Posts tagged: Totò Cuffaro

IL SENATORE CUFFARO IN CARCERE PER UN REATO INESISTENTE

C’è molto materiale per poter fare una discussione seria:

IL SENATORE CUFFARO IN CARCERE PER UN REATO INESISTENTE.

Approfondimenti:

  1. Il concorso esterno nei reati associativi 1
  2. Il concorso esterno nei reati associativi 2
  3. Andrea Dell’Aira, Il concorso esterno in associazione mafiosa, tra percorsi giurisprudenziali, pareri dottrinali ed auspici di codificazione
  4. Lex previa, sempre certa et stricta e il concorso esterno in associazione mafiosa:

Il principio di legalità, nella sua articolazione della c.d. riserva di legge, costituisce una conquista di civiltà giuridica che affonda le proprie radici nell’orientamento politico-ideologico di matrice illuministica. E’ il principio cardine del diritto penale moderno, e in primo luogo comporta che la nozione di reato non è culturale, né scientifica, bensì squisitamente normativa, ovvero legale. Il fatto costituente reato deve essere previamente descritto come tale da una legge penale (“nullum crimen sine lege”).

Fenomenologia di Totò Cuffaro

in occasione della puntata di Samarcanda, in memoria di Libero Grassi, conduttori Maurizio Costanzo e Michele Santoro, aveva difeso a spada tratta Calogero Mannino, il suo padre politico, finito nel mirino dell’antimafia militante. Contrariamente alle leggende metropolitane circolate successivamente, nulla aveva detto su Giovanni Falcone, allora principale bersaglio di Leoluca Orlando e della Rete, perché accusato di avere insabbiato le inchieste sui delitti eccellenti e sui rapporti fra politici e mafia.

viaFenomenologia di Totò Cuffaro « Quotidiano Sicilia | Cronaca Sicilia | Notizie, attualità e politica siciliana – Live Sicilia.

Mannino e l’accusa di mafia Assolto dopo diciassette anni – Corriere della Sera

PALERMO – Per capire il calvario giudiziario di Calogero Mannino, assolto ieri in Cassazione dall’accusa di concorso esterno alla mafia dopo 19 anni di indagini e processi, basta ascoltare il suo primo commento: «Hanno portato via un pezzo della mia vita». Ma forse per mettere a fuoco lo psicodramma politico-giudiziario bisognerebbe ripartire da quei manifesti giganti che, per le elezioni del 1991, tappezzarono tutta la Sicilia con una sorta di sfida lanciata dalla grassa e inquinata Democrazia Cristiana alla mafia dei Corleonesi, di Riina e Provenzano, già latitanti da trent’anni. Perché su quei proclami voluti dall’ex ministro poi finito in cella si leggeva per la prima volta a caratteri cubitali «Contro la mafia, costi quel che costi».

Firmato Mannino, allora segretario regionale del partito, leader della sinistra interna, deciso a isolare «don» Vito Ciancimino, in buoni rapporti con Giovanni Falcone e, allora, appena salvato da Paolo Borsellino che aveva bloccato le insinuazioni di un pentito pilotato. Eppure, morti Falcone e Borsellino, due anni dopo le grandi stragi, nel febbraio ’94, a un anno dalla discussa cattura di Riina, fu notificato l’avviso di garanzia e nel febbraio ’95 maturò l’arresto di Mannino, triturato dal pool della Procura dove era arrivato un nuovo capo, Giancarlo Caselli, indifferente a quei manifesti che debbono essergli sembrati la prova del paradosso siciliano di chi dice una cosa per farne intendere un’altra.

Fatto sta che quel tentativo di sganciare almeno un pezzo della vecchia Dc dalle trame mafiose abortì con la stessa fine del partito e con il terremoto giudiziario di Mannino, additato come l’interlocutore diretto dello Stato con l’antistato. Per dirla con quello che Caselli, i sostituti Vittorio Teresi e Teresa Principato, indicarono come il «Buscetta della politica», tal Gioachino Pennino, un amico di Ciancimino, per dieci anni considerato un pentito attendibile, poi mollato, adesso ritenuto da tanti magistrati un bluff. Smentito via via perfino da altri boss come Leoluca Bagarella che definì Mannino «un carabiniere» e Giovanni Brusca, il pentito che rivelò il progetto di uccidere l’ex ministro «perché aveva avversato pubblicamente Cosa Nostra». Sono cadute una dopo l’altra le accuse, un processo dopo l’altro. I giudici di primo grado si convinsero dell’insussistenza delle prove. Di qui la prima assoluzione, dopo sei anni di dibattimento, nove mesi a Rebibbia, due anni ai domiciliari e un carcinoma. Fu immediato il ricorso al secondo grado chiesto e ottenuto dalla Procura. Lasciando sul banco d’accusa lo stesso pm frattanto nominato sostituto procuratore generale, Teresi. Un nuovo processo concluso nel 2004 con una condanna a 5 anni e 4 mesi. Cominciò allora il ping pong fra Palermo e Roma. Con la difesa che ricorse in Cassazione dove il procuratore generale chiese l’assoluzione dell’imputato.

La corte preferì ordinare un nuovo processo, ma esprimendo un giudizio severo per il lavoro compiuto in secondo grado. E i nuovi giudici d’appello a Palermo ne tennero conto. A fine 2008 la nuova assoluzione che demolì l’ipotesi di un presunto patto politico-elettorale con la mafia, ritenuto «evanescente, dunque insussistente». Poteva finire lì il «calvario», come lo chiama Mannino pensando alla moglie, Giusi Burgio, al figlio Toto, a tutti i familiari. E invece la procura generale ci provò di nuovo. «Prendendo una sberla dalla Cassazione», commentano euforici gli avvocati Salvo Riela e Grazia Volo. Perché la Suprema Corte ieri ha rigettato il ricorso ritenendolo «inammissibile». Molti sono convinti che quella Dc, anche la Dc di Mannino, deve avere avuto le sue colpe per i compromessi con la mafia. E continueranno le polemiche politiche, mentre esultano Casini, Buttiglione, Cesa, il suo «pupillo» Totò Cuffaro e non solo i leader dell’Udc, partito di cui Mannino è deputato a Montecitorio. Ma l’epilogo giudiziario evidenzia più di un paradosso. Perché Mannino era il nemico di Ciancimino. O meglio Ciancimino non lo tollerava, con lo stesso atteggiamento covato contro i big della sinistra Dc che lo avevano isolato sin dal 1983, al congresso di Agrigento. Ma paradossalmente da qualche tempo i pubblici accusatori di Palermo auspicavano una condanna definitiva di Mannino, mentre corre sulla strada accidentata di una ipotetica e complessa riabilitazione il rampollo di don Vito. È la partita aperta di una Palermo dove Mannino è il primo a non volere fare un uso strumentale del verdetto, pur convinto che «non c’è una giustizia da cambiare», ma «da cambiare sono le regole di funzionamento dell’accusa, questo è il vero problema».

Felice Cavallaro

15 gennaio 2010

viaMannino e l’accusa di mafia Assolto dopo diciassette anni – Corriere della Sera.

Ricostruzione Chiesa Madre, il sindaco Piro: “Impegno mantenuto grazie a Totò Cuffaro”

Lettera del sindaco di Cattolica Eraclea, Cosimo Piro, sulla ricostruzione della Chiesa Madre.

“Con grande soddisfazione di tutti ieri sono iniziati i lavori per la ricostruzione della cupola e del transetto della chiesa Madre  crollati nella mattinata dell’11 dicembre 2003, fortunatamente senza fare vittime ma lasciando l’amaro in bocca ai cattolicesi che con grande  dolore hanno assistito inerti allo scenario drammatico ed indimenticabile del luogo sacro ridotto in un cumolo di macerie. Una tragedia doppia sia dal punto di vista religioso che dal punto  di vista culturale. Read more »

Cuffaro sulla politica attuale

Varato il Lombardo-bis

Vigilia delle elezioni al cardiopalma in Sicilia. Il Presidente Lombardo ha azzerato la Giunta regionale e, defenestrando l’UDC, ha varato la nuova Giunta con l’apporto di una parte del PDL, quella di Miccichè, scissionista rispetto alla linea nazionale. I Coordinatori del PDL hanno sospeso dal partito, in via cautelativa, i tre assessori che hanno accettato la delega.

Questa la cronaca in poche righe. Passiamo alle considerazioni politiche.

Credo che, in vista delle prossime elezioni, ma soprattutto avendo imparato dalle ultime vicende, gli elettori dovrebbero diffidare dal MPA e dal PDL.

Il Movimento di Lombardo ha infatti tradito le indicazioni degli elettori che lo hanno eletto Presidente della Regione Siciliana, forte di un’alleanza chiara e con obiettivi precisi stabiliti in un programma. Lombardo non ha esitato a disattendere le indicazioni degli elettori per ragionamenti, che potrebbero essere validi, ma per i quali vale il principio “il fine non giustifica i mezzi”. Lombardo ha dimostrato di essere capace di tutelare i suoi interessi e di riuscire a far crescere il suo partito. Ancora non ha dismostrato di saper fare gli interessi dei siciliani. Ma soprattutto di saperlo fare per come vogliono i siciliani. In linea teorica potrebbe affermare, coerentemente con le sue ultime scelte, che il bene dei siciliani sia diverso dal programma che è stato presentato e per cui è stato votato. Sarebbe quindi lecito proseguire o bisognerebbe chiedere ai siciliani?

Il PDL di Berlusconi non è un monolite. Le considerazioni degli esponenti siciliani, la probabile fame di potere, sono state più forti, per ora, dell’influenza di Berlusconi. Votare PDL in Sicilia, nonostante si possa indicare la preferenza per Berlusconi, significa decidere le sorti delle diverse anime del partito che si stanno confrontando in questi giorni. Tra queste anime ce ne è una che, disponibile a governare con Lombardo, non si cura di rispettare le indicazioni dell’elettorato, tradendo il mandato dello scorso aprile.

La mossa di Lombardo certamente gli ha fruttato molta visibilità sui media. In pochi giorni è stato presente ad Omnibus, Ballarò, Porta a Porta, quotidiani locali e nazionali gli hanno dedicato ampio spazio. Con questa mossa, però, Lombardo ha dimostrato di che pasta è fatto. Sta utilizzando il governo della Regione Siciliana come uno strumento di propaganda elettorale. Questa evidenza si può celare con la difesa dell’autonomismo (ma non riesce ad ottenere i fondi FAS dal governo centrale), con la lotta contro le clientele (ed ha mominato i dirigenti del MPA nei vari enti regionali). I cittadini però sono più svegli.

Chi ha la Sicilia nel cuore è un altro!!! I cittadini lo sanno bene.

Presentazione liberal Sicilia [foto]

Mercoledì 23 marzo – Casa del Sorriso, Monreale

Per la presentazione della fondazione liberal in Sicilia abbiamo pensato di evitare le cerimonie retoriche per cominciare subito un percorso formativo.

Per questo i lavori si sono articolati come un seminario di formazione, alternando interventi culturali e politici, ad interventi dei giovani convenuti.

Tra i relatori principali l’on. Ferdinando Adornato, Presidente della fondazione liberal, il sen. Totò Cuffaro Vice Segretario nazionale UDC, l’on. Saverio Romano Segretario regionale UDC, il prof. Enzo Di Natali Presidente dell’Istituto Mediterraneo di Bioetica Giovanni Paolo II. Io, coordinatore regionale, e Vincenzo Inverso, segretazio organizzativo regionale, abbiamo fatto gli onori di casa.

L’incontro è stato molto costruttivo, spero di poter mettere presto i video integrali, intanto le foto.

Assemblea Provinciale Eletti e Quadri UDC

Sabato 28 marzo, ore 10:00 Hotel Dioscuri Bay Palace (S. Leone), Assemblea Provinciale Eletti e Quadri UDC. Interverranno gli Onorevoli: Totò Cascio, Lillo Mannino, Peppe Ruvolo, Saverio Romano e Totò Cuffaro.

Convegno Udc sul settore minerario

L’Udc ha organizzato un convegno dal titolo “Crisi o rilancio del settore minerario e dell’indotto?”, che si svolgerà venerdì 6 marzo, alle 17, presso la fondazione Leonardo Sciascia di Racalmuto. Saranno presenti Lillo Bongiorno, componente del comitato regionale dell’Udc, Salvatore Petrotto, sindaco di Racalmuto, Mimmo Russello, sindaco di Favara, Nuccio Sapia, sindaco di Casteltermini, Paolo Pilato, sindaco di Grotte, Silvio Cuffaro, sindaco di Raffadali, Calogero Mazzara, sindaco di Campofranco, Giuseppe Manno, presidente della cooperativa lavoratori Cds Au, e Giovanni Manganella, responsabile sindacale.

Altre presenze saranno quelle del presidente del gruppo Udc all’Ars, Rudy Maira, dei deputati regionali Salvatore Cascio, Giacomo Di Benedetto, Giovanni Panepinto, Nino Bosco, del direttore regionale dell’Udc Decio Terrana, del presidente della Provincia Eugenio D’Orsi, dell’assessore regionale al Bilancio Michele Cimino, di quello alla Cooperazione Roberto Di Mauro, di quello all’Industria Pippo Gianni e del senatore Totò Cuffaro. Ci saranno anche i rappresentanti della società Italkali.

Fonte: AgrigentoNotizie.it

L’opposizione è in coma irreversibile

Dario Fo: «L’opposizione è in coma irreversibile. Dovrebbe annetterci Obama, ma lo rovineremmo»

Battuta copiata… ci aveva pensato prima qualcun altro:

Get Adobe Flash playerPlugin by wpburn.com wordpress themes

WordPress Themes