Posts tagged: UDC

Lombardo: Sanità, dal Pdl solo bugie e congiure

Chi ha ostacolato il processo di riforma e di risanamento? Volete i nomi e i cognomi? Il Presidente del gruppo Pdl all’Ars Innocenzo Leontini, i deputati Fabio Mancuso e Giuseppe Limoli e il loro ispiratore, senatore Firrarello. Tutti fanno capo all’area di Schifani e Alfano. Ecco la verità.” Questo è quanto ha dichiarato Raffaele Lombardo a proposito dei rapporti tra il governo regionale siciliano e l’area cosiddetta lealista del Pdl.

Non ha inserito l’UDC, cacciato per primo dal Governo regionale, con l’accusa di impedire le riforme. Che si prepari l’ingresso in giunta?

Sulla riforme e sulla sanità noi esempio di efficienza e legalità. Dal Pdl solo bugie e congiure « Raffaele Lombardo – Il blog del Governatore della Regione Siciliana.

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Regione: Ruvolo a Lombardo, dove sono finiti i 100 MLN per investimenti sui fiumi?

Il Vicesegretario Regionale dell’UDC Sicilia, onorevole Giuseppe Ruvolo, chiede in una lettera aperta al Presidente della Regione, Raffaele Lombardo, dove sono andati a finire i 100 milioni di euro per gli interventi strutturali sui fiumi siciliani.

“Occorre definire un piano di interventi urgenti e inderogabili necessari a prevenire le esondazioni che negli ultimi tempi hanno cagionato gravi danni – scrive Ruvolo. Le recenti calamità siciliane, in particolare dopo l’esondazione del fiume Verdura in agro di Ribera, hanno causato danni ingenti alle pregiate colture agrumicole, con danni stimabili oltre 500 mln di euro. Il problema è grave e non è più rinviabile. Quindi, si rende necessario avviare interventi strutturali sugli alvei dei fiumi siciliani. Inoltre – sottolinea l’esponente centrista – occorre definire con chiarezza le competenze sia per la progettazione che per la realizzazione delle opere, oggi materia molto controversa, articolata e complessa”.

via Regione: Ruvolo a Lombardo, dove sono finiti i 100 MLN per investimenti sui fiumi? | Sicilia24ORE – Sicilia24h.it.

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UDC, Lega Nord e federalismo

Quando il nemico è più forte fattelo amico…
Dopo le batoste dovute all’atteggiamento ostile alla Lega Nord la dirigenza UDC cambia rotta…

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Partito del Sud

Nel dicembre 2008, vedendo l’andazzo del governo Lombardo, e la poca capacità di difendere l’Autonomia siciliana dagli assalti di Tremonti e dei leghisti in finanziaria, lanciai, nel corso di un incontro UDC ad Agrigento, una provocazione: “se il governo non comincia a guardare al Sud come risorsa, sono deciso a fondare il partito del sud”. Ci fu in sala qualche sorrisino, del tipo: “ma questo che cavolo dice?” e continuò il dibattito.

Dopo qualche mese, prima Lombardo, poi Miccichè hanno cominciato a parlare di Partito del Sud, fino alle dichiarazioni di oggi, con Miccichè disposto a lasciare il Pdl per fondare con Lombardo un movimento radicato nel Mezzogiorno.

A distanza di tempo, ancora rifletto su quella mia proposta, e mi spiace che nessun cronista l’abbia fissata sulla carta. Ho capito anche la causa di qualche sorriso sarcastico, ma sono anche convinto che l’intuizione fosse giusta, con un limite: per difendere il Mezzogiorno, e la Sicilia, serve un partito a respiro nazionale che conosca le ragioni del Mezzogiorno e sappia mediare con le ragioni del Nord, e per difendere in particolare le ragioni della Sicilia è necesario un Presidente della Regione forte, che possa avere influenza anche sulle scelte del governo, con un alto valore politico che possa influenzare il Parlamento, non solo per sedere in Consiglio dei Ministri quando si trattano questioni che riguardano la Regione Siciliana.

Al Partito del Sud di Lombardo e Miccichè credo che mancheranno questi due fattori, che sono i medesimi fattori che rendono la Lega Nord influente sulle politiche del governo (tre ministri e svariati sottosegretari con un peso notevole in parlamento). E, immagino, non saranno certamente i buoni propositi di Lumia “a spezzare i vecchi schemi della politica nel suo ruolo di intermediatore burocratico clientelare e a dare vita a una nuova classe dirigente che sappia costruire legalità e sviluppo”.

Mentre si fa tanto rumore nelle stanze della politica, la Sicilia arranca e le persone non vedono sviluppo. Se pensano di fare bene, spero almeno che faccian presto, perchè Tremonti, a parole, si scopre meridionalista per un giorno, salvo poi essere sempre difeso dalla Lega in ogni circostanza.

[commenti, riflessioni e critiche sono ben accetti]

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Mannino e l’accusa di mafia Assolto dopo diciassette anni – Corriere della Sera

PALERMO – Per capire il calvario giudiziario di Calogero Mannino, assolto ieri in Cassazione dall’accusa di concorso esterno alla mafia dopo 19 anni di indagini e processi, basta ascoltare il suo primo commento: «Hanno portato via un pezzo della mia vita». Ma forse per mettere a fuoco lo psicodramma politico-giudiziario bisognerebbe ripartire da quei manifesti giganti che, per le elezioni del 1991, tappezzarono tutta la Sicilia con una sorta di sfida lanciata dalla grassa e inquinata Democrazia Cristiana alla mafia dei Corleonesi, di Riina e Provenzano, già latitanti da trent’anni. Perché su quei proclami voluti dall’ex ministro poi finito in cella si leggeva per la prima volta a caratteri cubitali «Contro la mafia, costi quel che costi».

Firmato Mannino, allora segretario regionale del partito, leader della sinistra interna, deciso a isolare «don» Vito Ciancimino, in buoni rapporti con Giovanni Falcone e, allora, appena salvato da Paolo Borsellino che aveva bloccato le insinuazioni di un pentito pilotato. Eppure, morti Falcone e Borsellino, due anni dopo le grandi stragi, nel febbraio ’94, a un anno dalla discussa cattura di Riina, fu notificato l’avviso di garanzia e nel febbraio ’95 maturò l’arresto di Mannino, triturato dal pool della Procura dove era arrivato un nuovo capo, Giancarlo Caselli, indifferente a quei manifesti che debbono essergli sembrati la prova del paradosso siciliano di chi dice una cosa per farne intendere un’altra.

Fatto sta che quel tentativo di sganciare almeno un pezzo della vecchia Dc dalle trame mafiose abortì con la stessa fine del partito e con il terremoto giudiziario di Mannino, additato come l’interlocutore diretto dello Stato con l’antistato. Per dirla con quello che Caselli, i sostituti Vittorio Teresi e Teresa Principato, indicarono come il «Buscetta della politica», tal Gioachino Pennino, un amico di Ciancimino, per dieci anni considerato un pentito attendibile, poi mollato, adesso ritenuto da tanti magistrati un bluff. Smentito via via perfino da altri boss come Leoluca Bagarella che definì Mannino «un carabiniere» e Giovanni Brusca, il pentito che rivelò il progetto di uccidere l’ex ministro «perché aveva avversato pubblicamente Cosa Nostra». Sono cadute una dopo l’altra le accuse, un processo dopo l’altro. I giudici di primo grado si convinsero dell’insussistenza delle prove. Di qui la prima assoluzione, dopo sei anni di dibattimento, nove mesi a Rebibbia, due anni ai domiciliari e un carcinoma. Fu immediato il ricorso al secondo grado chiesto e ottenuto dalla Procura. Lasciando sul banco d’accusa lo stesso pm frattanto nominato sostituto procuratore generale, Teresi. Un nuovo processo concluso nel 2004 con una condanna a 5 anni e 4 mesi. Cominciò allora il ping pong fra Palermo e Roma. Con la difesa che ricorse in Cassazione dove il procuratore generale chiese l’assoluzione dell’imputato.

La corte preferì ordinare un nuovo processo, ma esprimendo un giudizio severo per il lavoro compiuto in secondo grado. E i nuovi giudici d’appello a Palermo ne tennero conto. A fine 2008 la nuova assoluzione che demolì l’ipotesi di un presunto patto politico-elettorale con la mafia, ritenuto «evanescente, dunque insussistente». Poteva finire lì il «calvario», come lo chiama Mannino pensando alla moglie, Giusi Burgio, al figlio Toto, a tutti i familiari. E invece la procura generale ci provò di nuovo. «Prendendo una sberla dalla Cassazione», commentano euforici gli avvocati Salvo Riela e Grazia Volo. Perché la Suprema Corte ieri ha rigettato il ricorso ritenendolo «inammissibile». Molti sono convinti che quella Dc, anche la Dc di Mannino, deve avere avuto le sue colpe per i compromessi con la mafia. E continueranno le polemiche politiche, mentre esultano Casini, Buttiglione, Cesa, il suo «pupillo» Totò Cuffaro e non solo i leader dell’Udc, partito di cui Mannino è deputato a Montecitorio. Ma l’epilogo giudiziario evidenzia più di un paradosso. Perché Mannino era il nemico di Ciancimino. O meglio Ciancimino non lo tollerava, con lo stesso atteggiamento covato contro i big della sinistra Dc che lo avevano isolato sin dal 1983, al congresso di Agrigento. Ma paradossalmente da qualche tempo i pubblici accusatori di Palermo auspicavano una condanna definitiva di Mannino, mentre corre sulla strada accidentata di una ipotetica e complessa riabilitazione il rampollo di don Vito. È la partita aperta di una Palermo dove Mannino è il primo a non volere fare un uso strumentale del verdetto, pur convinto che «non c’è una giustizia da cambiare», ma «da cambiare sono le regole di funzionamento dell’accusa, questo è il vero problema».

Felice Cavallaro

15 gennaio 2010

viaMannino e l’accusa di mafia Assolto dopo diciassette anni – Corriere della Sera.

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I cattolici? Astenuti o pro UDC

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“Ritiriamo gli assessori” Via Beninati e Milone?

“Ritiriamo gli assessori” Via Beninati e Milone? « Il nuovo quotidiano online sulla Sicilia – Live Sicilia.

Quando si fa un inchiappo i nodi vengono al pettine prestissimo. Ed il Lombardo bis continua a far sentire forti scricchiolii, segnali non proprio tranquillizzanti, sopratutto nella situazione attuale, nella quale serve un governo con le idee chiare e la forza di portarle avanti.

Lombardo dimostra di non avere le idee chiare e di non avere la forza per realizzarle.

Discorso simile per il PDL siciliano. Quella parte che ha mostrato fedeltà a Lombardo dopo l’azzeramento della giunta e la consegna “della testa dell’UDC”, si è trovato escluso da quelle alleanze dove il peso dell’UDC è forte.

La faida interna al PDL sfiora il ridicolo quando, come successo a Porto Empedocle, vengono annunciate dimissioni dai vertici provinciali di partito, gli interessati in giunta smentiscono categoricamente, per poi dimettersi a macchia di leopardo.

A Palermo, in Consiglio Comunale si contano innumerevoli gruppi che fanno capo al PDL… Lo stesso PDL che richiedeva la semplificazione del quadro partitico fino a pretendere l’abbandono di simboli e valori che hanno fatto la storia della Repubblica Italiana.

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Casini: “Udc decisiva. Bossi? Non spaventa nessuno”

YouTube – Casini: “Udc decisiva. Bossi? Non spaventa nessuno”.

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I precari della scuola chiedono solo di lavorare

In seguito ad una segnalazione giuntami tramite Facebook ieri ho cominciato ad interessarmi al tema della riduzione delle cattedre e di conseguenza alla situazione di docenti precari, personale ATA e naturalmente degli alunni.

Stamattina mi sono recato, insieme al segretario cittadino dell’UDC Pietro Vitellaro [nota 1 e 2], al Provveditorato di Agrigento per incontrare gli insegnanti precari che non conoscono il proprio destino lavorativo in seguito ai tagli imposti dal Ministro Tremonti al Ministro Gelmini.

Ho appreso che la situazione di questi lavoratori è tragica. Dopo anni, se non decenni, di precariato invece di cominicare a pensare al pensionamento i docenti precari devono lottare per l’assegnazione di una cattedra.

Oggi dunque mi sono recato in Provveditorato per incontrali e, non essendo nelle condizioni di risolvere il problema, ho offerto la massima disponibilità per la sensibilizzazione dell’opinione pubblica. Questo posso fare e questo farò raccontando le difficoltà del lavoro precario -in generale ed in seguito ai tagli alla scuola-, ma anche le difficoltà degli alunni costretti ad essere in classi di 38 elementi, con evidenti difficoltà nell’apprendimento e problemi di sicurezza nei luoghi di lavoro.

Di seguito il comitato diramato oggi dal Movimento Precari:

Dopo l’incontro tenutosi nella mattinata di ieri tra il Provveditore della Provincia di Agrigento, le Rappresentanze Sindacali, il movimento Rete Precari Docenti e il personale ATA della Provincia di Agrigento, sembrava raggiunto l’accordo sullo slittamento della data di convocazione per l’assegnazione delle cattedre.

Il provveditore si era mostrato disponibile ad accogliere le istanze dei precari e dei sindacati, prevedendo il rinvio della data di inizio delle convocazioni a giorno undici, in attesa dell’esito degli accordi tra Stato e Regioni che si terranno nei prossimi giorni. Purtroppo, nella mattinata odierna, un gruppo di docenti agrigentini, dopo  non poche difficoltà e sostenuto dall’Avv. Barbara Garascia, da una  rappresentanza sindacale, nonché dal Segretario Cittadino della Città di Agrigento dell’UDC, Pietro Vitellaro, e dall’esponente del Direttivo dell’UDC,  Giovanni Nocera, hanno appreso le motivazioni sull’inammissibilità della  richiesta, alla luce della nota della Direzione Generale della Sicilia,  pervenuta il giorno precedente.

I rappresentanti della Rete Precari Docenti dichiarano di voler proseguire la
protesta intrapresa, indicendo una conferenza stampa nei prossimi giorni per la  tutela dei propri diritti ed anche per sensibilizzare l’opinione pubblica.

Oggi stesso ho provveduto a riportare la situazione alla Deputazione Nazionale e Regionale che agirà per quanto possibile. Continuerò a seguire il caso da vicino. Ai miei lettori chiedo di segnalare altre situazioni di difficoltà sulle quali focalizzare l’attenzione.

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Sanita’: Cuffaro, Lombardo lottizza manager e rischia ricorsi

“A volte ritornano, altro che rinnovamento”. Il senatore dell’Udc Salvatore Cuffaro cita il titolo di un film dell’ orrore per commentare, la nomina dei manager della sanita’ siciliana. Cuffaro sottolinea che “l’Udc e’ assolutamente estraneo alla pesante spartizione partitica che si e’ consumata stanotte” e rileva che “oltre la meta’ dei manager nominati dalla giunta Lombardo sono uomini che erano stati indicati appena qualche settimana fa come i protagonisti della cuffarizzazione della Sicilia” perche’ tra loro vi sono “persone che erano state nominate da me direttori generali o sanitari o commissari in aziende sanitarie siciliane”. Ma, secondio Cuffaro, le nomine sono state ispirate alla “lottizzazione piu’ becera. Passiamo dalla cuffarizzazione alla lombardizzazione, miccicheizzazione ed alla comunistizzazione-russiana, perche’ a fianco dei nominati per meriti partitici e per legami personali col presidente Lombardo o con Gianfranco Micciche’, ci sono le nomine di manager ‘rossi’ sponsorizzate dall’assessore Russo”. Infine, Cuffaro nota che “il rinnovamento passa attraverso l’ innalzamento dell’eta’ media dei manager. Si perde il conto dei settantenni”. E il senatore ricorda a Lombardo: “Nel 2005 la giunta da me presieduta delibero’ di mettere un limite di eta’ ai manager, stabilendolo in 65 anni. Quella delibera e’ ancora in vigore. Consiglio al Presidente di revocarla se vuole realmente porre questi settantenni alla guida delle aziende sanitarie siciliane o rischia una valanga di ricorsi”. Infine, secondo Cuffaro, “tutti gli scontenti, per raggiungere la quadratura del cerchio ieri in sede di pre giunta, hanno ricevuto ampie rassicurazioni che saranno ripescati come seconde scelte per andare a coprire la pletora dei direttori sanitari ed amministrativi che la riforma Russo – Lombardo ha fatto crescere a dismisura”.

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