Amministrazione. Insomma, più che un esempio di NIMBY (not-in-my-backyard) siamo davanti ad un caso di BANANA (Build Absolutely Nothing Anywhere Near Anything), ove un’opera infrastrutturale di respiro nazionale (il gas costituisce il 38% dell’energia primaria consumata in Italia nel 2009), con tempi di approvazione biblici (sei anni!), riceve l’autorizzazione (la Valutazione d’Impatto Ambientale – VIA) dagli enti locali coinvolti, ma viene bloccata per le bizze di un Comune vicino. A color che opporranno che Agrigento è effettivamente prossima a Porto Empedocle, e che un rigassificatore è un impianto che coinvolge un’area ampia, rispondiamo che se ogni opera infrastrutturale deve richiedere il parere di ogni stakeholder, e del vicino di ogni stakeholder, e del vicino del vicino, e di suo cugino e degli amici del cugino, si capisce perché questo paese è 157 nella categoria “enforcing contracts” (su 183 paesi) della Survey Doing Business della World Bank (per il 2011). Va da sé che, considerando i tempi geologici, c’erano tutte le possibilità per ascoltare, senza avere necessari mante il sindaco presente, gli interessi dei cittadini di Agrigento (e anche quelli di Palermo, Catania, Napoli, Roma, Milano e Londra, già che ci siamo..) Al danno (per il Paese) la beffa (per il territorio): oltre alle ricadute occupazionali (500 operai previsti a regime), ENEL – titolare dell’investimento – prevedeva opere compensative per 50 mln di euro, fra le quali un nuovo molo per navi da crociera, riqualificazione dell’illuminazione della Valle dei Templi e disponibilità gratuita di acqua potabile ed industriale per tutto il territorio agrigentino (un’area dove al 2011 vi sono ancora comuni che ricevono l’acqua ogni 4 giorni! – ne abbiamo già parlato e ne parleremo ancora) e royalties annue da 2 mln per il Comune e 2,5 per la Regione. Insomma, ricadute più che positive per una Regione in affanno. Eppure, davanti al rispetto per i sacri confini della Patria e l’ambiente, nulla regge, niente può corrompere le candide anime dei nuovi luddisti. Oltretutto la Sicilia non è nuova nell’opposizione ai rigassificatori, come nel caso del progetto di Priolo-Melilli ove è in atto un duro scontro fra la Confindustria locale e la Regione Siciliana. Porto Empedocle sembrava fino ad ora immune da questi problemi (esiste un vasto comitato favorevole e persino lo scrittore Andrea Camilleri, noto per le sue posizioni contro il Ponte sullo Stretto). ENEL ha annunciato ricorso davanti al Consiglio di Stato, ultima speranza per il progetto. La vicenda suscita due riflessioni, entrambe deprimenti. La prima dovrebbe deprimere i consumatori elettrici. E’ ragionevole aspettarsi che, se e quando il terminale entrerà in funzione, sarà alimentato da gas nigeriano. Lo stesso gas che avrebbe dovuto rifornire un terminale – mai realizzato e sempre per opposizioni pregiudiziali – a Monfalcone. Quel gas, garantito da un contratto di lungo termine tra l’azienda di Viale Regina Margherita e il paese africano, raggiunge oggi la Francia grazie a uno swap con Gaz de France, non senza aver prima originato penali che ancora oggi gli italiani pagano in bolletta perché, ai tempi della liberalizzazione, l’extracosto dovuto all’investimento mai realizzato venne riconosciuto come straded. Così, i consumatori sborsano ogni anno più di 100 milioni di euro, e grazie alla sortita del comune di Agrigento continueranno a pagarli. La seconda questione, più generale, riguarda la natura e l’effetto della giustizia amministrativa. Nessuno di noi è un giurista, ma ci pare ovvio che il senso del diritto amministrativo sia quello di garantire il rispetto delle forme e delle procedure, non quello di offrire alle pubbliche amministrazioni l’occasione per dire la propria sempre e comunque, anche fuori tempo massimo. Il comune di Agrigento, se riteneva di dover essere coinvolto, avrebbe dovuto alzare la voce durante la conferenza dei servizi, non ora che i giochi sono fatti. Tanto più che il suo territorio è toccato dall’opera solo indirettamente, perché attraversato dal tratto di gasdotto che dovrebbe allacciare il rigassificatore alla rete nazionale e che, peraltro, è di competenza Snam, non Enel. Insomma: comunque la si guardi, siamo di fronte all’ennesimo caso studio su come spaventare gli investitori, scacciare gli investimenti, e perpetuare la stagnazione economica. Una cosa sola ci resta da fare: protestiamo, protestiamo, protestiamo!

di Carlo Stagnaro e Luciano Lavecchia

viaCHICAGO BLOG » Chi il rigassificatore ferisce, di inedia perisce….

Con adeguate garanzie il Governo è favorevole ai rigassificatori « Raffaele Lombardo – Il blog del Governatore della Regione Siciliana

Su Porto Empedocle terremo conto dell’ordinanza del TAR del Lazio ma crediamo in quel rigassificatore anche perché lo riteniamo utile e legittimo.

Per quanto riguarda Priolo non abbiamo mai detto di no a quell’impianto ma abbiamo soltanto posto delle condizioni relativamente alla sicurezza ed alla vita delle persone oltre che per il rispetto del paesaggio che pure è già gravemente provato da precedenti insediamenti industriali.

Nello specifico le condizioni del Governo sono:

1) mettere in sicurezza un impianto che molto spesso è stato sede di incidenti;
2) incassare sotto terra, per circa tre quarti, la parte a rischio dell’impianto stesso;
3) mettere a punto adeguate compensazioni a favore del territorio, a fronte dei rischi ambientali.

Il temporeggiare in attesa che tutto accada come prima è una tattica perdente con questo Governo. È finita l’era in cui grandi gruppi imprenditoriali facevano i loro comodi in Sicilia senza tenere conto del rispetto delle regole e delle legittime esigenze del territorio.

Con adeguate garanzie il Governo è favorevole ai rigassificatori « Raffaele Lombardo – Il blog del Governatore della Regione Siciliana.

Comitato pro rigassificatore – Agrigento » Blog Archive » CS: TAR annulla decreto autorizzativo

La decisione del TAR del Lazio di annullare l’autorizzazione per la costruzione dell’impianto di rigassificazione di Porto Empedocle potrà essere una buona notizia per la città di Agrigento se il sindaco Zambuto si deciderà finalmente a richiedere misure compensative, che la città non ha finora ottenuto per l’ostinata contrarietà del sindaco di Agrigento.

Per ora significa solamente un ulteriore rinvio alla realizzazione di un’opera strategica per l’approvvigionamento energetico del Paese.

Invito gli enti locali interessati, la Provincia regionale di Agrigento, i competenti dipartimenti della Regione Siciliana ad avviare celermente la soluzione del vulnus riscontrato dal TAR per consentire un rapido inizio dei lavori.

Giovanni Nocera

via Comitato pro rigassificatore – Agrigento » Blog Archive » CS: TAR annulla decreto autorizzativo.

Get Adobe Flash playerPlugin by wpburn.com wordpress themes

WordPress Themes