Effetto collaterale dei referendum è aprire una quantità enorme di posti di sottogoverno nei consigli di amministrazione degli enti che gestiranno i servizi pubblici, non solo la distribuzione dell’acqua.
Nel 2008 io presi 1278 voti, ma non fui eletto. Adesso, con questa possibilità di scelta, merito (ma anche no, basta essere amico di qualche politico) un posto di sottogoverno.
In che settore non importa, basta che ci sia un buon gettone di presenza da dividere nelle bollette, in fondo solo nella Provincia di Agrigento ci sono stati 209.854 SI, quindi 209.854 persone disposte a pagare i gettoni di presenza. Pensavate di non avere più la bolletta? vi sbagliavate…
Dai amici, sostenetemi con la stessa tenacia con la quale avete votato SI!
PS: Se mi mandate la planimetria del tetto vi faccio fare subito un preventivo per il fotovoltaico- Cominciate a chiedere in banca un finanziamento per € 15.000,00. No, come no? Non eravate per le rinnovabili e contro il nucleare?
Nel 2009 ad Agrigento si tenne una consultazione popolare, ben diversa dal referendum (basti ricordare il concerto promozionale ad urne aperte), che portò al voto meno di 7000 elettori agrigentini, chiamati a consultazione dall’Amministrazione municipale per sapere se la stessa dovesse continuare la battaglia legale contro il rigassificatore di Porto Empedocle.
Per poter cantare vittoria, con una percentuale di votanti al di sotto del 15% degli aventi diritto, si comparava il dato con l’affluenza alle urne di tornate referendarie precedenti. In un contesto come quello agrigentino, si diceva, il dato non può che essere un successo.
Oggi però c’è un nuovo termine di paragone. 25.935 elettori si sono recati al seggio, il 55% degli aventi diritto. Stesso contesto, stesse motivazioni – lotta di popolo contro i poteri forti [link1][link2], ma stavolta l’esito è notevolmente diverso.
Stranamente trovi a festeggiare gli stessi che brindavano 2 anni addietro per il 15%…
Ora qualcuno dovrebbe prendere atto che gli agrigentini votano quando vogliono, anche senza logiche di partito, come dimostrano i dati dell’ultimo referendum, e conseguentemente dovrebbe dichiarare cappotto per quei 7 giorni di consultazione popolare.
Naturalmente, anche stavolta, nessuna voce si sentirà, se non quelle di chi festeggia sempre, col 15 o con il 55.
Infine si potrebbe dedurre che gli agrigentini vogliono il rigassificatore, altrimenti, come per il nucleare, sarebbero andati a votare.
Già ci raccontano che nonostante tutto è un successo. Per me la consultazione è un flop.
E’ un flop rispetto ad altre consultazioni su argomenti simili: a Priolo votarono quasi 6000 cittadini su 10000, pari al 54% della popolazione.
E’ un flop per un Sindaco che 2 anni addietro riuscì a farsi eleggere dalla gente, gente che ora non lo segue più nelle sue fughe in avanti con annessi slalom. Il Sindaco non è riuscito a replicare il modello leader-popolo di investitura popolare coniato da Berlusconi.
E’, invece, il successo delle istituzioni rappresentative e delle assemblee elettive, cui i cittadini riconoscono valore e non esitano a partecipare alle consultazioni per il rinnovo di questi consessi democratici.
Personalmente posso dire che grazie a questa esperienza, che mi ha visto impegnato in prima linea, ho conosciuto moltissimi giovani che si vogliono impegnare per il bene della città. Credo che, superando il tempo dei NO, dobbiamo avviare la fase delle proposte. Proposte per il nostro futuro, per la nostra città, per il bene dei nostri concittadini.
A Marco Zambuto suggerisco di valorizzare le giovani forze che sono scese in campo, pur con idee diverse, avendo come unico obbiettivo il bene della città di Agrigento.
Politicamente credo che il Sindaco debba prendere atto dello scollamento tra la sua linea ed i cittadini, che non si sono fatti ammaliare da illusori eventi di partecipazione diretta. Mancando al Sindaco il rinnovo dell’investituta popolare, dovrebbe finalmente decidere quale modello di amministrazione della città mettere in atto.
Se fosse una cosa seria le regole sarebbero serie. Silenzio per un giorno di riflessione prima del voto, nessuna iniziativa durante la consultazione (invece del concerto in piazza Marconi la domenica). Ma poichè si tratta di un “evento” possiamo leggere articoli il giorno prima della consultazione (ed immagino anche durante i cinque, dico cinque, giorni) e assisteremo ad un bel concerto ad “urne aperte”.
Noi siamo oggetto di insulti e bordate, insieme a qualche colpo basso, perchè diciamo, con onestà e chiarezza, che questa consultazione, ben diversa da un referendum, è semplicemente insignificante, non soltanto per l’iter autorizzativo, quanto per la natura dell’istituto giuridico scelto, la consultazione appunto e non il referendum. Abbiamo tanto rispetto per la partecipazione democratica alla vita della comunità, del lavoro e del tempo dei cittadini, che non li chiamiamo frettolosamente alle urne per una consultazione popolare, pur di fare qualcosa.
Quanti oggi annunciano la consultazione come atto formale, si impongano le regole formali di una votazione, silenzio fino allo scrutinio, annullamento del concerto e di tutte le iniziative programmate ad urne aperte. Poichè così non sarà… ciascuno tragga le proprie conclusioni.
L’Italia potrebbe riprendere il percorso per la produzione di energia elettrica con centrali nucleari. La notizia è stata seguita da uno strascico di commenti: favorevoli e contrari hanno espresso opinioni, spesso argomentate con considerazioni tecniche interessanti.
Tra i contrari all’ipotesi nucleare una parte che si è appellata, senza se e senza ma, al referendum del 1987. Un referendum indetto sull’onda emotiva del disastro di Cernobyl, provocato da avventati esperimenti condotti nella centrale nucleare. Tutti conosciamo l’esito del referendum e l’assurda situazione nella quale si è venuto a trovare il nostro Paese: libero dal nucleare – denuclearizzato, come scritto orgogliosamente nelle insegne all’ingresso di molti comuni –, ma esposto agli stessi pericoli qualora si fosse verificato un incidente, peraltro mai avvenuto, in una delle centrali nucleari prossime ai nostri confini. Read more »