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Comitato pro rigassificatore – Agrigento » Blog Archive » CS: TAR annulla decreto autorizzativo

La decisione del TAR del Lazio di annullare l’autorizzazione per la costruzione dell’impianto di rigassificazione di Porto Empedocle potrà essere una buona notizia per la città di Agrigento se il sindaco Zambuto si deciderà finalmente a richiedere misure compensative, che la città non ha finora ottenuto per l’ostinata contrarietà del sindaco di Agrigento.

Per ora significa solamente un ulteriore rinvio alla realizzazione di un’opera strategica per l’approvvigionamento energetico del Paese.

Invito gli enti locali interessati, la Provincia regionale di Agrigento, i competenti dipartimenti della Regione Siciliana ad avviare celermente la soluzione del vulnus riscontrato dal TAR per consentire un rapido inizio dei lavori.

Giovanni Nocera

via Comitato pro rigassificatore – Agrigento » Blog Archive » CS: TAR annulla decreto autorizzativo.

Regione: Ruvolo a Lombardo, dove sono finiti i 100 MLN per investimenti sui fiumi?

Il Vicesegretario Regionale dell’UDC Sicilia, onorevole Giuseppe Ruvolo, chiede in una lettera aperta al Presidente della Regione, Raffaele Lombardo, dove sono andati a finire i 100 milioni di euro per gli interventi strutturali sui fiumi siciliani.

“Occorre definire un piano di interventi urgenti e inderogabili necessari a prevenire le esondazioni che negli ultimi tempi hanno cagionato gravi danni – scrive Ruvolo. Le recenti calamità siciliane, in particolare dopo l’esondazione del fiume Verdura in agro di Ribera, hanno causato danni ingenti alle pregiate colture agrumicole, con danni stimabili oltre 500 mln di euro. Il problema è grave e non è più rinviabile. Quindi, si rende necessario avviare interventi strutturali sugli alvei dei fiumi siciliani. Inoltre – sottolinea l’esponente centrista – occorre definire con chiarezza le competenze sia per la progettazione che per la realizzazione delle opere, oggi materia molto controversa, articolata e complessa”.

via Regione: Ruvolo a Lombardo, dove sono finiti i 100 MLN per investimenti sui fiumi? | Sicilia24ORE – Sicilia24h.it.

Sms al papa per la solidarietà

“A sua immagine”, il programma religioso di Raiuno, attiva un numero telefonico per inviare sms al papa.
L’iniziativa è legata all’appuntamento del 16 maggio, il giorno in cui i movimenti e le associazioni laicali cattolici si ritroveranno in Piazza San Pietro per testimoniare a Benedetto XVI l’affetto del popolo cristiano.

Un comunicato rende noto che il numero per inviare gli sms (attivo da domenica 9 maggio) sarà 3351863091. Tutti i messaggi saranno consegnati al pontefice entro il mese di maggio. “E’ un’occasione davvero unica – dichiara nella nota il conduttore del programma, Rosario Carello – attraverso questo numero chiunque potrà manifestare la propria solidarietà, anche chi non sarà fisicamente in Piazza San Pietro”.

E la Rai lancia la campagna “Sms al papa per la solidarietà” – Repubblica.it.

Raffaele Lombardo: non abbiamo forza politica

Lombardo ammette clamorosamente che,  di fronte alla poltica economica del governo (leggi Tremonti)  e alle politiche delle banche, non ha forza.

Presidente, si rimbocchi le maniche invece di lagnarsi! Io NON credo che il Partito del Sud sia la soluzione.

Presidente, se ha idee politiche cominci a lavorare, il conseso arriverà. Ma se non ha progetti per contrastare il dominio del Nord passi la mano.

Abbiamo bisogno di un Partito e di una Banca del Sud « Raffaele Lombardo – Il blog del Governatore della Regione Siciliana.

La politica non dà credito

Avendo vinto le elezioni, Bossi vuole contare di più nelle fondazioni bancarie del Nord: richiesta legittima perché le fondazioni sono espressione delle amministrazioni locali dove il peso della Lega è cresciuto. Ma prima di cambiare rotta sul rapporto fra fondazioni e banche, Bossi dovrebbe riflettere sul disastro bancario tedesco. E dovrebbe riflettere anche il sindaco Pd di Torino, Chiamparino, che si considera azionista di riferimento di Intesa-Sanpaolo. Per ottenere rendimenti stabili e il più possibile elevati, in modo da investire sul territorio, le fondazioni dovrebbero diversificare il loro patrimonio. Concentrarlo nel possesso di una singola banca è una pura follia, e ancora più folle sarebbe se la Lega o altri azionisti di nomina politica cercassero di influire sulle scelte dei «loro » banchieri ponendo a rischio i bilanci.Se davvero l’obiettivo di Bossi è far sì che le banche finanzino le imprese, e che le fondazioni investano in strutture sociali, egli dovrebbe ordinare loro di vendere i pacchetti di controllo delle banche e diversificare il proprio portafoglio. Seguire l’esempio delle Landesbanken significa ritrovarsi con banche deboli e fondazioni prive di risorse, quindi con poco credito alle imprese e pochi investimenti sociali.

viaLa politica non dà credito – Corriere della Sera.

Bossi: alla Lega il prossimo premier e le banche del nord

Bossi, forte del risultato elettorale delle regionali, comincia ad alzare il tiro e presenta i possibili scenari che si potranno aprire prima delle prossime elezioni politiche.

C’è chi bollerà le parole del Senatur come solita propaganda, io invece credo che ci sia un vero e proprio disegno politico, poichè oltre alle possibili provocazioni (“il premier della Lega”, chissà come reagiranno gli aspiranti premier del Pdl), Bossi ha chiaro che per continuare a crescere politicamente deve controllare i centri economici e finanziari. Mi è subito saltato agli occhi l’annuncio di voler “conquistare” posizioni all’interno delle grandi banche del nord: «È chiaro che le banche più grosse del nord avranno uomini nostri a ogni livello. La gente ci dice prendetevi le banche e noi lo faremo».

Bossi pretende le banche del nord, in Sicilia perdiamo una montagna di soldi

Nel Mezzogiorno, ed in Sicilia, in particolare, l’operazione Profumo e il riposizionamento di Tremonti, apre una stagione di soggiacente finanziaria senza precedenti e coincide con la perdita di risorse assai pesante.  Non ci saranno soldi per servizi cui i siciliani hanno diritto, mentre la ricca Lombardia usufruirà dei versamenti fiscali di settemila siciliani e dei cespiti derivanti dalle negoziazioni bancarie. [SiciliaInformazioni.com]

Berlusconi deve correre subito ai ripari e contrastare l’avanzata della Lega proponendo un’alleanza di governo all’Unione di Centro,  altrimenti la Lega continuerà a dettar legge e conquistare potere.

Dalla Sicilia, ed in generale dal Mezzogiorno, deve contestualmente partire una proposta politica seria, che non è il del Partito del Sud di Lombardo e Miccichè, che non sia solo uno slogan, che sappia aggregare e raccogliere consenso.

UPDATE 15.04.2010: L’Assessore al Bilancio Michele Cimino pensa ad una “banca dei siciliani”... il giorno dopo aver perso gli introiti sulle imposte del Banco di Sicilia…

«Premier leghista? Tutto è possibile» – Corriere della Sera.

Mannino e l’accusa di mafia Assolto dopo diciassette anni – Corriere della Sera

PALERMO – Per capire il calvario giudiziario di Calogero Mannino, assolto ieri in Cassazione dall’accusa di concorso esterno alla mafia dopo 19 anni di indagini e processi, basta ascoltare il suo primo commento: «Hanno portato via un pezzo della mia vita». Ma forse per mettere a fuoco lo psicodramma politico-giudiziario bisognerebbe ripartire da quei manifesti giganti che, per le elezioni del 1991, tappezzarono tutta la Sicilia con una sorta di sfida lanciata dalla grassa e inquinata Democrazia Cristiana alla mafia dei Corleonesi, di Riina e Provenzano, già latitanti da trent’anni. Perché su quei proclami voluti dall’ex ministro poi finito in cella si leggeva per la prima volta a caratteri cubitali «Contro la mafia, costi quel che costi».

Firmato Mannino, allora segretario regionale del partito, leader della sinistra interna, deciso a isolare «don» Vito Ciancimino, in buoni rapporti con Giovanni Falcone e, allora, appena salvato da Paolo Borsellino che aveva bloccato le insinuazioni di un pentito pilotato. Eppure, morti Falcone e Borsellino, due anni dopo le grandi stragi, nel febbraio ’94, a un anno dalla discussa cattura di Riina, fu notificato l’avviso di garanzia e nel febbraio ’95 maturò l’arresto di Mannino, triturato dal pool della Procura dove era arrivato un nuovo capo, Giancarlo Caselli, indifferente a quei manifesti che debbono essergli sembrati la prova del paradosso siciliano di chi dice una cosa per farne intendere un’altra.

Fatto sta che quel tentativo di sganciare almeno un pezzo della vecchia Dc dalle trame mafiose abortì con la stessa fine del partito e con il terremoto giudiziario di Mannino, additato come l’interlocutore diretto dello Stato con l’antistato. Per dirla con quello che Caselli, i sostituti Vittorio Teresi e Teresa Principato, indicarono come il «Buscetta della politica», tal Gioachino Pennino, un amico di Ciancimino, per dieci anni considerato un pentito attendibile, poi mollato, adesso ritenuto da tanti magistrati un bluff. Smentito via via perfino da altri boss come Leoluca Bagarella che definì Mannino «un carabiniere» e Giovanni Brusca, il pentito che rivelò il progetto di uccidere l’ex ministro «perché aveva avversato pubblicamente Cosa Nostra». Sono cadute una dopo l’altra le accuse, un processo dopo l’altro. I giudici di primo grado si convinsero dell’insussistenza delle prove. Di qui la prima assoluzione, dopo sei anni di dibattimento, nove mesi a Rebibbia, due anni ai domiciliari e un carcinoma. Fu immediato il ricorso al secondo grado chiesto e ottenuto dalla Procura. Lasciando sul banco d’accusa lo stesso pm frattanto nominato sostituto procuratore generale, Teresi. Un nuovo processo concluso nel 2004 con una condanna a 5 anni e 4 mesi. Cominciò allora il ping pong fra Palermo e Roma. Con la difesa che ricorse in Cassazione dove il procuratore generale chiese l’assoluzione dell’imputato.

La corte preferì ordinare un nuovo processo, ma esprimendo un giudizio severo per il lavoro compiuto in secondo grado. E i nuovi giudici d’appello a Palermo ne tennero conto. A fine 2008 la nuova assoluzione che demolì l’ipotesi di un presunto patto politico-elettorale con la mafia, ritenuto «evanescente, dunque insussistente». Poteva finire lì il «calvario», come lo chiama Mannino pensando alla moglie, Giusi Burgio, al figlio Toto, a tutti i familiari. E invece la procura generale ci provò di nuovo. «Prendendo una sberla dalla Cassazione», commentano euforici gli avvocati Salvo Riela e Grazia Volo. Perché la Suprema Corte ieri ha rigettato il ricorso ritenendolo «inammissibile». Molti sono convinti che quella Dc, anche la Dc di Mannino, deve avere avuto le sue colpe per i compromessi con la mafia. E continueranno le polemiche politiche, mentre esultano Casini, Buttiglione, Cesa, il suo «pupillo» Totò Cuffaro e non solo i leader dell’Udc, partito di cui Mannino è deputato a Montecitorio. Ma l’epilogo giudiziario evidenzia più di un paradosso. Perché Mannino era il nemico di Ciancimino. O meglio Ciancimino non lo tollerava, con lo stesso atteggiamento covato contro i big della sinistra Dc che lo avevano isolato sin dal 1983, al congresso di Agrigento. Ma paradossalmente da qualche tempo i pubblici accusatori di Palermo auspicavano una condanna definitiva di Mannino, mentre corre sulla strada accidentata di una ipotetica e complessa riabilitazione il rampollo di don Vito. È la partita aperta di una Palermo dove Mannino è il primo a non volere fare un uso strumentale del verdetto, pur convinto che «non c’è una giustizia da cambiare», ma «da cambiare sono le regole di funzionamento dell’accusa, questo è il vero problema».

Felice Cavallaro

15 gennaio 2010

viaMannino e l’accusa di mafia Assolto dopo diciassette anni – Corriere della Sera.

Finlandia: treni in ritardo per la neve? Al massimo 5 minuti tre giorni all’anno

Finlandia: treni in ritardo per la neve? Al massimo 5 minuti tre giorni all’anno.

Il titolo del Corriere potrebbe sembrare un atto di accusa per la scarsa manutenzione delle Ferrovie Italiane, che in questi giorni stanno avendo un po’ di problemi.

Mi sembra banale far notare che la Finlandia debba spendere un sacco di soldi per riscaldare gli scambi, ed evitare il blocco dei treni per dalla fine dell’estate all’ininizio dell’estate successiva.

Lo stessa impiego di risorse in Italia, paese del sole, sarebbe ingiustificato, per avere il medesimo risultato, treni con problemi per 3-5 giorni all’anno, cioè questi giorni.

Il vero dramma delle ferrovie italiane sono i treni per i pendolari. Conosco bene la situazione della Agrigento-Palermo e va solo a peggiorare. Più attenzione alla quotidianità e meno al sensazionalismo sarebbe certamente più fruttuoso.

viaFinlandia: treni in ritardo per la neve? Al massimo 5 minuti tre giorni all’anno – Corriere della Sera.

La Costituente è aperta, il cammino prosegue anche senza Tabacci

Savino Pezzotta ha commentato qui la scelta di Bruno Tabacci. Questo il commento che ho lasciato io:

io credo che tale scelta di politico abbia ben poco, perchè, a mio parere, non sussistono le condizioni che avrebbero determinato l’abbandono.

La mia lettura è molto più “opportunistica”: da politico navigato l’on. Tabacci sa che non è lo stesso sedersi al tavolo delle alleanze come “uno tra tanti” o come “porta voce” di Rutelli

via La Costituente è aperta, il cammino prosegue « Il Blog di Savino Pezzotta.

Agrigento: all’Empedocle sì al Crocifisso in aula

di Erica Marturana

La presenza del crocifisso nelle aule scolastiche è ormai un problema che si dibatte da parecchi anni nel nostro Paese ed è tornato a farsi largo nella cronaca degli ultimi giorni a causa del responso della Corte di Strasburgo che afferma “No al crocifisso in classe!”. Il ricorso che ha provocato ciò era stato presentato alcuni anni addietro da Solie Lautsi, una donna finlandese che vedeva nella presenza del crocifisso nelle aule un turbamento o un’influenza negativa sulla scelta religiosa dei propri figli. E la corte di Strasburgo le ha dato ragione affermando che l’esposizione del crocifisso “è contraria al diritto dei genitori di educare i figli in linea con le loro convinzioni e con il diritto dei bambini alla libertà di religione”. Tale sentenza ha provocato molte discussioni tra le autorità religiose e non, tra i cittadini e, anche e soprattutto, tra chi vive ogni giorno nelle aule scolastiche a stretto contatto con il crocifisso: docenti e alunni. Come sempre c’è chi la pensa in modo affine con la Corte di Strasburgo e chi, invece, la pensa in maniera totalmente opposta e cerca di far sentire, in qualche modo, la propria voce. È quello che hanno fatto alcune studentesse del liceo classico “Empedocle” di Agrigento il 7 Novembre andando a comprare un crocifisso da appendere nella loro aula che ne era stata da sempre sprovvista. Le ragazze hanno affermato di voler fare un tale gesto già da parecchio tempo, ma che per dimenticanza avevano rimandato di giorno in giorno finché i mass-media non hanno ricominciato a parlare di questa presenza in classe come di un’intrusione non gradita. Le suddette, tra le quali vi era anche una non praticante, si sono recate, al termine delle lezioni scolastiche, in un negozio per acquistare un crocifisso e, dopo averlo fatto benedire da un sacerdote, sono ritornate in classe ad appenderlo. Tale azione è il simbolo di una protesta, è una voce che cerca di emergere tra la mischia e far sentire la propria opinione contraria non solo alla Corte di Strasburgo, ma anche a tutti coloro che vedono nel crocifisso solo un simbolo religioso e non il simbolo di una cultura ormai radicata in tutti gli Italiani.

viaAgrigento: all’Empedocle sì al Crocifisso in aula | perlacitta.it.

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